Venti righe a testa, come scrivere un e-book e fare impresa

20lin.es è una start up creata da quattro giovani italiani tra i 24 e i 26 anni. Si tratta di un esperimento di scrittura collettiva: gli utenti scrivono 20 righe a testa per creare contenuti letterari che verranno raccolti in e-book venduti su Amazon e iTunes. E saranno gli stessi autori a scegl...

Venti Righe20
3 Maggio Mag 2012 1507 03 maggio 2012 3 Maggio 2012 - 15:07

In principio erano gli stornelli. Il cantore, chitarra sotto il braccio, partiva con la prima strofa. E poi ognuno, in cerchio, aggiungeva la sua. Fino a comporre un’intera canzone. Con Internet il cerchio diventa virtuale e si trasforma in una piattaforma web. Come quella di 20lin.es, giovane start up italiana che, in occasione del Salone internazionale del libro di Torino (10-14 maggio), lancerà il suo esperimento di scrittura collettiva online. Un utente scrive le prime venti righe, che costituiranno l’input della storia. E poi largo alla fantasia: ciascuno potrà andare avanti nell’intreccio con le proprie venti righe. Fino a comporre un vero racconto di massimo sei sezioni, che verrà raccolto in un e-book da vendere su Amazon e iTunes. Dall’intelligenza collettiva all’imprenditoria il passo è breve. «L’obiettivo», dicono, «è quello di creare un nucleo attorno al quale chiunque abbia idee da esprimere possa avere un luogo dove farlo».

L’idea è nata qualche mese fa dalle menti di quattro ragazzi, tutti tra i 24 e i 26 anni, che per studio o lavoro si sono incontrati a Milano. Ognuno con le proprie competenze: c’è chi è laureato in economia, chi in giurisprudenza, chi è esperto di ingegneria e chi di informatica. A loro si sono aggiunte poi due collaboratrici, che si occupano del marketing, e un collettivo di grafici. Luogo delle riunioni: una mansarda al centro di Milano. E così, ripercorrendo l’eredità del garage di Apple, è nato 20lin.es. «Tutto è stato creato», spiega Pietro Pollichieni, che nel team si occupa della parte legale e amministrativa, «dall’idea di costruire una piattaforma per scrivere libri a più mani, ma poi abbiamo capito che i racconti brevi si prestano meglio alla scrittura condivisa». Pietro, 25 anni e una laurea in giurisprudenza, a Milano lavora in banca. Come il suo amico e collega Alessandro Biggi, che di anni ne ha 24 e in 20lin.es è responsabile del lato business. Marco Pugliese e Roberto Romano si occupano invece dell’area web. «Ho sempre avuto la passione per la scrittura», dice Pietro, «mio padre fa il giornalista e sono cresciuto circondato da libri e giornali».

Il lavoro del team si è concentrato prima sullo sviluppo dell’idea. «Bisognava metter su un meccanismo che potesse permettere alle persone di scrivere insieme e che non fosse troppo restrittivo ma nemmeno troppo dispersivo», racconta Pietro. Il dubbio era «se dare la possibilità a tutti di scrivere o creare un filtro qualitativo. La seconda via ci è sembrata più meritocratica. Chiunque può effettuare la registrazione e inviare la sua parte. Poi noi valuteremo se pubblicarla».

Il primo utente scrive le prime 20 righe, che rimarranno attive per 20 giorni. Un altro utente, poi, può creare il seguito dell’input, scrivendo la seconda parte della storia. Ma è il terzo che può decidere se proseguire con la storia o riscrivere la seconda parte, creando così un altro ramo della storia stessa. L’intreccio, in questo modo, si evolve grazie al contributo degli scrittori-utenti, che portano avanti i rami della storia o ne creano di nuovi. Ma se l’input si può sviluppare in infiniti rami, i racconti si concludono invece alla sesta parte per diventare delle "pillole". 

Fin qui il lato individuale. Poi c'è quello social: ogni storia può essere condivisa, valutata e commentata dagli utenti. «La valutazione», spiega Pollichieni, «si basa su un algoritmo che conta i like ricevuti e il numero di evoluzioni che la storia determina». Al termine dei 20 giorni di vita dell’input, i rami più seguiti e graditi dai lettori diventeranno "pillole" e verranno poi pubblicati in forma di e-book all'interno di una raccolta di 20 storie. «Ai libri di carta non ci abbiamo mai pensato», commenta Pietro. «I costi sono molto più alti. Magari, si potrebbe realizzare su base annuale una raccolta con le storie di maggior successo o anche su richiesta». Con il formato digitale, invece, tutto è più semplice: non servono stampatori né tipografie, «basta caricare le storie su Amazon o iTunes, che fanno un controllo legale sui contenuti, trattengono una percentuale minima su ogni copia venduta e permettono di vendere il libro». E non è finita qui: le giovani menti hanno anche partorito una applicazione per Iphone che permetterà di leggere l’e-book direttamente sul proprio cellulare. E già diversi scrittori e giornalisti noti, come Paola Calvetti, Luca de Biase, Matteo Bianchi, Maria Franco, Mimmo Gangemi ed Enrico Fierro, hanno detto di essere disponibili a collaborare con 20lin.es.

Il progetto è stato promosso unicamente tramite i social network. 20lin.es ha già un profilo su Facebook, Twitter e Google+. «Il vantaggio», dice Pietro, «è che sono gratuiti. In più abbiamo investito nella partecipazione al salone del libro di Torino». Quello che manca, ancora, è una redazione. «Al momento continuiamo a incontrarci nella mansarda di Alessandro, ma presto, forse, avremo bisogno di un posto fisso», commenta Pietro.

Ma come si fa a trasformare un’idea in una startup? «L’investimento iniziale è stato minimo», spiega Pietro. «Gli sviluppatori del sito fanno parte del team e le spese per l’acquisto del dominio sono basse». Il sito, con dominio .es, è stato registrato in Spagna. Niente delocalizzazioni per risparmiare, però. «Ci è servito per il gioco di parole», spiegano, «è un fattore che sta diventando di moda per le nuove realtà web ma che risponde anche alla difficoltà per cui spesso i domini .com sono già occupati». Sul fronte della burocrazia, invece, la pubblica amministrazione italiana non sembra andare incontro ai giovani imprenditori di 20lin.es. «Avremmo voluto creare una srl semplificata, di quelle lanciate dal governo Monti, ma il contesto ancora non è ben definito e poi abbiamo scoperto che ci sono una serie di costi aggiuntivi che finiscono per avvicinare le famose società per under 35 a quelle normali».

 

 

 

 

 

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