“Noi notai siamo troppo lontani dai clienti”

All’indomani dall’avvio dell’istruttoria da parte dell’Antitrust sul cartello dei notai milanesi, per via di una delibera emessa a fine gennaio che minacciava una non chiara azione di vigilanza sugli scostamenti «macroscopici» rispetto ai ricavi medi della categoria, parla un notaio che esercita ...

Notai
13 Giugno Giu 2012 0642 13 giugno 2012 13 Giugno 2012 - 06:42
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La qualità va pagata, ma i notai vogliono stare troppo spesso a capotavola, invece che sedersi a fianco dei propri clienti. Insomma, sono percepiti come burocrati e legulei, e non consulenti. Usa questa metafora un affermato notaio milanese per commentare l’avvio, da parte dell’Antitrust, di un’istruttoria nei confronti del consiglio meneghino per aver diramato una delibera volta a «vanificare l’intervento normativo liberalizzatore, ponendosi come tentativo di aggirarne le disposizioni». Linkiesta aveva già sollevato la questione lo scorso aprile, dopo che alcuni consiglieri nazionali avevano raccontato di essersi raccomandati con gli iscritti di non alzare troppo le tariffe.

«L’Ordine notarile di Milano ha cercato di fare una moral suasion pur sapendo non solo che le tariffe sono state abolite già nel 2006, ma che in città i prezzi non sono così elevati rispetto alla provincia, perché in una città come Mantova i notai sono una trentina, a Milano circa 500», spiega ancora il professionista, sotto garanzia di anonimato. Sul documento “incriminato”, con una formula piuttosto intricata, sostanzialmente si minaccia – senza peraltro specificare in che termini – possibili azioni da parte dell’organo di autogoverno della categoria a chiunque si scosti “macroscopicamente” dai ricavi medi dei professionisti milanesi. 

Nello specifico, l’ordine delibera: «di confermare l’importanza dell’attività di rilevazione dei dati attinenti la quantità di lavoro svolto ed i relativi ricavi, per individuare criteri comportamentali medi e scostamenti macroscopici, nei confronti dei quali potrà essere attivato il potere-dovere di vigilanza che compete a questo Consiglio», e «di mettere allo studio ulteriori strumenti di indagine e controllo che, anche attraverso la rilevazione della soddisfazione degli utenti, consentano di mantenere l’elevato grado di qualità assicurato dal servizio notarile alle famiglie e alle imprese».

«Il punto è questo», osserva il notaio: «Alla società italiana interessa avere un sistema dove chiunque può curare le compravendite oppure dei pubblici ufficiali specializzati? Avere una persona specializzata non genera un costo tanto più elevato. Prima dell’arrivo dell’euro le pratiche di un mutuo da 200 milioni di lire costavano 4 milioni, che sono diventati 4mila euro per poi abbassarsi a circa 2.800 euro». Se il servizio costa meno, a detta del notaio, significa che il professionista si prende rischi maggiori.
Esempio classico è l’acquisto di una casa: «Per essere sicuro che la compravendita avvenga senza conseguenze derivanti da eventi accaduti in passato, come una mancata iscrizione ipotecaria 15 anni fa, devo ispezionare i registri immobiliari. Se il notaio si ferma agli ultimi 10 anni costerà 200 euro, andando ancora indietro si arriva a oltre 400 euro, in termini di ore lavorate dei dipendenti. Quando poi è necessario chiamare un consulente esterno, come un geometra, per effettuare una perizia in catasto, il prezzo salirà ulteriormente». 

Sicuri che non sia una giustificazione? «Nel mondo anglosassone le funzioni dei notai sono svolte dagli avvocati, con un costo decuplicato e nessuna garanzia sui possibili procedimenti giudiziari aperti da una delle due parti, mentre la litigiosità in Italia è inesistente», dice ancora il professionista. Tuttavia, se un notaio fornisce qualità a basso costo, deve essere libero di farlo. A dispetto dell’ordine e del suo esibito «potere-dovere di vigilanza».

 

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