Niente antipolitica, i grillini sono scout e volontari

Sono giovani che provengono dal volontariato, dallo scoutismo cattolico e dall'attivismo studentesco

Beppe Grillo 1
9 Maggio Mag 2012 1250 09 maggio 2012 9 Maggio 2012 - 12:50

Questa è la storia di un comico e dei suoi seguaci. O meglio, la storia di un movimento – guai a chiamarlo partito – che partendo da un “vaffa” ai politici di professione, è riuscito a far eleggere il suo primo sindaco nella roccaforte leghista di Sarego (Vicenza) e a mettere paura a Pd e Pdl in città come Genova e Parma. E mentre lui, il clown capopopolo Beppe Grillo, sghignazza su Facebook e Twitter - «Boom boom Napolitano. I partiti (che facevano boom) non se li fila più nessuno. Il boom del M5S non si vede, si sente» - , gli esperti politologi si arrovellano il cervello per dare una spiegazione all’irruzione delle Cinque stelle nei piani alti del palazzo. La definizione più diffusa resta quella di “antipolitica”. Eppure, a sentire i grillini sparsi tra i banchi dei consigli comunali di tutta Italia, il rifiuto della politica sembra non appartenergli affatto. Tantomeno lo stile e il turpiloquio del loro leader.

Anzi: i cinque stelle sono giovani pacati e riflessivi. Difficilmente urlano. E soprattutto hanno alle spalle esperienze di volontariato, scoutismo cattolico e attivismo studentesco. Il contrario del disimpegno, insomma. «Il nostro», spiega a Linkiesta Federico Pizzarotti, 39 enne project manager arrivato al ballottaggio a Parma con il 20%, «è un modo diverso di gestire la politica mediante la partecipazione dei cittadini stessi». Se il movimento «è arrivato fin qui», dice Nunzio Diana, consigliere grillino del comune di Castenaso (Bologna) di professione liquidatore in una compagnia di assicurazioni, «è per il lavoro che abbiamo svolto e le proposte che facciamo, non certo per le denunce contro la casta e i partiti». Proposte come gli scuolabus gratuiti, la riduzione degli stipendi dei consiglieri, lo sviluppo urbanistico sostenibile delle città e lo smaltimento alternativo dei rifiuti. Roba che non fa ridere né applaudire le folle in piazza, al contrario dei “tronchetti della felicità” o del “cozza day”.

Ma da dove vengono questi trentenni a cinque stelle diventati seguaci del comico di Luna Park? Paolo Putti, che ha sfiorato il ballottaggio per la poltrona di sindaco a Genova, fa l’educatore di strada in una cooperativa sociale e per quindici anni ha lavorato in varie organizzazioni non governative ambientaliste, battendosi contro le grandi opere. Roberto Castiglion, invece, neosindaco grillino del Comune di Sarego (Vicenza), di professione fa l’informatico ed è anche un donatore di sangue. Poi ci sono i cattolici, come Federica Salsi, eletta lo scorso anno nel consiglio comunale di Bologna con 793 voti. «Io ero una scout», racconta, «sono stata anche volontaria nei centri diurni per handicappati e alla fine sono arrivata alla partecipazione ai MeetUp, i gruppi di lavoro da cui il movimento a cinque stelle è nato». Da queste esperienze, aggiunge, «ho ereditato il rispetto per il prossimo e per l’ambiente, che è uno dei punti cardine della nostra rete». D’altronde, ribadisce Scalsi, «lasciare il posto migliore di come l’abbiamo trovato è una delle regole degli scout». Percorso diverso per Pietro Vandini, consigliere grillino del Comune di Ravenna. «Niente associazioni o volontariato», precisa lui, che dopo una laurea in Tecniche di laboratorio sta studiando per un secondo titolo di studio in Biotecnologia industriale. «Ho giocato a calcio, ho fatto gratuitamente l’allenatore per i pulcini», racconta, «e all’università, a Modena, ho partecipato a vari gruppi studenteschi, nei quali venivo spesso individuato come figura di riferimento». Da qui, aggiunge, «penso di aver imparato la capacità di lavorare in gruppo, andando oltre l’individualità».

Giovanni Favia, consigliere regionale in Emilia Romagna e grillino di vecchia data, ha cominciato la sua attività nel Movimento a Cinque stelle all’età di 26 anni, «ancora prima che si chiamasse movimento». A 18 anni, racconta, «ho iniziato a interessarmi da libero cittadino ai temi della globalizzazione, senza aderire ad alcuna associazione e partecipando alle manifestazioni di Praga, Nizza e poi anche a quella del G8 di Genova, sempre in maniera pacifica e propositiva». E nel 1998, «fui anche coordinatore di una protesta studentesca apolitica contro una legge regionale sulla parità scolastica che toglieva risorse alla scuola pubblica». Alla Rete virtuale, però, «ho sempre preferito la vita reale, i viaggi e le piazze». Anche per Nunzio Diana, consigliere di Castenaso di origini calabresi, la carriera politica è cominciata nel 1993, all’età di 18 anni, con la creazione di una lista civica a Saracena, in provincia di Cosenza, il paese dove è nato. «Eravamo stanchi della solita politica», dice, «con quella lista riuscimmo a creare scompiglio, anche se poi le elezioni vennero annullate dal Prefetto». La lista si trasformò presto in una associazione, “Una voce in più”, che organizzava eventi e attività legate al territorio. Fino a metter su, in un paesino collinare di 4 mila anime, «un festival internazionale di cinematografia che ospitò anche diversi premi Oscar», ricorda Nunzio.

