1908, Messina: “Il sisma ci impone di investire sugli ingegneri”

Già nel 1908, dopo il terribile sisma di Messina, l'Italia si era contraddistinta per due tendenze che rimangono ancora oggi attuali: una straordinaria generosità dei cittadini, e una carenza sistematica del governo nel prevenire simili sciagure, adottando quelle tecniche di costruzione note ma p...

Messina
30 Maggio Mag 2012 1117 30 maggio 2012 30 Maggio 2012 - 11:17
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28 dicembre 1908, un terremoto di immani proporzioni colpisce Reggio Calabria, Messina e i paesi del circondario. È la più grave catastrofe che il neonato Stato italiano si trovi ad affrontare e il suo impatto sulla pubblica opinione è straordinario quanto inatteso. Nasce un movimento di solidarietà e di soccorso generalizzato a testimonianza di un sentimento nazionale “caldo” e di un’idea di unità inattesi, comunque ritenuti molto più bassi.

Quel sentimento tuttavia per quanto encomiabile testimonia anche di un vuoto e di un’approssimazione nella gestione del suolo, nella organizzazione dei soccorsi, nelle pratiche di edificazione e di ricostruzione. Tutto questo, al di là della buona volontà, dice in forma manifesta che una cosa è il paese legale, ovvero l’insieme delle norme e delle leggi che regolano il Paese, e altra è l’Italia reale, ossia ciò che si fa, la realtà che corre, soprattutto l’Italia dell’ingegneria civile. Più di un secolo dopo, siamo ancora lì (db).

Gustavo Uzielli *, Ogni volta che la terra trema è sempre la stessa storia

Dopo Messina e Reggio sprofonderà un giorno, come ha predetto il Suess, l’intera isola di Sicilia? E se è vero che questi terribili movimenti si sono manifestati nella Calabria e nella Sicilia, perché i monti sono in via di formazione e non consolidati come le Alpi, si estenderà il movimento rovinoso a tutta la penisola italica? E’ certo che, come veniva osservato i una recente adunanza di un grande istituto britannico, l’azione dei terremoti sulla emozionalità e nello spirito religioso è grandissima.

Questo mi ricorda il detto di S. Paolo che esclamava: «I Giudei chieggiono miracoli, i Greci cercano la sapienza; ma Cristo vuole la fede»; perché quando avviene un terremoto la maggioranza degli uomini che ormai hanno perduta la pura fede diventano i Giudei di S. Paolo, mentre i veri scienziati serbano il silenzio o, se interrogati, dicono ignorare la vera causa di un dato terremoto. Ma gli uomini ascoltano più volentieri con l’animo ansioso coloro che si dicono conoscitori delle occulte leggi della materia e che se ne fanno i profeti; fra i quali molti in buonissima fede, abituati a conoscere la verità, con assoluta certezza, per influsso divino. Infinite sono le teorie per spiegare i terremoti e in particolare l’ultimo Calabro-Siculo, quali ciascuno ha potuto leggere in tutti i giornali; ma, come ha detto Leonardo: La verità ha un sol termine, il quale essendo pubblicato, il litigio resta in eterno distrutto.
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Il presente può essere studiato sotto molti aspetti, lo scientifico e l’edilizio, ecc. Ma lo scientifico implica misure e quindi mi auguro che l’Istituto Geografico Militare sia incaricato subito di fare un a livellazione di tutta l’area terremossa, e perciò parafoni le nuove misure con quelle della livellazione precedente. Quindi non ne dirò nulla. L’altro fenomeno presente che s’impone è quello della ricostruzione di Messina, Reggio e altri paesi finitimi.
Soltanto quell’eccessiva emozionalità destata sempre dai terremoti, può spiegare il pensiero di coloro che volevano lasciare deserte quelle spiagge ove sorgono meglio sorgevano quelle due famose città. Ma è inutile insistere sull’argomento, una volta che il Parlamento ha deliberato, con molto senno, la loro ricostruzione nel luogo ove prima sorgevano. Circa questa ricostruzione è chiaro che solo le persone tecniche possono esprimere giudizi e scegliere fra i vari metodi che sono stati proposti e di cui sommo maestro è il Giappone.

Fin dal 1887 ristampai quanto avevano detto due insigni sismologi: il Mallet e il Milne – questi stato per molti anni direttore dell’Istituto Sismologico del Giappone – cioè che se fosse avvenuto in Italia un terremoto analogo a quelli di quel paese le sue città, e fra esse nominavano Firenze, sarebbero state distrutte. E’ però ben strano vedere oggi persone autorevoli e quasi tutti i giornali indicare come ideatori delle ricostruzioni e uomini benemeriti del paese coloro che hanno ricopiato e ristampato le indicazioni date dall’Istituto Sismologico Giapponese per la ricostruzione delle case nei paesi oggetti ai terremoti.

Certo il Governo Italiano è benemerito, fin dal 1883, per aver stampato un Regolamento di tal genere, copiato in gran parte sulle norme dei Giapponesi. Certo ha fatto cosa utile lo scrivente a ristamparlo quasi per intero nel 1887, il Padre Alfani nel 1905 aggiungendovi alcune sue idee teoriche, ed egualmente Mario Baratta nel 1887 e molti altri ancora, Ma con ciò francamente, nessuno merita una ricompensa nazionale.

Quel che meriterà una ricompensa nazionale sarà il Governo stesso italiano se, cessando il vecchio metodo di stampare stupende relazioni tecniche che rimangono poi lettera morta e provvedendo con leggi energiche sia per rendere obbligatori gli opportuni metodi di costruzione o sia per provvedere contro le dilapidazioni possibili delle somme raccolte per riedificare quelle insigni città, invierà al Giappone alcuni ingegneri fra i più eminenti d’Italia a studiare sul luogo i metodi usati dai giapponesi e quindi istituirà in Italia, il paese, almeno nella sua parte meridionale, più terre mosso di qualunque altro dopo il Giappone, un Istituto Sismologico Tecnico che formi ingegneri speciali, i quali portino nelle costruzioni quella perfetta conoscenza che nasce da profonde cognizioni tecniche , sorrette da concetti teorici, ricordando sempre, con Leonardo da Vinci, che la teoria è il generale e che la pratica sono i soldati.

*geografo, esperto di terremoti, nato nel 1839 a Livorno e morto a Firenze nel 1911

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