Perché il Giro d’Italia all’estero “tira” e conviene

Come ormai è consuetudine, anche quest’anno la corsa ciclistica è partita oltre i confini, in Danimarca. Dove il Paese si è colorato di rosa, ha sborsato due miliardi per vedere passare la carovana, e hanno ballato e brindato fino a tardi. Ecco perché il Giro espatrierà ancora. Intanto oggi si ri...

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9 Maggio Mag 2012 0803 09 maggio 2012 9 Maggio 2012 - 08:03
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Il Giro è tornato dalla Danimarca ma pensa già all’Irlanda e alla Germania. Giro d’esportazione. Giro globalizzato. Giro senza confini. Giro prelibato, acclamato, glorificato, per certi versi anche agognato: dagli italiani. Sì, perché il Giro fa gola a tanti, perché c’è un buon giro d’affari e soprattutto è compreso, conosciuto, apprezzato più fuori dai confini nazionali che da noi.

Dalla Danimarca si torna dopo tre giorni di festa autentica. Un vero happening su due ruote, dove Herning e Horsens – le due città che hanno ospitate le prime tre tappe di questo 95° Giro d’Italia - si sono messe l’abito buono, rigorosamente rosa, per accogliere la nostra corsa ultracentenaria. Il Giro in verità in Danimarca c’è sbarcato mercoledì scorso, una settimana fa per le operazioni preliminari, la vigilia della vigilia, e la presentazione delle squadre, che è stata in pratica per Herning un “rave-party” a cielo aperto, dove la piccola cittadina danese è stata in piedi tutta notte per ballare, brindare e cantare in onore del Giro.

Non c’era finestra, balcone, pennone e azienda senza qualcosa di rosa. Nei locali i ragazzi e le ragazze che servivano ai tavoli avevano bandane rigorosamente rosa e t-shirt rigorosamente rosa con scritto “benvenuto Giro”. Un’accoglienza unica, struggente, come era già successo in tempi recenti a Groninngen in Olanda nel 2002, a Seraing in Belgio nel 2006, ad Amsterdam due anni fa. Partenze importanti, faticose ma gratificanti, sia sotto l’aspetto economico per gli organizzatori (2 milioni di euro ha sborsato la Danimarca), sia per noi che abbiamo pagato per andare lassù ad assistere ad uno spettacolo degno di questo nome.

Come sono soliti dire gli uomini di Rcs Sport, «Il Giro d’Italia è un evento nazionale di risonanza internazionale». È la decima volta, in 95 edizioni, che il Giro parte dall’esterno, e negli ultimi anni la tendenza si è fatta più massiccia. D’altra parte il Giro è un «brand» conosciuto in Europa, quanto il Tour che è certamente più mondiale, visto che dopo le Olimpiadi e i mondiali di calcio, la Grande Boucle è l’evento sportivo più visto al mondo.

Il Giro ha un potenziale televisivo di 800 milioni di spettatori, mentre sul piano “locale” viaggiamo sui 12 milioni (compresi 2 milioni di bambini). Piace il Giro, soprattutto all’estero, soprattutto in quei Paesi come Belgio, Olanda e Danimarca che hanno una grande cultura ecologica e su due ruote. In lista di attesa ci sono già Germania e Irlanda, e sembra proprio Dublino in “pole-position” per ospitare la «gran depart», per dirla con i francesi, del Giro 2014 (il prossimo anno, invece, si fa tutto in patrai, dovrebbe partire da Napoli, con tanto sud da percorrere in lungo e in largo, isole non comprese).

Germania-Irlanda per la partenza del Giro. Per accogliere la corsa rosa. Dublino ospitò nel 1998 già la partenza del Tour che fu poi di Marco Pantani, e ora vorrebbe avere anche la corsa rosa sulle loro strade immerse nel verde. E per vincere questa concorrenza sarebbero disposti a mettere sul piatto rosa della Gazzetta cifre importanti, che si aggirano attorno ai 3 milioni di euro.

Il Giro torna dalla Danimarca gratificato e glorificato, in attesa di essere accolto come si conviene da Verona, che con la corsa rosa ha un rapporto ormai molto profondo. La città scaligera ha sempre avuto un rapporto viscerale con il ciclismo: nel 1999 e nel 2004 ha ospitato i Mondiali su strada (in entrambi i casi successi dello spagnolo Oscar Freire) e per ben 19 volte il Giro d' Italia. La città di Romeo & Giulietta per sei volte è stata sede di una cronometro e in tre circostanze vi si è disputata l'ultima frazione: nel 1981 tappa al norvegese Knut Knudsen, con Battaglin in rosa; nel 1984, tappa a Moser, che poi mise anche le mani sulla maglia rosa; nel 2010, tappa allo svedese Larsson, con Basso in rosa.

Più di duemila sono gli operatori dei mezzi di informazione di tutto il mondo che parlano per tre settimane della «corsa rosa». Per ospitare una partenza o un arrivo di tappa, i comuni, le province o le regioni sono pronte a spendere mediamente 100 mila euro di media per una partenza o per un arrivo. «L’indotto della manifestazione nelle località interessate è di circa 110 milioni di euro, di cui 34 nel breve periodo (legati più che altro ai turisti “di un giorno” e alla presenza delle 1.800 persone che compongono la carovana rosa) e 76 a medio e lungo termine», ha spiegato Giacomo Catano, amministratore delegato di Rcs Sport, rifacendosi ad una fresca indagine di Nielsen.

Ma il Giro d’Italia non è solo un fatto sportivo, ma è anche e forse soprattutto un «motore di aggregazione, un catalizzatore di energie», come ha spiegato Dino Ruta, docente della Sda Bocconi e condirettore della Sport Business Academy. Tanto è vero che Chiara Bisconti, assessore allo sport e al tempo libero del Comune di Milano, ha annunciato da tempo che per il 27 maggio, in occasione della tappa finale del Giro, la città vivrà una giornata senz’auto. Un vero omaggio alla bicicletta.

L’Italia si riprende il suo Giro. Dopo tre tappe in Danimarca, la corsa rosa sbarca nel Belpaese per cominciare il proprio cammino agonistico sulle strade di casa. Si riprende oggi da Verona, con una cronosquadre che scatterà alle 15.25, quando dai blocchi di partenza si lancerà la Ag2r La Mondiale di John Gadret. Partenza dalla basilica di San Zeno e arrivo nella centralissima piazza Bra, dopo 33,2 chilometri di corsa. Le formazioni più attese sono la Lampre di Scarponi e Cunego che scatterà alle 15.34; la Colnago di Pozzovivo alle 15.40; la Farnese di Pozzato alle 15.46; la Liquigas di Basso alle 16.04; l’Astana di Kreuziger alle 16.07 e per ultime le cinque squadre che molto probabilmente si giocheranno oggi pomeriggio lungo gli argini dell’Adige la vittoria di tappa: i brittannici del Team Sky, gli americani di Radioshak e Garmin, gli australiani di Orica Green Edge e gli svizzeri della Bmc, proprio il team della maglia rosa Tayler Phinney, alle prese ancora con un problema al piede destro (l’altro ieri è caduto e si è procurato una profonda ferita, ndr) che sarà chiamato a partire per ultimo alle ore 16.28. Corsa nella corsa: come è buona abitudine delle corse contro il tempo. C’è chi lotterà per la vittoria di tappa e chi per guadagnare secondi preziosi in chiave classifica generale. Poi questa sera faranno i conti. Anche loro.

* Direttore di tuttoBICI e tuttobiciweb.it 

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