Nelle tende dei terremotati, la paura dei ladri di bambini

La paura vien di notte, nella tendopoli di Mirandola. E ha le ombre lunghe degli orchi più cattivi: i ladri di bambini. «Si sono presentati in due: un uomo e una donna», raccontano gli sfollati. «Hanno detto di essere della Protezione civile, cercavano i bambini per portarli in una struttura più ...

Tendopoli3
31 Maggio Mag 2012 1517 31 maggio 2012 31 Maggio 2012 - 15:17
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MODENA - La paura vien di notte, a Mirandola. E ha le ombre lunghe degli orchi. Gli sciacalli degli sciacalli: i ladri di bambini. L'allarme, nella tendopoli da 800 posti tutti esauriti alle porte del paese che non c'è più, è scattato mercoledì dopo cena. «Si sono presentati in due: un uomo e una donna. Parlavano italiano, erano vestiti in maniera distinta, giacca lui e jeans lei. Hanno detto di essere della Protezione civile, cercavano i bambini per portarli in una struttura più protetta di Reggio Emilia».

Maria è romena, viene da Bucarest e mentre descrive la misteriosa coppia fa su e giù con il carrozzino. Dentro c'è Luca, un anno, che dorme placido. Lei lo accarezza sulla testolina pelata. Maria è una sfollata della prima ora. Anzi della prima scossa, quella che ha frustato la notte del 20 maggio. Sull'appartamentino in affitto nel centro di Mirandola, ormai, ci ha messo la croce sopra: è tutto crepato, se i ladri se ne vogliono approfittare facciano pure. «Maledetti sciacalli bastardi», dice. Ma giù le mani dai bimbi. E non solo da Luca.

Il racconto dei ladri di bambini si diffonde di tenda in tenda. In tutte le lingue. Romeno e arabo. Ne parlano le famiglie albanesi e quelle tunisine. «Se li sentivo io, li ammazzavo senza nemmeno farli parlare», mulina il pugno al vento Vasile, «operaio di Romania» con le mani grosse, da una settimana in tuta e ciabatte perché ha perso tutto, anche i vestiti. «Quell'uomo e quella donna sono stati subito cacciati da noi, poi abbiamo chiamato i poliziotti che presidiano il campo. Ma i mostri se n'erano già andati....».

I bambini nella tendopoli di Mirandola sono tutto. I loro disegni tappezzano la mensa appena si entra. Le loro corse tra la terra e le canadesi blu rallegrano gli occhi stanchi di tanti anziani. I bambini, qui nel campo Friuli, fanno da traduttori per i genitori che non parlano bene l'italiano. E sono sempre i bambini a stemperare gli animi e le difficili convivenze di questo piccolo villaggio globale. Quando scoppia la minima scintilla, percepiscono la tensione e si mettono in mezzo alle gambe dei grandi per giocare, per catturare l'attenzione. Spesso funziona.

Tom, operaio di 35 anni, viene da Udine. É un volontario della Protezione civile. Dice: «Ho lavorato anche per il terremoto dell'Aquila: nelle tendopoli c'era una situazione diversa perché erano quasi tutti italiani. Qui invece i modenesi sono andati dagli amici e dai parenti, sono rimasti gli immigrati arrivati da queste parti perché una volta c'era lavoro». Ora non c'è più. Sono rimasti i bambini, quelli che vanno dai volontari della Protezione civile a chiedere un po' di bottigliette d'acqua per «la mamma che sennò dorme». Intanto la terra, come dicono loro, continua a bollire.

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