Spending review? Partiamo dal buco nero delle regioni

Il supercommissario per la spending review Enrico Bondi è chiamato ad una mission impossible: l'80% degli acquisti sono in capo alle autonomie locali e il governo ignora chi ha speso, per cosa, a che prezzo. Stessa situazione per oltre il 70% dei debiti commerciali. Un caso imbarazzante:  perfino...

Bondicommissario
14 Maggio Mag 2012 1050 14 maggio 2012 14 Maggio 2012 - 10:50
Messe Frankfurt

Mentre sollecitare suggerimenti dai cittadini appare subito come poco più che una pagliacciata (chi leggerà e consoliderà le circa centomila mail finora pervenute?), la scelta di Bondi per tagliare la spesa degli acquisti delle pubbliche amministrazioni a prima vista appare come un'ottima mossa. Competenza e rigore di Bondi sono fuori discussione. Scegliere un ministro o un alto burocrate avrebbe significato non voler risolvere il problema (conflitti di interesse e incentivi sono cose serie). Tovare risparmi negli acquisti è però "mission almost impossible" considerata la molteplicità dei centri autonomi di spesa.

Quasi 109 mld (di cui circa 45 di rimborsi a strutture sanitarie convenzionate che, dagli scandali, si sa ci fanno spesso la cresta) dei 136,1 totali spesi nel 2011 per consumi intermedi (vedi voce Def. Sez II pagina 8 e 10) sono stati decisi da 20 regioni, 166 ASL, 110 province, 328 comunità montane, innumerevoli enti e circa 8100 comuni. Pertanto l'80% degli acquisti (consumi intermedi) sono in capo alle autonomie locali e il governo centrale ignora chi ha speso, per cosa, a che prezzo, presso chi e se la spesa era necessaria o meno: puo disporre di situazioni analitiche solo dopo almeno un anno. Come si puo vedere dai grafici seguenti, le spese locali per consumi intermedi non solo sono largamente predominanti su quelle centrali ma da quindici anni crescono ad un ritmo quasi doppio rispetto a quello delle spese centrali. I consumi intermedi locali sono cresciuti mediamente ogni anno del 5,5%, i centrali del 2,8% e i prezzi solo del 2%. Tali aumenti di costo non sono giustificati dall'aumento della popolazione (mediamente 0,4% annuo).

Consumiintermedi 1

 

prezzi FOI = indice dei prezzi Famiglie Operai ed Impiegati (ex tabacco)

media delle crescite delle varie variabili = (V2011/V1996)^[1/(2011-1996)]

Stessa situazione per oltre il 70% dei debiti commerciali: il governo, oltre ad ignorare i dati precedenti della spesa che ha generato il debito, neppure sa quanto debito è a fronte di spesa corrente (la cui estinzione avrebbe in generale effetti solo sul debito) e quanto a fronte di investimenti (quasi sempre rilevante anche per il conto economico e il deficit annuale), differenza tutt'altro che trascurabile. Dispone solo di situazioni poco analitiche della Corte dei Conti relative all'anno precedente e di elaborazioni informali (pagine da 67 a 69) della BdI in cui il debito è ricostruito in base a interviste ai creditori (molte regioni, i maggiori debitori, purtroppo, non dispongaono di situazioni chiare dei loro debiti). 

La responsabilità di questa situazione è prima di tutto della Ragioneria Generale dello Stato e quindi di tutti i ministri che negli ultimi quindici anni si sono scaldati le chiappe sulla poltrona "che fu di Quintino Sella" che, forse ignorando le potenzialità dell'informatica distribuita, non hanno fatto nulla per adeguare la contabilità alla nuova situazione che si andava creando con l'allargarsi delle autonomie. In Messico, per dire tutti gli ordini di acquisto periferici e i passi del loro iter, convergono in tempo reale al centro. Qui le autonomie sono ancora controllate unicamente attraverso il trasferimento annuale: come se un genitore pensasse di controllare un figlio misurandogli la paghetta e non cercando di capire se con essa compra libri o eroina. Tremonti non deve essere censurato per i tagli lineari, non aveva scelta, ma per non avere fatto nulla per potere avere scelta.

Tanti auguri a Monti, Giarda, Bondi che vorrebbero tagliare (o almeno farci credere) con il bisturi la spesa e risolvere il problema dei debiti commerciali di cui conoscono dettagli solo di un 20% e 30% rispettivamente. Meglio dire come stanno le cose ed imbracciare ancora una volta la scure: articoli di giornale e studi si fanno su dati aggregati e pare tutto semplice; per agire occorrono i dettagli in tempo quasi reale che latitano. Disegnare il presente è immensamente più difficile che fare considerazioni sul passato o forecast per il futuro. Giusto un esempio: con gli strumenti ora disponibili dopo quanto tempo il governo potrebbe venire a conoscenza di simili assurdità? E qualora le venisse a sapere avrebbe poi l'autorità per correggerle?

Almeno fino a quando non siano implementati validi strumenti di controllo bisogna limitare l'autonomia di spesa degli enti locali, si copi Rajoy! Si godrà, quale effetto collaterale di una maggiore conoscenza di ciò che si spende, di potere acquistare a "costi standard" per la sanità come già avveniva con l'INAM, tormentone di questa legislatura, e di potere ridurre a un ventesimo il numero di potenziali mariouli da tenere sotto stretto controllo. Si aprofitti di questa impasse per far muovere la ragioneria generale a progettare e implementare in tempi brevi una procedura di controllo in tempo reale degli impegni (ordini emessi) assunti dalla periferia. La RGS a volte è estremamente precisa: approvò infatti la Relazione tecnica sulla manovra, 20000 milioni ponendo una condizione su una posta di mezzo milione (l0 0,0025%). Altre volte lascia invece a desiderare: con l'ultimo D.E.F (pagina 8)., datato 18 aprile 2012, ha consuntivato per il 2011 6963 milioni di € di imposte in conto capitale mentre nella RELAZIONE TECNICA AL PARLAMENTO (pagina 6), datata 4 dicembre 2011, stimava la stessa posta in 1762 milioni di €. Una differenza di 5,2 miliardi, il 30% maggiore di quanto si vorrebbe risparmiare con la spending review. Ma chi può credere che questa differenza si sia creata tutta in dicembre "a sua insaputa"?

Con un controllo in tempo reale (elettronico) degli ordini si potrà anche acquistare a prezzi ottimizzati ben migliori dei prezzi standard, tuttora in via di definizione, che essendo statici, fissati per legge, in un mercato libero, per dirla alla Fantozzi, sono una boiata pazzesca. Ho scoperto proprio stamattina che una software house italiana, la BravoSolution di Milano, ha vinto la gara per la spending review del Regno Unito e del Messico. In questa intervista (il downloading è un poco lento, ci vuole pazienza), anche il direttore di detta s/h si dichiara contrario al "prezzo standard" preferendogli il prezzo "best practice" che si aggiorna in tempo reale. 

 

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