Ligresti, l’Antitrust costringe le banche a trattare anche con Arpe

L’Antitrust potrebbe ammorbidire lo stop alla sospensione della fusione a condizione che il salvataggio dei Ligresti resti aperto al mercato. In sostanza, si potrà procedere con l’aumento di capitale della holding Premafin, ma l’accordo di ristrutturazione con le banche andrà aperto anche a inves...

Arpe
2 Maggio Mag 2012 1612 02 maggio 2012 2 Maggio 2012 - 16:12
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Messe Frankfurt

AGGIORNAMENTO - Nella riunione del 3 maggio il collegio dell’Antitrust ha autorizzato Premafin a procedere con l’aumento di capitale e a stipulare gli accordi di ristrutturazione con le banche creditrici, mentre sono sospese le fasi di sottoscrizione degli aumenti di capitale UGF e Premafin. Contrariamente a quanto anticipato dalle agenzie di stampa, sarà possibile procedere alla definizione dei concambi, mentre resta sospesa «l’approvazione del progetto di fusione e ogni attività che riguardi la condivisione del piano industriale congiunto della fusione». Su tutta l’operazione resta «impregiudicata la valutazione dell’Antitrust», che arriverà entro i termini previsti dall’istruttoria (45 giorni più eventuali 30 dalla notifica). 

La marcia di Unipol verso Fondiaria Sai si fa più impervia. Le trattative fra le società interessate e l’Autorità Antitrust – che giovedì 26 aprile ha vietato «ogni attività e/o delibera prodromiche e funzionali» alla fusione – non hanno prodotto gli esiti sperati da Carlo Cimbri, amministratore delegato della compagnia bolognese. Il succo è che, nell’attesa della decisione finale dell’Antitrust, si potranno fare solo le attività per così dire “ad esito aperto” sul mercato, che non rafforzino cioè i legami esistenti fra i due gruppi e la galassia Unicredit-Mediobanca-Generali. L’effetto concreto è che si apre un varco inaspettato per la cordata concorrente formata dalla Sator di Matteo Arpe e dalla Palladio di Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago. Oltre che per qualunque altro investitore istituzionale interessato a intervenire ma fin qui tagliato fuori dall’atteggiamento di Mediobanca, ideatrice e perno di tutta l’operazione di salvataggio via Unipol. 

Le indiscrezioni filtrate dopo gli incontri di questo pomeriggio fra il presidente dell’Antitrust Giuseppe Pitruzzella, e Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, suggeriscono infatti che le richieste di quest’ultimo sono state accolte solo a metà. Ma né l’atteggiamento di riverenza istituzionale di Cimbri né le aperture  dell’a.d. di Mediobanca Alberto Nagel «a vendere nei tempi convenuti con l’Autorità ogni partecipazione in Fonsai e Unipol che derivasse dalla fusione», hanno smosso più di tanto Pitruzzella.

Via libera all’aumento Premafin. Nessun problema per l’assemblea di Premafin, la holding che controlla il 35,7% di Fondiaria Sai, convocata il 17 maggio per deliberare un aumento di capitale da 400 milioni di euro. Aumento che è riservato in prima battuta, ma non esclusivamente, al gruppo Unipol. La proposta di delibera prevede, infatti, che possano essere presi in considerazione «altri operatori del settore assicurativo e/o investitori istituzionali», solo nel caso in cui vengano meno le condizioni previste dall’accordo Unipol-Premafin (fra cui, appunto, una bocciatura dell’Antitrust). 

Stop sui concambi. Non così, invece, per la determinazione dei concambi della fusione Unipol-FonSai-Premafin-Milano Assicurazioni. Qui, secondo quanto riferisce l’agenzia AdnKronos, Pitruzzella sarebbe stato piuttosto fermo, tanto con Cimbri quanto nel precedente incontro del 30 aprile fra l’Antitrust e i vertici della Premafin. Prima di procedere nel negoziato, dunque, bisognerà attendere l’esito dell’istruttoria avviata lo scorso 26 aprile, che ha una durata di 45 giorni, prorogabile di altri 30. Cimbri, al contrario, contava di poter continuare le trattative. 

L’accordo con le banche va “aperto”. Il punto più delicato da sciogliere – sempre se domani il collegio dell’Antitrust confermerà l’orientamento –  è l’accordo di ristrutturazione del debito di Premafin (368 milioni) concordato con le banche creditrici (Unicredit, Mediobanca, Banco Popolare, Bpm, Cariparma, Interbanca/Ge Capital). Sebbene non vi siano ancora impegni vincolanti, le banche si sono dichiarate favorevoli al piano di risanamento «sul presupposto della sottoscrizione da parte di Unipol Gruppo Finanziario dell’aumento di capitale Premafin». Ciò, secondo l’Antitrust, può produrre effetti irreversibili: su tali basi, perciò, ogni prosecuzione nella fase di realizzazione del salvataggio resta vietata. La via d’uscita è “liberare” l’accordo di ristrutturazione di Premafin dal vincolo della fusione Unipol, allentandone l’esclusiva. In concreto, le banche dovranno essere disponibili ad accettare una libera competizione di mercato sul salvataggio di FonSai. 

Un varco per Sator e Palladio? L’eventuale caduta del vincolo alla fusione Unipol-FonSai, nell’ambito della ristrutturazione del debito Premafin, avrebbe un effetto molto concreto: rimetterebbe in pista la cordata formata da Sator e Palladio, la cui offerta non è mai stata presa in considerazione, a causa del veto di Mediobanca e di Unicredit. Domani, peraltro, l’Antitrust sentirà anche Arpe, che un mese fa aveva presentato un esposto contro l’abnorme concentrazione che si potrebbe determinare con l’operazione Unipol e gli intrecci con la galassia Unicredit-Mediobanca-Generali.

Lettera di Premafin alle banche creditrici. I vertici della Premafin si sono già mossi nella direzione indicata dall’Antitrust. Secondo quanto Linkiesta ha appreso da fonti vicine alla holding, Premafin ha già inviato alle sei banche una lettera in cui chiede di svincolare la loro disponibilità alla ristrutturazione dal progetto di aggregazione Unipol-FonSai.  

Twitter: @lorenzodilena

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