Se ne sono andati (anche il tuffatore di Cousteau)

Da una famiglia di immigrati russi viene il «principale fattore del successo» di una ricerca, cioè Irving Millman, contro l’Epatite B. L’inventore della Smartcard Roland Moreno era nato al Cairo ma residente in Francia. A lui «i francesi devono molto», almeno quello che Dio deve a Bach. Se ne va ...

Marietta
6 Maggio Mag 2012 0940 06 maggio 2012 6 Maggio 2012 - 09:40
...

Irving Millman

(23 maggio 1923 – 17 aprile 2012)

Microbiologo di New York, figlio di immigrati russi : nel 1960, a Philadelphia, lavorava nel gruppo di ricerca del dottor Baruch Blumberg, immunologo, e futuro Premio Nobel per la Medicina, nel 1976. Studiavano come identificare il virus dell’epatite B. Da cui sono aggrediti, oggi, più di 350 milioni di persone, soprattutto in Africa e Asia. «L’arrivo di Irving Millman – avrebbe scritto Blumberg – è stato il principale fattore del nostro successo».

Hanno lavorato sette anni per raggiungere una serie di risultati da primo piano perenne: il riconoscimento di quel virus, la creazione e il perfezionamento di un vaccino ad hoc, e la messa a punto di un test preventivo per ridurre – notevolmente – i rischi di infezione conseguenti alle trasfusioni di sangue. Il tutto, fra il 1967 e il 1969. Quest’ultimo anno era quello dell’arrivo umano sulla Luna, ma oggi potrebbe essere ricordato anche per lo sbarco del team Blumberg-Millman sul terreno assai più desolante dell’epatite B e dei suoi effetti. In particolare sulle donne incinte, già aggredite dal virus (senza saperlo), e quindi portatrici automatiche sui figli che sarebbero nati. 

Oggi quel vaccino viene somministrato ai neonati, 12 ore dopo il parto, e mantenuto per i primi due mesi, se la madre è portatrice conclamata o anche presunta. Il sospetto, in medicina, non ha niente a che fare, ovviamente, con la categoria della colpa, ma solo con l’esigenza di una prevenzione antiepidemica e antimortifera: se si pensa, in particolare, al bersaglio prescelto da quel virus – il fegato, colpito, e, così, predisposto al tumore – e ai suoi canonici canali di trasmissione (sangue, sperma, e altri fluidi dell’organismo). Ma Irving Millman, nello specifico, ha avuto un personale merito d’indagine: l’identificazione di uno strato superficiale del virus – una specie di rivestimento formato da antigeni – non offensivo, ma, anzi, capace di suscitare una risposta immunitaria. 

Utilizzandolo nel vaccino (e oggi elaborandolo con le tecnologie legate al Dna), produce una serie di anticorpi (chiamate proteine Y) adatti a fasciare in toto il virus, rendendolo incapace di attaccare le cellule del fegato, e di infettarlo senza remissione.

Una descrizione molto sommaria, ma sostanzialmente tecnica, di questo genere può anche non annoiare, o far paura: basta spostare l’immaginazione sul corpo integro e sulla tenacia intellettuale dell’ “eroe” che agisce, da pioniere, dentro quell’impresa. Cioè dello scienziato-ricercatore che, non semplicemente, lotta contro il disagio e la morte di milioni di persone. Irving Millman e Baruch Blumberg, in questo caso. 

A Blumberg, in particolare, non è neanche mancato un po’ di realismo ironico sul cammino, non liscio, di quella scoperta: «I vaccini non sono un prodotto che attraggono gran che le case farmaceutiche: vengono spesso usati una tantum, o poche volte. In pratica, non producono lo stesso reddito di quei pacifici medicinali usati per le malattie croniche: un uso prolungato, che può andare avanti per molti anni». Scritto nella sua autobiografia, e seguito da un accordo commerciale con la Merck &Co. Un mastino mondiale fra le case farmaceutiche. 

Roland Moreno

(11 giugno 1945 – 29 aprile 2012)

La sua invenzione si chiama, in francese, “carte à puce” (“puce” vuol dire, letteralmente, “pulce”). Il suo nome, nella mente e nell’uso di tutti, è però Smartcard: cioè la carta di plastica, rettangolare, con gli angoli rotondi, con un microprocessore e una memoria elettronica, che serve da bancomat, o da carta Sim utilizzata per i telefoni cellulari. Insomma, “la carta” più utilizzata in Francia, e una delle più note al mondo. Lui, Roland, morto a Parigi a 66 anni, naturalizzato francese da molto tempo, nonché decorato con la Legion d’Onore, veniva dal Cairo, e, all’origine si chiamava Roland Bahbout.

I suoi riassunti biografici sottolineano il fatto che fosse autodidatta, che avesse messo insieme circa 100 milioni di euro (derivati dall’invenzione della Smartcard), ma che non avesse più toccato una royalty, da quando il brevetto, 20 anni fa, era passato nell’orbita statale. E che il mercato americano sia rimasto indifferente a quell’invenzione. Viene aggiunto che, comunque, Roland percepisse ancora dei diritti sulle carte definite, in Francia, “sans contacts”, del tipo Vélib’ o Navigo.

