In Egitto votano anche i morti e al primo turno hanno scelto il candidato islamico

In Egitto, alle elezioni presidenziali dove hanno prevalso il candidato dei Fratelli Musulmani, Moursi, e l'ex ministro di Mubarak, Shafiq, hanno votato anche i morti. Ma sono molte altre le irregolarità denunciate. «È facile manipolare gli egiziani - spiega Ahmad El-Dawy del giornale Al- Gomhore...

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28 Maggio Mag 2012 1502 28 maggio 2012 28 Maggio 2012 - 15:02
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IL CAIRO - L’organizzazione si chiama “Shafyeen”, in italiano “Ti stiamo guardano”. Il centro, uno dei più accreditati nel Paese, monitora le elezioni presidenziali (vinte al primo turno dal candidato dei Fratelli Musulmani, Moursi che si andrà a scontrare con l'ex ministro di Mubarak, Shafiq) e segnala le irregolarità o violazioni. «Abbiamo accumulato 42 file e li abbiamo depositati in Tribunale perché vengano valutati. Le infrazioni sono diverse e colorate», esclama Ahmed Hafez, uno dei membri fondatori. «Il nostro staff- continua- è composto da persone, uomini e donne, che hanno fatto un training specifico e, a loro volta, hanno scelto dei volontari sparsi per 17 governatorati in tutto l’Egitto. Le infrazioni che abbiamo raccolto sono svariate e supportate da prove. Il problema è che il popolo egiziano non ci fa sempre caso, ma paradossalmente si dispera quando non è d’accordo con il risultato finale». Scuote la testa in segno di disapprovazione, accende una sigaretta. Poi sfogliando il suo quaderno, aggiunge: «per esempio, noi siamo l’unico Paese al mondo che permette a morti di votare. Lo sapete? Abbiamo le prove, ora te le mostro: vedi - indicando le foto - certificati di morte i cui nomi appaiono sulla lista delle persone che hanno votato. Qui non è percepito come un grande scandalo! Forse altrove lo sarebbe».

Continua a leggere il suo elenco. «Abbiamo fotografato, davanti i seggi, soprattutto nei villaggi, molti autobus pagati per raccogliere le persone e portarle a votare». Mostra una foto, si tratta di una autobus ricoperto dalle immagini del candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Moursi. È evidente che non si tratta di un mezzo di locomozione che utilizzano generalmente gli egiziani. «Inoltre- aggiunge Hafez- alcuni dei nostri vigilanti non sono stati fatti entrare dentro seggi. Altri hanno segnalato ritardi, anche di 2 ore, di apertura e- in alcuni luoghi- la chiusura è avvenuta molto prima delle 9, orario fissato per statuto. Ma la cosa più assurda- che nessuno però può controllare - è che molti seggi, durante la giornata, hanno chiuso per un paio di ore: non hanno permesso a nessuno di entrare durante quel lasso di tempo. Il break, consentito, non dovrebbe superare i 15 minuti».

Insomma tante sono state le violazioni. Ahmad El-Dawy, caporedattore del quotidiano “Al- Gomhoreya”, in italiano ‘”Repubblica”, ha un’idea precisa della più evidente criticità che il suo Popolo deve affrontare nei prossimi anni. «È facile manipolare gli egiziani: il 40% vive sotto la soglia di povertà e quasi la metà della popolazione è illetterata. Basta dare loro cibo e soldi per convincerli a votare per qualcuno. Bisogna dare la possibilità a queste persone di valutare con la propria testa ed essere indipendenti. Ci vorrà, però,molto tempo prima che questo accada».

“Al- Gomhoreya” è in un edificio di 8 piani. All’ultimo l’ufficio di un’ex generale e Presidente del Centro studi per la sicurezza e politica nazionale. Alla domanda sulle violazioni riscontrate durante il primo turno di votazione, esclama: «Sì è vero. Hanno sicuramente violato le regole della campagna elettorale, sia Shafiq che Moursi. Sono certo che abbiano speso, entrambi, molto più di 10 milioni di sterline egiziane (circa 1,2 milioni di euro, tetto massimo stabilito). Ti spiego come. Hanno molti sostenitori che, presumibilmente, avranno investito milioni di sterline per “aiutare” il proprio candidato. Sono persone intelligenti, non riuscirete a trovare prove contro di loro. Avranno agito con accortezza. Di certo, le irregolarità non impediranno lo svolgimento del secondo turno delle elezioni, il 16 e 17 di giugno». Appare sicuro l’ex generale, conosce bene “il sistema clientelare” del suo Paese. «I diretti interessati sanno sia la somma che la provenienza del denaro ma si limiteranno a dire di non sapere nulla e – semplicemente - di essere molto amati dagli egiziani».

Anche l’ex generale, come d’altronde tutti quelli che hanno votato per Hamed Shafiq, ex ministro dell’aviazione ai tempi di Mubarak, non ha dubbi: «ripristinare la sicurezza è il primo obiettivo dopo le elezioni presidenziali». Su questo punto, Yosri Fouda, popolare giornalista egiziano, conduttore del programma “Last words” in onda sull’emittente privata Ontv, ha un’ opinione diversa. «Gli uomini del regime di Mubark e soprattutto, lo Scaf (Il Consiglio Supremo delle Forze Armate), hanno fatto di tutto per creare insicurezza nel Paese – afferma - ed ora quel sentimento di paura, che hanno loro stessi contribuito a creare, vogliono spazzarlo via. Prendono in giro la gente e il popolo non se ne rende conto».

Sullo stesso piano all’interno dell’edificio, si trova proprio l’ufficio di Ahmad El-Dawy. C’è un caso che ha fatto molto clamore prima delle elezioni e riguarda proprio il suo giornale: una foto a tutta pagina di Shafiq pubblicata - ripetutamente - durante i giorni del silenzio stampa. «Si tratta di business. Se non l’avessimo pubblicata noi, l’avrebbe fatto un altro quotidiano. E noi non avremmo preso i soldi. Non sono violazioni che danno fastidio. Noi le chiamiamo “violazioni minori ed accettabili”. Poi certo, se si dovesse falsare anche il risultato delle presidenziali, sarebbe un altro discorso. Ma non stupitevi: questa è normale prassi in Egitto».

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