“La vera Lega siamo noi, non quel democristiano di Tosi”

In Veneto la Lega subisce ma non crolla. Il consenso personale di Zaia e di alcuni sindaci, come Tosi e Pan, unito alla distanza dagli scandali via Bellerio, ha salvato il partito. Ma, dice il leader veneto Massimo Bitonci, «a Cittadella, con Pan, abbiamo vinto sventolando il Leone di San Marco n...

Zaia
8 Maggio Mag 2012 1403 08 maggio 2012 8 Maggio 2012 - 14:03
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VERONA - Gianpaolo Gobbo, sindaco di Treviso, quello che fu definito da Bossi “il mio imam” e segretario della Liga Veneta si è consolato, dicendo «Siamo sopravvissuti», mentre il governatore Luca Zaia ha osannato il suo ex nemico, Flavio Tosi, con queste parole: «Verona è la madre di tutte le vittorie». E come tutte le mamme, unica. Il trionfo del sindaco scaligero è infatti l’unica vera vittoria, peraltro annunciata da tempo.

A differenza dalla Lombardia, dove la Lega ha perso consensi e sindaci, soprattutto nella provincia di Varese, dove ha pesato molto la faida fra il partito famigliare e i barbari sognanti dell’ ex ministero dell’Interno, Roberto Maroni, in Veneto – dove si votava in 86 comuni - la Lega ha tenuto. Un po’ per la percezione che i cittadini hanno del governatore Luca Zaia che, nonostante non abbia realizzato i cambiamenti radicali che i veneti si aspettavano, continua ad essere visto con occhi indulgenti perché ha uno stile diverso da chi l’ha preceduto (almeno in apparenza). E un po’ perché il Veneto è lontano da Gemonio, dalle beghe familiari, dai soldi rubati, sottratti e maltolti, e dai personaggi più screditati della Lega (di cui molti in lista di attesa davanti allo sgabuzzino delle scope in attesa di essere espulsi o emarginati) . La Lega è riuscita a intercettare ancora un po’ del voto settentrionalista.

Tolta Verona, dove l’affermazione personale di Flavio Tosi ha dimostrato il suo fiuto politico, c’è però un’altra vittoria da non sottovalutare: Cittadella, dove ha vinto con percentuali simili a quelle di Tosi (che ha preso il 57,35%), Giuseppe Pan, con il 58%. Pan è il delfino di Massimo Bitonci, che ora più che mai rappresenta una spina nel fianco nello scontro interno alla Lega. E siccome il diavolo sta nei dettagli, li vedremo ai congressi alla fine del mese, in cui la Lega, a meno di uno sforzo di lucidità da parte di Bossi, potrebbe spaccarsi in due. O finire con l’incoronazione di Maroni, ma solo come traghettatore verso una nuova Lega che deve ricominciare tutto da capo.

Basta leggere i commenti degli avversari di Tosi per capire il clima. Bitonci (che probabilmente si candiderà contro Tosi al congresso della Liga veneta) ha dichiarato: «A Cittadella, con Pan, abbiamo vinto sventolando il Leone di San Marco non sbaciucchiando la bandiera italiana. Insomma, abbiamo vinto da leghisti». Guanto di sfida a Tosi anche da parte della deputata padovana, Paola Goisis, bossiana, che ha commentato: «Tanto di cappello a Tosi, il suo è senz'altro un successo personale, da moderato. Resta da valutare se e quanto rappresenti la Lega». Insomma dalle elezioni amministrative emerge un Veneto a coriandoli, dove ieri è stato difficilissimo fare gli scrutini e capire a quale schieramento appartenevano vincitori e perdenti, per l’eccessiva presenza delle liste civiche - come annunciato un mese fa da Linkiesta - che ha trasformato queste elezioni in un ballo in maschera.

Ma è il sistema politico nel complesso ad aver avuto un cedimento strutturale, dove il vero sconfitto è il Pdl, nonostante la speranza di rilancio dell’ex governatore Giancarlo Galan, che ha dichiarato: «Adesso che abbiamo perso possiamo sperare di cambiare qualcosa o qualcuno? Almeno proviamoci!» Addirittura Floriano Zambon, sindaco uscente, candidato del Pdl superfavorito, si è fermato al 47,7% e andrà al ballottaggio con il suo sfidante, l’ex procuratore di Treviso, Antonio Fojadelli, un conservatore sostenuto dal Terzo Polo e dal Pd, che non ce l’ha fatta per la dispersione dei voti finiti nella lista dei grillini. Ce l’ha fatta invece Ettore Remoli, a Gorizia, perché è un sindaco apprezzato dai suoi cittadini (infatti ha preso la stessa percentuale del 2007: 51,50% ) e non ha subito gli effetti collaterali della disfatta del Pdl perché si è candidato con una lista civica “Popolo di Gorizia”.

Certo fa un certo effetto sapere che nella sede della segreteria del Parlamento Padano, a Sarego, in provincia di Vicenza, sia stato eletto un sindaco grillino, Roberto Castiglion, che ha 32 anni ed è ingegnere. Il Pd nonostante abbia ripreso alcuni comuni non può esultare. A Belluno piccolo terremoto, dove il sindaco uscente dell’ ex alleanza forza-leghista, Antonio Prade, è stato scalzato da Claudia Bettiol, candidata del «tavolo del centrosinistra» formato da Pd, Idv, Socialisti, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, e da quel Jacopo Massaro, che non avendo avuto la possibilità di candidarsi alle primarie, ha lasciato il Pd e si è presentato come candidato «senza coloranti», sostenuto da tre liste civiche e con l'appoggio di Sel. A Mirano ha vinto una candidata del centrosinistra, Maria Rosa Pavanello. Significativo per la disfatta del Pdl invece il ballottaggio a Jesolo, dove due candidati Pdl si contenderanno la guida della città. Come da previsioni alla vigilia del voto Valerio Zoggia, candidato ufficiale Pdl, sostenuto anche da Pd, Udc e socialisti, è stato il più votato dagli jesolani. A ruota, con una forchetta di circa il 10 per cento di preferenze, l'ex sindaco Renato Martin sostenuto dall'omonima lista civica e dall'anima più estrema del Pdl (ex An). Tutti perdono, nessuno vince, tranne i grillini. Ma non bisogna affrettarsi a celebrare i funerali della Lega che complessivamente ha tenuto e, se riuscirà a cambiare classe dirigente alla fine del mese senza spaccarsi, può ricominciare da Tosi in tandem con Maroni.

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