In Grecia vince l’Europa, ma sui mercati regna la paura

La Grecia non convince i mercati finanziari. Dopo un avvio in positivo, la sfiducia torna a regnare sovrana. Italia e Spagna le più sotto pressione, con Madrid che soffre sui mercati obbligazionari mentre il ministro del Bilancio Montoro invoca l’aiuto della Banca centrale europea. Intanto, Atene...

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18 Giugno Giu 2012 1502 18 giugno 2012 18 Giugno 2012 - 15:02
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Altro che Grecia. I mercati finanziari non festeggiano l’esito delle elezioni elleniche, che hanno visto la vittoria del partito di centrodestra Nea Dimokratia. Dopo un piccolo momento di positività in apertura di seduta, negli investitori è tornata la sfiducia e sono riprese le vendite su tutti i fronti principali, sia azionario sia obbligazionario. Sotto pressione Italia e Spagna, a tutti gli effetti i fronti più intensi di una crisi europea che rischia di aggravarsi giorno dopo giorno.

«Non è un referendum sull’euro». Così aveva spiegato la banca americana Goldman Sachs alla vigilia del voto in Grecia. E infatti non ci sono stati grossi scossoni sui mercati finanziari. La vittoria di Nea Dimokratia era data per possibile da circa tre settimane. Le possibilità che il Syriza, il partito della sinistra radicale guidato da Alexis Tsipras, diventasse il primo partito dopo la fallimentare tornata elettorale del 6 maggio scorso sono andate via via affievolirsi giorno dopo giorno. Tuttavia, il risultato ha visto un testa a testa significativo, come ha ricordato la banca britannica Barclays, che si è detta sicura che la crisi greca è destinata a peggiorare ancora. E lo stesso ha spiegato l’agenzia di rating Fitch. Se è vero che le probabilità di un’uscita di Atene dalla zona euro sono ridotte dopo il voto, è altrettanto vero che «la crisi ellenica è lungi dall’essere risolta». Anzi, è possibile che si arrivi a un terzo bailout, dopo quello del maggio 2010 e l’ultimo, avvenuto dopo la ristrutturazione del debito dello scorso marzo.

Sui mercati obbligazionari non c’è stata euforia, ma un pallido tentativo di ripresa. Come è stato nelle ultime tre settimane, la più sotto pressione è stata la Spagna. I rendimenti dei titoli di Stato con scadenza a dieci anni hanno toccato il loro massimo storico, a ridosso del 7,25 per cento. Una cifra che, come ha dichiarato il ministro del Bilancio Cristóbal Montoro, «sta spingendo il Paese fuori dai mercati». Montoro ha invocato l’intervento della Banca centrale europea (Bce), tramite l’acquisto di bond con il Securities markets programme (Smp) utilizzato dallo scorso agosto fino a diverse settimane fa. «È una soluzione che allevierebbe i problemi che sta vivendo il Paese in attesa della ricapitalizzazione del sistema bancario, ma queste non sono pressioni, sia chiaro. L’indipendenza della Bce non è in discussione». Le frasi di Montoro sono servite a poco. I bond spagnoli con scadenza a due anni hanno superato il 5,5% per la prima volta da novembre, mentre quelli con maturity a 5 anni sono schizzati oltre il 6,7 per cento.

L’Italia non è stata risparmiata. I tassi d’interesse dei Btp decennali sul mercato secondario, dopo una lieve contrazione in avvio, sono tornati sopra il 6,1 per cento. Questo nonostante il tentativo del presidente del Consiglio Mario Monti di tranquillizzare gli investitori durante il weekend, questi hanno continuato a vendere i titoli di Stato italiani. E da Los Cabos, dove si sta tenendo il G20, il segretario generale dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), Angel Gurria, ha dichiarato alla Dow Jones che potrebbero essere alcune ristrutturazioni di obbligazioni sovrane nell’eurozona. Come esempio Gurria ha preso l’Italia, che per il suo quadro legislativo avrebbe vita facile in un riscadenzamento del debito circolante.

Come scriveva alla vigilia del voto la banca svizzera UBS la tragedia greca è destinata a continuare. Il numero uno di Nea Dimokratia ha oggi avuto il mandato dal presidente ellenico Karolos Papoulias per cercare di formare un governo. Ora inizieranno le consultazioni e le aspettative sono buone, sebbene Tsipras abbia riaffermato la sua volontà a non appoggiare alcun governo creato da Nea Dimokratia. Secondo il think tank OpenEurope è possibile che «entro venerdì ci possa essere la formazione del nuovo governo». I tempi sono stretti. Solo dopo l’insediamento dell’esecutivo riprenderanno i dialoghi fra la Grecia e la troika. Sul piatto, come spiegano fonti della Commissione europea, ci sarà un nuovo programma da collegare agli aiuti internazionali, questa volta basato su più iniziative per la crescita economica. «Tuttavia, rimarranno fissi i paletti di consolidamento fiscale previsti dal primo accordo», continuano le fonti. Sulla stessa linea si è mostrato il cancelliere tedesco Angela Merkel, che ha escluso che ci possano essere allentamenti negli impegni assunti. Niente sconti, ma tempo, quindi. È possibile che ci sia un allungamento dei termini del rimborso dei prestiti internazionali, come informalmente si sta dicendo nelle sale operative delle banche d’investimento di Londra e New York. Del resto, anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha oggi ribadito che il voto di Atene è servito a «prendere più tempo». Ma non a risolvere i problemi che da ormai tre anni e mezzo affliggono la Grecia. Per quelli, come ha ricordato Citigroup, il tempo è già finito.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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