Il fatto accertato è la nascita di quella carta nel 1974. Grazie all’estro – tipo inventore vecchio stile, senza specializzazioni preventive – di Roland Moreno. Un giovanotto, in quegli anni, con una passione precisa: i giornali, e il giornalismo. Anche da gavetta senza fisime, e da passaggi di mansioni, e di argomenti, decisamente versatili: fra il 1967 (aveva 21 anni) e il 1972, aveva fatto, per esempio, il reporter a Détective, il corriere per L’Express, l’editorialista a L’Echo de la presse, e il segretario di redazione di Chimie-actualités.

Un bell’anfiteatro di vita e interessi, attraversato da verità e vezzi caratteriali con cui lui stesso ha raccontato la nascita della sua “carta”: «Ho trovato la soluzione mentre dormivo, e sognando. In verità sono un gran pigro, e la mia produttività è molto limitata. E poi sono geloso, scialacquatore, totalmente sedentario, e distratto». Un po’ teatrale, e presa alla larga, la Smartcard degli inizi.

In verità Roland Moreno, avuta l’intuizione, si era messo a studiare la tecnologia elettronica e a provare qualche passaggio “protocarta”. Il risultato, a metà degli anni Settanta, avrebbe comportato anche un brevetto, e, successivamente, la fondazione di una società chiamata Innovatron, per percepire le giuste rendite derivate da quell’idea, e amministrarle portando avanti la ricerca.

Lo scadere del brevetto, nel 1999, e una crisi economica della società – più l’attitudine scialacquatrice, pigra, e poco produttiva – hanno portato Roland al punto descritto all’inizio di questa breve sintesi: vivere con un po’di diritti derivati, con la Legion d’Onore, un prestigioso premio tedesco per le invenzioni tecnologiche (il Premio Eduard Rhein), e un bel po’d’ironia commediante, vagamente e inconsciamente gollista. «Si dice, giustamente, che Dio deve molto a Jean-Sébastien Bach. Amerei molto che si dicesse che i francesi devono molto a Moreno». Se non lo dicono, probabilmente lo pensano senza pensarci, tutte le volte che “virano” un po’ “d’argent” dalla loro Smartcard.
 

 

Albert Falco

(17 ottobre 1927 – 21 aprile 2012)

Il « tuffatore » di Jacques-Ives Cousteau. E quindi il suo sottomarino umano. Un marsigliese di 84 anni - nato nel sobborgo di Sormiou di quel bellissimo porto di mare – passato dal Mediterraneo agli oceani. E diventato, naturalmente, uno dei loro più appassionati difensori.

«L’uomo più eccezionale che abbia mai incontrato», è stato così ritratto dal dottor Denis Martin-Laval, medico di bordo durante 15 missioni oceanografiche della Calypso. Era la nave diretta da Jacques-Ives Cousteau, che, dal primo viaggio, nel 1952, ha inventato l’essenza di quel tipo di missioni. Il mare più che aperto, la ricerca scientifica, l’epica umana nel restare in ballo sull’acqua, prevalentemente allegri e senza troppe paure. 

Albert Falco aveva imparato a tuffarsi e a immergersi fra le “calanche” delle sue parti, e sulla Calypso si era imbarcato come tuffatore volontario. La sua capacità, e la sua tenuta, nelle immersioni, lo avrebbero reso una presenza indispensabile in tutti quei viaggi. 

Avrebbe anche comandato quella nave, e nel 1955, il miglior cinema francese – Louis Malle degli inizi – lo avrebbe mostrato nel suo ruolo in Le Monde du silence: documentario realizzato in coppia con Cousteau, Palma d’oro a Cannes nell’anno successivo, e dove, nel titolo, quel “mondo” è scritto, pour cause, con la maiuscola. 

 

 

Si deve, peraltro, a un francese dell’Ottocento – Jules Michelet – uno dei più originali ritratti del mare in letteratura, La mer, del 1861: è scritto come un saggio quasi scientifico, come un schizzo romantico, e, sotto sotto, evoca anche un ulteriore diritto-dovere dell’uomo. A conoscere, padroneggiare, e a non devastare. 

Fino al 1990, l’anno del suo ritiro, Albert Falco aveva partecipato a ogni tipo di esplorazione marina, anche le più sperimentali: come quelle delle case costruite temporaneamente a diversi metri di profondità. Negli ultimi 20 anni, scorrazzava per gli oceani al comando di un piccolo dragamine di legno, diventato popolare anche attraverso una serie di documentari. 

Da qualche anno viveva prevalentemente fra Marsiglia e la Martinica. La definizione di “tuffatore” sembra limitante, ma è anche commovente: si pensa ad Albert come al ragazzo degli affreschi pompeiani e di Paestum: che si butta, elegantissimo.
 

Tuffatore

 

Potrebbe interessarti anche