Strauss-Kahn vuole la redenzione, voi gliela dareste?

L’ex direttore del Fmi ritorna a parlare dello scandalo Sofitel accusando Sarkozy di avere  orchestrato un complotto per stroncare la sua candidatura all’Eliseo. Tuttavia, tra gli elementi resi noti finora manca una vera e propria pistola fumante anche se alcuni particolari di quella sera ancora ...

Dsk
28 Aprile Apr 2012 1045 28 aprile 2012 28 Aprile 2012 - 10:45
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PARIGI - In un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano inglese The Guardian, Dominique Strauss-Kahn accusa Nicolas Sarkozy e l’Ump, il partito del presidente francese, d’aver orchestrato lo scandalo del Sofitel di New York nel maggio 2011, con l’intenzione di mettere fuori gioco la sua candidatura all’Eliseo. «Forse sono stato politicamente ingenuo, ma semplicemente non credevo potessero arrivare a tanto… Non pensavo che avrebbero trovato qualcosa in grado di fermarmi » ha rivelato l’ex direttore del Fmi al giornalista investigativo Edward Jay Episten.

Non è la prima volta che il reporter americano avanza la tesi del complotto ai danni di Strauss-Kahn. Nel gennaio scorso firmò un articolo per la rivista New York Review of Books intitolato «Cosa è davvero accaduto a Strauss-Kahn?» in cui portava all’attenzione dell’opinione pubblica alcuni particolari e retroscena fino a quel momento tralasciati dalle cronache. In quelle righe si sosteneva che i cellulari di DSK – come è chiamato in Francia – fossero intercettati e che gli accessi alla celebre suite 2806 registrati nella chiave magnetica non fossero del tutto compatibili con la ricostruzione ufficiale degli eventi. Infine si rivelava l’esistenza di alcune immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso del Sofitel in cui due dipendenti, in una sala appartata, sembrano festeggiare per qualcosa, proprio nei minuti successivi la chiamata alla polizia effettuata dalla reception dell’albergo.

Nell’intervista rilasciata il 14 aprile, ma pubblicata solo ieri dal Guardian, vengono forniti ulteriori dettagli controversi. Un video della telecamera di sorveglianza posta all’ingresso del Sofitel di New York sembra mostrare che i dipendenti dell’hotel stiano attendendo l’arrivo di Strauss-Kahn. Particolare che, se confermato, sarebbe in contraddizione con le affermazioni dell’ex direttore del Fmi, che ha sempre sostenuto di non aver avvertito nessuno del suo arrivo.

 

 

Nel lungo colloquio con Episten (più di due ore), DSK non si è invece spinto oltre la versione già fornita agli inquirenti riguardo il rapporto sessuale avuto la mattina del 14 maggio 2011 con l’addetta alle pulizie Nafissatou Diallo. L’ex ministro socialista ha ribadito che si è trattato di un rapporto consenziente (la donna sostiene il contrario e una causa civile è ancora in corso), e si dice convinto che lo scandalo sia stato orchestrato dai suoi nemici politici. DSK non pensa che i suoi detrattori si siano spinti fino a organizzare l’incontro con Diallo, ma lascia intendere che uomini vicino al presidente Sarkozy abbiano operato affinché la dipendente del Sofitel optasse per una denuncia alla autorità, in modo da trasformare il caso da privato a pubblico.

Le parole di DSK arrivano a meno di due settimane dal secondo turno delle presidenziali, previsto per il 6 maggio. All’epoca dell’arresto, Strauss-Kahn era dato come largamente favorito per l’Eliseo. Il suo profilo economico-finanziario e l’autorevolezza conferitagli dal ruolo di direttore del Fmi erano percepiti dai francesi come le due qualità che in caso d’elezione gli avrebbero permesso di traghettare la Francia oltre la crisi. Nonostante il suo stile di vita lussuoso, egli raccoglieva l’ammirazione di buona parte della sinistra per molte ragioni, incluso l'aver contribuito in modo decisivo all’introduzione delle 35 ore lavorative in qualità di ministro dell’economia nel governo Jospin. DSK si guadagnava inoltre la fiducia di buona parte della destra moderata grazie alla sua esperienza internazionale e alle sue visioni liberali in ambito economico.

I fatti di New York hanno invece stravolto le presidenziali. Da una parte costringendo Martine Aubry (segretaria del Ps) ad una candidatura improvvisata alle primarie contro un François Hollande che fino a quel momento era dato per sconfitto, e dall’altra rinvigorendo le speranze di Sarkozy di ottenere un secondo mandato. Il rammarico per l’estromissione di DSK ha alimentato fin da subito la tesi del complotto nell’opinione pubblica francese – soprattutto tra i simpatizzanti del Ps – ma tale teoria non era mai stata avvalorata dal diretto interessato. L’intervista al Guardian è destinata quindi a rilanciare il dibattito, non solo perché evoca esplicitamente la congiura, ma perché contiene accuse piuttosto dirette (anche se non compaiono nomi) nei confronti di Sarkozy e il suo entourage. Viene spontaneo chiedersi se le dichiarazioni di DSK non siano un primo tentativo di rimettere in questione la posizione dell’ex direttore del Fmi, magari in vista di un nuovo futuro politico. Di sicuro le sue parole aprono un punto di vista inedito sullo scandalo del Sofitel, tirando in causa l’operato dei servizi segreti francesi, già accusati in passato di essersi piegati alle volontà dell’Eliseo ben oltre la ragion di stato.

L’impressione è che il “caso DSK” sia più complesso di come sia stato sempre presentato. Numerosi dettagli raccontati dal giornalista Edward Jay Episten e raccolti dallo stesso DSK con l’aiuto di un’agenzia d’investigazione privata (Solution Guidepost) aprono interrogativi interessanti, sia dal punto di vista politico che giudiziario. Uno su tutti: il presunto controllo dei cellulari del direttore di una delle istituzioni internazionali più importanti. Tuttavia, tra gli elementi resi noti finora manca una vera e propria pistola fumante in grado di provare un legame diretto tra la mancata candidatura di Strauss-Kahn e la presunta volontà di Sarkozy e dell’Ump di estrometterlo con ogni mezzo.

L’intervista, pubblicata in un momento decisivo per la Francia, potrebbe anche essere interpretata come una replica al presidente uscente, che durante gli ultimi comizi elettorali ha usato toni molto duri nei confronti dell’economista del Ps, come quando ha dichiarato di non voler « accettare lezioni di moralità da una sinistra pronta a candidare all’Eliseo DSK». Per il momento però la notizia non sembra stupire più di tanto i francesi, che in questa lunga campagna si sono dimostrati poco influenzabili dagli avvenimenti, siano essi di cronaca nera come i fatti di Tolosa o politica come questa intervista. Secondo gli ultimi sondaggi Ifop il 55% di loro sarebbe intenzionato a votare per Hollande, contro il 45% per Sarkozy, e solo il 19% si dichiara ancora indeciso. Per il momento lo scenario più probabile resta quello di vedere Hollande all’Eliseo e Strauss-Kahn fuori dalla scena politica francese almeno per molto tempo ancora.

 

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