Sentenza Eternit, ecco le motivazioni della condanna

In 713 pagine arriva la storica sentenza che inchioda i vertici della multinazionale Eternit: il barone belga Louis De Cartier e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny. Secondo le motivazioni, i due, pur di fronte alle manifestazioni dell’inquinamento, «hanno continuato e non si sono fermati...

Eternit
14 Maggio Mag 2012 1817 14 maggio 2012 14 Maggio 2012 - 18:17
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Sono state depositate le 713 pagine con le motivazioni della sentenza scaturita dal processo Eternit nei confronti degli imputati Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier. Il Tribunale di Torino aveva condannato a 16 anni, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale e incapacità di trattare con la Pubblica Amministrazione per tre anni, oltre al risarcimento delle parti civili, i due imputati accusati di disastro ambientale doloso e omissione di cautele intinfortunistiche.

La sentenza, come viene ricordato anche nelle motivazioni, è arrivata dopo una serie di sessantasei udienze celebrate in due anni e mezzo di processo davanti al tribunale torinese. Il pool coordinato da Raffaele Guariniello aveva chiesto venti anni di condanna.

All'interno delle 713 pagine il giudice Casalbore richiama ampi stralci delle dichiarazioni dei testi in aula. La più pesante arrivo «off the mic», ovvero a microfoni spenti nell'aula del tribunale di Torino lo scorso 13 febbraio poco prima della lettura sentenza: «In reparto – spiegò un ex dipendente abbigliato in tuta blu ai presenti – lavoravamo in trenta. Ora siamo rimasti in due».

Schmidheiny e De Cartier sono stati condannati solo per i fatti riguardanti gli stabilimenti di Casale e Cavagnolo, per gli altri, Bagnoli e Rubiera «i reati risultano estinti per prescrizione».

Sentenza Eternit Copia 

 

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