Fiamme e svastiche: la ’ndrangheta dietro l'incendio del centro sociale “Cartella”?

Da tempo arrivavano strani segnali, ma una devastazione di questo tipo non se l’aspettava nessuno. Il centro sociale “Angelina Cartella” è stato raso al suolo da un incendio doloso. Un’azione eseguita con precisione chirurgica. «Gli autori materiali saranno pure fascisti», dicono i militanti, «ma...

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16 Maggio Mag 2012 1350 16 maggio 2012 16 Maggio 2012 - 13:50
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Era da un pezzo che arrivavano strani segnali, ma una devastazione di tale portata non se l’aspettava nessuno. Il centro sociale “Angelina Cartella”, l’unica realtà antagonista della provincia reggina, è stato raso al suolo da un incendio doloso ieri alle prime luci dell’alba.

Un’azione meditata ed eseguita con precisione chirurgica: fatti saltare i lucchetti con una tronchesina, ignoti si sono introdotti all’interno della struttura e le hanno dato fuoco. In breve le fiamme hanno avvolto il piccolo edificio, facendo crollare il soffitto e distruggendo tutto quello che c’era all’interno. Non contenti, gli autori del raid hanno firmato l’azione con svastiche e scritte inneggianti al duce.

«Non ci immaginavamo un epilogo di questo tipo», racconta a Linkiesta.it il portavoce del “Cartella”, Peppe Marra. «Da anni il centro sociale è vittima di danneggiamenti, di piccole provocazioni. Negli ultimi mesi però è stato uno stillicidio: vetri danneggiati, plafoniere rotte, colla nei lucchetti, gli alloggi della colonia felina distrutti. Una serie di attacchi culminati con il furto avvenuto di notte la vigilia del Primo Maggio, con il chiaro scopo di far saltare l’iniziativa prevista per quel giorno di festa. Tanto che proprio la settimana scorsa avevamo lanciato la campagna di solidarietà “Io sto con il Cartella”. Però una cosa del genere proprio non ce l’aspettavamo».
 

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Che il “Cartella” fosse una presenza non gradita in città era sotto gli occhi di tutti. Altri due tentativi di incendio, fortunatamente di minore entità, erano stati fatti negli scorsi anni. Pur tra mille difficoltà, il 25 aprile il centro sociale reggino aveva festeggiato i dieci anni di occupazione e di attività. Uno spazio importante in un quartiere periferico della città come Gallico. Come racconta Matteo Valenti, 26 anni: «Da sempre il “Cartella” è impegnato sui temi della socialità e della controcultura: con l’organizzazione di concerti, mostre, rappresentazioni teatrali, fuori dalle pure logiche del commercio. Iniziative volte da un lato a offrire una programmazione culturale alternativa e dall’altro pensate per dare la possibilità di esprimersi a gruppi e realtà che altrimenti avrebbero difficoltà a farlo».

Tra le iniziative di maggior successo del Centro vi è la scuola d’italiano per stranieri dove un piccolo gruppo di docenti volontari, una volta alla settimana, insegna la nostra lingua a una decina di migranti, aiutandoli di fatto nell’inserimento sociale.

Per Ciccio Pitea, che tutti conoscono come “Bozo”, a dare fastidio è la proposta politico-culturale del “Cartella”: «Non solo le assemblee politiche, ma l’aggregazione sociale con il quartiere. Proprio poche settimane fa alla “Festa di Primavera” hanno partecipato una trentina di bambini. Qui nel parchetto vengono a giocare i bimbi con le mamme, si fermano gli anziani della zona. Per me il movente dell’attentato è questo: chi si sente padrone del posto, vale a dire la ‘ndrangheta, vuole cacciarci. La manovalanza, gli autori materiali saranno pure fascisti, ma la regia è di altri, di chi può perdere almeno in parte il suo consenso».
 

Centro Sociale Cartella

In effetti se un incendio del genere fosse successo in un’altra città italiana sarebbe subito stata chiara la matrice fascista dell’attentato. Ma a Reggio Calabria la realtà è più complessa di come appare. Siamo nella capitale della ‘ndrangheta, nella città dei “Boia chi molla”. Un mix esplosivo, una saldatura avvenuta oltre quarant’anni fa ai tempi della Rivolta per il capoluogo.

«Il “Cartella” dà fastidio a molti: ai fascisti, agli amministratori, a chi in questo posto vorrebbe farci un bar o una pizzeria, o che tornasse a essere un luogo degradato e di spaccio», chiosa Peppe Marra.

Più interessi che si sono uniti evidentemente in un unico obiettivo: fare sparire il centro sociale una volta per tutte. Pur piegati, i militanti del Csoa non hanno intenzione di cedere al ricatto: «Proveremo a dare una risposta politica, innanzitutto con un’assemblea. Poi probabilmente con una manifestazione. I danni sono ingenti, la struttura è praticamente distrutta. Ma c’è la voglia di ricostruirla, di ripartire. Ricostruiremo il centro sociale più bello e più grande di prima». L’esperienza del “Cartella” non finisce qui.

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