“Contraffazione, se le copie sono identiche l'originale deve primeggiare in etica”

Storicamente la difesa più efficace per le merci originali era la qualità superiore rispetto alle copie. Con lo sviluppo tecnologico non è più così. Come possono difendersi le aziende? Secondo l'esperto Gabriel Cuonzo, devono associare al marchio altri valori oltre la qualità, come il rispetto de...

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19 Giugno Giu 2012 1540 19 giugno 2012 19 Giugno 2012 - 15:40
Messe Frankfurt

In Italia la contraffazione è in aumento. Malgrado l’intensa attività di repressione della Guardia di Finanza per arginare e bloccare le fabbriche clandestine di tarocchi ben confezionati - dal 2008 al 2011 ci sono stati oltre 71.000 sequestri per un totale di oltre 229 milioni di pezzi - nel 2011 c’è stata una particolare crescita. I contraffattori sono sempre più abili, le aree dove dominano sono il tessile e il settore audiovisivo ma la lunga mano della contraffazione si fa sentire anche in settori più sofisticati come la componentistica e la farmaceutica. Ne parliamo in questa intervista con l’avvocato Gabriel Cuonzo, managing partner e co-fondatore dello studio Trevisan&Cuonzo, uno dei massimi esperti di diritto commerciale e proprietà intellettuale.

Avvocato Cuonzo, i dati sono allarmanti. Se alla contraffazione aggiungiamo le imitazioni di marchi e tutte le varianti il quadro si fa fosco. Prima di addentrarci nel tema riusciamo a dare una definizione di contraffazione?
E’ una domanda pertinente quella che mi fa, perché il tema è più complesso di quello che appare. Diciamo che da un punto di vista civilistico non c’è sostanziale differenza tra il caso di chi utilizza un marchio simile a quello originale ed il pirata, spesso appartenente o collegato ad organizzazioni criminali, che mette sul mercato un prodotto interamente clonato, identico in tutto e per tutto a quello originale. In entrambi i casi la legge parla di contraffazione. Nel linguaggio comune però quando si parla di contraffazione ci si riferisce quasi sempre ai casi più gravi che hanno spesso risvolti penali che appunto si verificano quando il prodotto taroccato ha una forma identica all’originale in tutti i suoi aspetti: dal packaging al marchio. Le norme civilistiche in pratica non “vedono” la differenza etica profonda fra i due casi. Per il giurista sono entrambi casi di violazione del diritto esclusivo sul marchio. I casi più gravi di pirateria possono tuttavia avere gravi ricadute sociali. Si pensi alla contraffazione dei farmaci o dei ricambi per aerei. In questi casi vi è una forte componente criminale e si può addirittura arrivare a mettere a rischio la vita delle persone.

Poi ci sono le imitazioni. Un fenomeno macroscopico.
Certo. Anche in questo caso si commette un illecito ma i consumatori non sempre lo percepiscono come tale. Se una borsa griffata e ben imitata viene messa sul mercato a prezzi venti volte inferiore all’originale il consumatore non reagisce come se gli avessero propinato un farmaco taroccato. Anzi, a parte una fascia ristretta di consumatori fedeli alle griffe, c’è la possibilità che quel prodotto venga accolto molto bene. Anche perché, e questo è un dato importante, da un po’ di anni il livello qualitativo delle imitazioni è molto alto, spesso gli stessi produttori di beni fanno fatica a distinguere l’originale dal falso.

Ma secondo lei il fenomeno della contraffazione è una malattia cronica del sistema oppure si può estirpare?
E’ un fenomeno che risale agli albori del capitalismo. C’è sempre stata la contraffazione. Ogni volta che usciva sul mercato un prodotto innovativo si verificavano tentativi di copiare l’originale. Il fatto nuovo, di cui si discute troppo poco, ruota attorno a un paradosso: è la stessa tecnologia a consentire oggi la riproduzione identica di un prodotto. Si tratta di qualcosa di nuovo perché fino ad oggi all’idea di imitazione era sempre associata la convinzione che la copia avesse una qualità inferiore all’originale. E’ una idea che viene dal mondo dell’arte e che ha radici nel romanticismo europeo. Oggi scopriamo con sconcerto che la tecnologia rende possibili copie sostanzialmente identiche all’originale al punto che a volte neppure gli esperti possono distinguerle senza l’ausilio di sofisticati accorgimenti. E badi bene che non mi riferisco soltanto al settore audiovisivo, ma anche a prodotti fisici. In primo luogo prodotti tecnologici, ma è molto colpito anche il settore della moda sia tessile che degli accessori o del mobile. Lei capisce che se sono gli stessi processi produttivi ad alimentare il fenomeno contrastarlo diventa più difficile. Infatti sta venendo meno quella difesa naturale contro la contraffazione basata sull’idea della sua inferiore qualità. Lo ripeto, questo è un aspetto su cui non si riflette abbastanza. Di fronte all’emergere di tecnologie riproduttive che consentiranno sempre più spesso copie qualitativamente identiche all’originale, occorre che le imprese modifichino le loro strategie produttive e di comunicazione. Penso ad esempio alla necessità di associare valori nuovi all’idea di originalità del prodotto. Non solo superiorità qualitativa del prodotto originale, ma anche eticità ed eco compatibilità dei processi produttivi con messa al bando del lavoro minorile e del lavoro nero. Così è possibile convincere i consumatori a preferire sempre il prodotto originale anche di fronte alla tentazione della copia ben fatta. Questa è una strada che molti produttori del made in Italy hanno già imboccato.

Secondo lei la crisi economica facilita la contraffazione?
Penso di sì. Le tentazioni di acquisto di un prodotto simile e molto meno caro sono forti in epoca di crisi economica. Tra l’altro sono acquisti a rischio nel caso dei farmaci.

La legislazione attuale è sufficiente a combattere il fenomeno?
Credo che la nostra sia in sostanza una buona legislazione. Abbiamo recepito le normative europee e dunque abbiamo tutti gli strumenti per combattere la contraffazione e tutte le sue varianti. Direi che siamo carenti quando passiamo dalle leggi all’operatività della repressione. Non perchè la Guardia di Finanza non sia efficiente e competente. Anzi, è vero il contrario. I punti di debolezza stanno nel processo penale e civile che hanno tempi troppo lunghi e mostrano vistose carenze in confronto agli altri paesi europei. Naturalmente, il fatto che la nostra legislazione sia adeguata a combattere la contraffazione non significa che non sia giusto porsi domande più generali di politica del diritto sulla funzione che deve esercitare la proprietà intellettuale nell’epoca della globalizzazione in un paese come l’Italia. Una riflessione che serve soprattutto per affrontare il futuro con strumenti adatti.

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