“Grecia fuori dall’euro”: a rischio 270 miliardi tedeschi

Investitori in fuga dall’Europa, sull’onda della paura per l’uscita di Atene dall’euro. Solo le banche tedesche, infatti, potrebbero perdere 270 miliardi nel caso in cui questo scenario diventasse realtà. Intanto, i più vicini al “contagio” sono i più deboli: Spagna e Italia

Grecia Europa
16 Maggio Mag 2012 0905 16 maggio 2012 16 Maggio 2012 - 09:05
Messe Frankfurt

Il panico ha di nuovo invaso le piazza finanziarie europee. La paura di un’uscita della Grecia dall’eurozona ha spinto gli investitori verso una fuga verso lidi più sicuri. Via libera alle vendite, quindi, sui titoli governativi di Italia e Spagna, che ritornano sotto pressione come diversi mesi fa. E cresce il timore che la nuova tornata elettorale ellenica, dopo il fallimento nella formazione di un governo, possa spingere sempre più in alto i partiti massimalisti, come il Syriza che rifiutano il programma di sostegno internazionale. Dal canto suo, il Fondo monetario internazionale ha fatto sapere di essere pronto «a qualsiasi evenienza».

Il contagio della crisi ellenica ha colpito maggiormente Spagna e Italia. I buoni del tesoro iberici, in apertura di seduta, sono stati oggetto delle vendite. Il rendimento dei Bonos decennali è arrivato a toccare il 6,5%, mentre lo spread coi Bund tedeschi ha superato i 500 punti base per la prima volta dallo scorso autunno. Il premier spagnolo Mariano Rajoy, informato degli eventi, ha subito cercato di tranquillizzare gli operatori, ma a poco sono servite le sue parole. Poco prima Rajoy aveva rimarcato che la Spagna corre il rischio che «l’astronomica cifra del rifinanziamento che deve fronteggiare potrebbe mettere a repentaglio i prestiti da parte degli investitori». In altre parole, senza un concreto riequilibrio dei tassi d’interesse, Madrid potrebbe perdere l’accesso ai mercati obbligazionari, sprofondando nell’abisso in cui sono piombati Grecia, Irlanda e Portogallo.

L’altro osservato speciale dei mercati è stata l’Italia. I rendimenti dei Btp decennali hanno superato il 6% per la prima volta da gennaio, mentre il differenziale con i Bund tedeschi di pari scadenza è salito fino a 457 punti base. «Ci sono state diverse vendite dall’estero, quasi tutte per andare verso i titoli governativi tedeschi, considerati più sicuri», dice a Linkiesta un trader della divisione Fixed income del Credit Suisse. E infatti, il tasso d’interesse dei Bund decennali è sceso al minimo storico, toccando quota 1,44 per cento. Analogamente, i Credit default swap (Cds) sull’Italia, cioè gli strumenti che immunizzano dal rischio d’insolvenza di un asset, hanno superato i 510 punti base.

A far paura è la Grecia. «Nessuno conosce gli effetti di una possibile uscita di Atene dalla zona euro, ma si sa che la sofferenza sarà tanta», hanno scritto oggi gli analisti di Société Générale, in una nota destinata a fare storia. Secondo la banca francese, infatti, una possibile secessione della Grecia potrebbe costare 270 miliardi di euro solo al sistema bancario tedesco, il più esposto agli istituti di credito ellenici. E il contagio si trasmetterebbe anche a Italia e Spagna, i cui sistemi bancari dovrebbero fronteggiare un deleveraging sugli asset del 10-20% e del 20-30% rispettivamente. Nonostante il forte impatto sul resto dell’eurozona, per SocGen «un’uscita della Grecia è gestibile». Diversa invece l’idea di Bank of New York Mellon, che in una nota di ieri ha rimarcato come «nessuno può prevedere cosa accadrà se la Grecia esce dall’euro, il contagio potrebbe essere su scala globale e ben superiore a quello di Lehman Brothers». Però, Michael Spencer, il numero uno di ICAP, il maggiore interdealer broker mondiale, ha ricordato che la secessione della Grecia potenzialmente «è un non-evento». Secondo Spencer «i mercati finanziari si sono abituati all’idea e francamente non vedo altre opportunità».

Parole analoghe le ha pronunciato anche il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. «L’euro può reggere anche senza la Grecia», ha detto a UnoMattina, ricordando tuttavia come «l’intera vicenda greca sia stata gestita malissimo dall’Europa». E se da Bruxelles guardano con attenzione alla prossima tornata elettorale ellenica, da più parti dell’eurozona arrivano esortazioni alla secessione. Eppure, proprio stamattina, il premier spagnolo Rajoy ha ribadito che «lasciar uscire la Grecia sarebbe un errore incredibile».

La strada che sta prendendo Atene, tuttavia, sembra essere definita. Il partito della sinistra radicale Syriza, guidato da Alexis Tsipras, è accreditato di avere la maggioranza assoluta, elemento che lascia intendere che la sua linea, contraria al salvataggio internazionale da parte della troika, sia quella più in voga fra i greci. «Siamo pronti a tutto», aveva detto Tsipras ieri, alla conclusione dell’ultimo vertice con il presidente greco Karolos Papoulias. Non è però detto che l’eurozona sia pronta a lasciare cadere la Grecia.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Potrebbe interessarti anche