Storie diverse di impegno, attivismo e partecipazione dal basso. Confluite nello stemma tondo con le cinque stelle e la “V” del “vaffa” in evidenza. «Il movimento ha varie componenti», dice Federica Salsi, «dall’impegno cristiano-cattolico al servizio civile, dai volontari di Emergency ad altre forme di impegno civico». Tutti uniti sotto il nome di Beppe Grillo. «Mi piaceva tanto come comico», racconta Favia, «da bambino guardavo tutti i suoi spettacoli e la prima volta sono andato a una riunione solo perché mi interessava una ragazza». Altri, invece, hanno mosso i primi passi seguendo il blog del comico genovese. «Vidi sul sito la pubblicità del VDay e della Woodstock di Cesena», racconta Vandini, «e da lì cominciai a seguire il movimento». Nunzio Diana, al contrario dei suoi colleghi, la politica l’ha sempre seguita. «Sono sempre stato un attivista, ma non sono mai stato iscritto ai partiti», racconta, «amo molto la partecipazione, vengo da quell’area di centro-sinistra che valorizza l’ambiente e i beni comuni, per poi fare il contrario quando va al potere. Io, invece, voglio fare la vera politica, quella che mette al centro la persona».

Si può, allora, definire “antipolitico” chi dice di voler «fare vera politica»? «Chi parla di antipolitica non ha capito niente del movimento», precisa subito Federica Salsi. «È solo un tentativo mediatico di screditarci da parte di chi non ci conosce», aggiunge Vandini, «le nostre sono proposte alternative al modo attuale di fare politica, le modalità di partecipazione al processo decisionale sono diverse. Prima di decidere qualcosa, noi sentiamo il polso del territorio, senza seguire pressioni lobbistiche». Certo, dice Diana, «siamo molto critici quando individuiamo delle incoerenze, ma se continuiamo a crescere è solo grazie al lavoro costruttivo che facciamo ogni giorno nei consigli regionali e comunali». Un esempio? «A Castenaso abbiamo abbattuto le liste d’attesa dei nidi comunali e abbiamo salvato il cinema del paese», risponde. «Oltre ai temi nazionali sollevati da Grillo nei suoi comizi», spiega Federico Pizzarotti, «ci sono quelli dei territori, che sono quelli sui quali noi lavoriamo, come la riqualificazione energetica degli edifici, gli scuolabus gratuiti per scuole materne ed elementari e la ricerca di una alternativa all’incenerimento dei rifiuti». Spesso, racconta Vandini, «i cittadini si presentano da noi con una interrogazione abbozzata, noi la completiamo e la presentiamo in consiglio. In questo modo forniamo strumenti di partecipazione e democrazia diretta».

A sentirli, i grillini, viene da chiedersi cosa c’entrino loro con il comico delle cozze o della «mafia che non strozza le sue vittime». Voci pacate, obiettivi politici ben chiari e neanche una parolaccia. «Grillo», spiega Federica Salsi, «è come la sveglia delle otto del mattino: deve fare un gran casino per destare le coscienze». È «l’aratro che solleva il terreno», dice Federico Pizzarotti, «poi passiamo dietro noi e seminiamo le proposte. Ma solo lui ha la capacità di radunare in piazza 10 mila persone. Noi solo con i banchetti non ce la faremmo. Lui è il nostro megafono». Un «leader carismatico», aggiunge Diana, «che incarna il movimento ma non lo comprende». Molti, continua, «ci accostano a Grillo e ci identificano come delle persone aggressive. Invece, proprio l’altro giorno in consiglio comunale ci hanno ringraziato per aver migliorato il clima in aula, grazie alla nostra capacità di confrontarci e trovare una sintesi alle discussioni».

A Grillo le urla, ai grillini il lavoro politico sul terrirorio. Beppe, spiega Giovanni Favia, «è una delle tre gambe sulle quali poggia il movimento, è un folk hero, un eroe popolare. Poi vengono i cittadini, dal cassintegrato al laureato, che si mettono in gioco con le liste civiche, e infine c’è la Rete, che ci rende flessibili, dinamici e imprevedibili». Per questo, ribadisce, «i populisti e i demagoghi ci hanno etichettato come l’antipolitica. Loro sono abituati alla gerarchia lineare, noi siamo liquidi, incomprensibili per chi si ferma solo alle parole dei comizi urlati. E se non conosci il tuo nemico, non lo puoi sconfiggere».

 

 

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