Scheda - Hans Jonas, un filosofo che sapeva "sporcarsi le mani"

Oggi si svolge la prima prova degli esami di maturità. Una delle tracce parte da una frase di Hans Jonas de «Il principio di responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica», e chiede un'analisi del rapporto fra scienza e responsabilità con brani di Primo Levi, Leonardo Sciascia e altri. Ma c...

Jonas
20 Giugno Giu 2012 1046 20 giugno 2012 20 Giugno 2012 - 10:46
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Quando si pensa ai filosofi di solito si immaginano uomini barbuti e pensosi, che preferiscono stare lontani dal centro dell'azione. Hans Jonas è una persona, prima che un filosofo, che quasi sicuramente preferiva meditare e riflettere, ma che quando fu il momento di agire non si tirò indietro.

Tedesco di origini ebraiche, naturalizzato americano, Jonas è un allievo di Heidegger. Nato nel 1903 a Mönchengladbach, scappa dalla Germania all’avvento nel nazismo ed emigra prima in Inghilterra e poi in Palestina. Combatte come volontario durante la seconda guerra mondiale, partecipando alla liberazione dell’Italia e ai combattimenti finali in Germania. Prende parta anche alla guerra di indipendenza israeliana del 1948, e in Israele inizia la sua carriera di docente alla "Hebrew University" di Gerusalemme. Più tardi si trasferisce a New York, dove vive fino alla morte nel 1993.

L’opera “Il principio di responsabilità”, la più nota, è del 1979. Qui l’autore si interroga sull’evoluzione tecnologica che, per la prima volta nella storia, dà all’uomo il potere di distruggere l’intera umanità e forse l’intero pianeta. La consapevolezza di questo potere deve portare a una maggiore responsabilità (l’Uomo Ragno non ha inventato nulla), e Jonas arriva ad enunciare un nuovo imperativo categorico per il nostro presente: «agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla terra».

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