“Ancora ieri credevamo nella primavera egiziana”

«Mi auguro che il popolo sostenga Mursi perché questa è davvero l’ultima occasione per realizzare la rivoluzione egiziana» dice a Linkiesta Dina Zakaria, giovane membro della Fratellanza Musulmana. Poi ieri è arrivato lo shock. L'Alta Corte ha sciolto il Parlamento dove la Fratellanza aveva la ma...

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15 Giugno Giu 2012 1300 15 giugno 2012 15 Giugno 2012 - 13:00
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CAIRO - «La rivoluzione egiziana rischia di cadere nelle mani dei controrivoluzionari. Attualmente l’unica persona che può salvarla è Mohammed Mursi» dice Dina Zakaria, giovane membro della Fratellanza Musulmana e rappresentante di Libertà e Giustizia, il braccio politico nato un anno fa da questo movimento Islamista. Dopo aver vinto le elezioni parlamentari dello scorso novembre, Libertà e Giustizia avrebbe potuto anche aggiudicarsi la presidenza visto che sabato e domenica il suo candidato, Mursi, sfiderà al ballottaggio Ahmed Shafiq, l’ultimo premier del governo di Hosni Mubarak. Peccato che in una mossa a sorpresa la Corte Costituzionale ha ieri dissolto il Parlamento dichiarandolo incostituzionale.  

Dina proviene da una famiglia dove non vi erano membri della Fratellanza e ha deciso di entrare a far parte del movimento quando frequentava l’Università. All’epoca non avrebbe mai pensato che un giorno avrebbe rappresentato gli islamisti a Bruxelles, ma lo scorso luglio è stata la portavoce di Libertà e Giustizia al seminario organizzato con tutti i nuovi soggetti politici egiziani dal Parlamento Europeo. Linkiesta l'ha intervistata prima dell'annuncio della decisione della Corte  che mette il Paese sulla rotta della Algeria dove nel 1991 l'esercito cancellò il secondo turno delle elezioni vinte dagli islamici dando inizio a una guerra civile che durò dieci anni. Nelle sue parole c'era ancora tutta la speranza che la primavera potesse arrivare a compimento. 
 

Che cosa significherebbe una vittoria di Shafiq?
Coloro che hanno fatto la rivoluzione volevano rovesciare il vecchio regime, ma Shafiq lo rappresenta in pieno e lui stesso dice che il deposto presidente é un suo modello. Penso che gli egiziani alla fine non sceglieranno di votare per lui e sosterranno la rivoluzione e un candidato che nasce da essa. Mi auguro che il popolo sostenga Mursi perché questa è davvero l’ultima occasione per realizzare la rivoluzione egiziana. Difficilmente la maggioranza degli egiziani accetterebbe un uomo proveniente dalle gerarchie dell’epoca di Mubarak. A sostenere Shafiq sono solo gli affiliati del vecchio regime che vogliono conservare i privilegi che questo gli garantiva.

Dalla caduta di Mubarak, molti rivoluzionari vi accusano di essere accomodanti nei confronti dei militari. Volete spartire il potere con l’esercito?
Ci sono elettori che non vogliono votare Fratellanza Musulmana perché sono convinti che noi siamo collusi con l’esercito, ma ultimamente molti hanno rivisto questa teoria perché hanno capito che sono state le forze vicine al vecchio regime a diffondere questa menzogna. E’ evidente che è in corso un certo confronto tra la Fratellanza Musulmana e il Consiglio Supremo delle Forze Armate. Anche la dialettica tra questi due soggetti è diventata sempre più accesa. Tutto ciò conferma che non vi è alcun patto tra loro. Molti egiziani stanno decidendo di votare Mursi non perché sostengono la Fratellanza Musulmana, ma perché sotto il suo nome si trova il simbolo della rivoluzione.

Nel programma di Mursi si cita il Corano per dire che non ci sono differenze tra uomini e donne. Molte elettrici hanno paura che un’ascesa islamista mini i loro diritti. Si sente di tranquillarle?
Molte persone sono convinte che Mursi pensi che uomini e donne siano uguali, ma sono state spaventate da quanti hanno diffuso l’idea che qualora Mursi vincesse diventerebbe un islamista in grado di privare le donne dei loro diritti. Il nostro candidato ha continuato a ripetere che queste sono bugie perché lui è sinceramente legato a quel principio fondamentali dell’Islam secondo il quale le donne e gli uomini godono degli stessi diritti e hanno gli stessi doveri.

A temere il successo di Mursi sono anche i cristiani che avendo paura di essere schiacciati dagli islamisti hanno votato Shafiq sin dal primo turno. Anche le loro sono preoccupazioni esagerate?
Ancora una volta è stato il sistema mediatico che, insieme alla campagna elettorale di Shafiq, ha diffuso il messaggio che ai cristiani non conviene sostenere Mursi. Anche questo però non è vero. Mursi ha ripetuto che garantirà a tutti i cristiani i loro diritti e che non interferirà nelle questioni che questi regolano facendo riferimento alla loro religione. L’Islam non si può intromettere in questioni tali. In questi giorni molti cristiani hanno detto che sosterranno Mursi e anche il voto degli egiziani residenti all’estero (che ha dato come vincente il candidato islamista ndr) ha mostrato che ci sono cristiani che sostengono il nostro uomo.

Nel programma di Mursi non viene menzionato il trattato di pace di Camp David firmato tra Egitto e Israele nel 1979, ma si parla di un rafforzamento della relazione con Iran e Turchia. Che tipo di politica estera avete in mente?
Mursi pensa a un paese stabile, ma aperto verso tutte le potenze straniere. Vogliamo avere buone relazioni con gli altri stati per realizzare interessi comuni in ambito economico e culturale. La Fratellanza ha più volte ripetuto che rispetterà tutti gli accordi internazionali presi dall’Egitto in precedenza e Camp David è uno di questi. Noi egiziani abbiamo sempre rispettato questo trattato, ma da parte israeliana ci sono state violazioni sia nei nostri confronti che verso la popolazione palestinese. Ora spetta allo stato ebraico decidere se vuole davvero rispettare questo accordo.

Che tipo di modello di stato ha in mente Mursi? Quello multi confessionale indonesiano, ovvero orientato alla tolleranza religiosa sin dalla Costituzione? Quello turco dove la religione è sotto l’egida dell’esercito? Oppure si ispirerà al modello malesiano che si regge su un atipico equilibrio tra etica islamica e Common Law d’eredità britannica, ma che, a differenza di quello turco, punta grossomodo a Occidente?
Creeremo un nuovo modello. Quello egiziano prenderà spunto da tutte le esperienze democratiche positive che abbiamo visto evolversi. La Turchia ci ispira da tempo ed è per noi un paese moderato da cui prendere esempio. Lo stesso vale per gli altri stati menzionati. Il nostro obiettivo è quello di rendere l’Egitto un paese moderato, islamista, civile, rispettoso della legge di stato, delle minoranze, di tutti i cittadini e di tutte le potenze internazionali.

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