Ecco il disegno di legge per l’Agenzia delle Uscite

Ieri i senatori Maurizio Fistarol, Maria Leddi, Nicola Rossi ed Enrico Musso hanno depositato un disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per l’istituzione dell’Agenzia delle uscite, che vigili su corruzione, ruberie e inefficienze nel settore pubblico. Inefficienze che costano alla ...

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21 Giugno Giu 2012 1352 21 giugno 2012 21 Giugno 2012 - 13:52
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Sprechi, inefficienze, corruzione e ruberie nel settore pubblico costano alla collettività 60 miliardi di euro all’anno. Una cifra, questa, destinata sempre più a lievitare in assenza di iniziative politiche, in grado di invertire una pericolosissima china. In particolare rispetto alla corruzione. Basti pensare che secondo l’ultimo rapporto sulla corruzione di Transparency International, il nostro Paese figura al 69° posto della classifica mondiale ed è arretrato di ulteriori due posizioni rispetto alla classifica 2010. Siamo dietro a paesi come Ruanda, Samoa, Macedonia, Tunisia, Ghana, Namibia, Malesia, Sudafrica, Kuwait, Arabia Saudita, Giordania e molti altri paesi in via di sviluppo non solo economico, ma anche “civile”.

Queste sono alcune delle motivazioni che hanno spinto il senatore Maurizio Fistarol, assieme ad altri tre colleghi di Palazzo Madama (Maria Leddi, Nicola Rossi, Enrico Musso) a depositare, proprio ieri, un disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per l’istituzione dell’Agenzia delle uscite. Il ddl, che raccoglie la proposta lanciata negli scorsi mesi da Enrico Zanetti di Eutekne.info, prende le mosse anche dall’analisi di alcuni dati, che spiegano in modo inequivocabile il forte disequilibrio esistente tra la lotta all’evasione fiscale ed il contrasto alla corruzione ed agli sprechi della Pubblica Amministrazione. «Perché – come sottolinea Maurizio Fistarol, primo firmatario del ddl e fondatore dell’associazione Verso Nord – evasione e corruzione sono due facce della stessa medaglia, poichè arrecano entrambi un grave pregiudizio alla collettività e quando Mario Monti disse che chi evade le tasse mette le mani nelle tasche degli italiani, avrebbe dovuto precisare che le mani nelle nostre tasche le ficca anche chi sperpera denaro pubblico e lo amministra in modo fraudolento».

Tale disequilibrio emerge anche dai numeri: lo Stato mediamente investe circa 2.865 milioni di euro nella lotta all'evasione, a fronte degli appena 300 milioni stanziati per la lotta alla corruzione e agli sprechi di denaro pubblico e le somme recuperate nel 2010 dalla Corte dei Conti sono state pari ad appena 293 milioni di euro. Il testo del disegno di legge, che, caso raro, spicca per chiarezza espositiva e sintesi, consta di due articoli.

Il primo prevede appunto l’attribuzione al Governo della delega all’emanazione, «entro il 1° gennaio 2013 e senza maggiori oneri per la finanza pubblica, di uno o più decreti legislativi finalizzati all’istituzione di un’agenzia permanente preposta al monitoraggio della spesa pubblica». L’Agenzia delle Uscite, stando al testo del ddl, dovrà essere dotata del potere di richiedere alle amministrazioni e agli enti la comunicazione in via telematica di tutti i dati utili al costante monitoraggio della spesa pubblica (quali quelli relativi alle auto blu, ai doppi incarichi, ai debiti non ancora pagati alle imprese, ai costi standard); in tal modo istituendo un'anagrafe della pubblica amministrazione e del cosiddetto "parastato", speculare a quella già esistente in materia tributaria sui contribuenti.

Si introdurrebbe così, sulla falsa riga di quanto già avviene per l’Agenzia delle entrate e la Guardia di Finanza nei confronti dei contribuenti, un potere coercitivo relativamente alla richiesta di informazioni, utili a monitorare in modo sistematico la spesa pubblica. Superando dunque un approccio episodico fatto di studi ricognitivi messi in campo da “task force” temporanee.

Il ddl prevede, inoltre, che l’Agenzia delle Uscite abbia la possibilità di irrogare sanzioni nei confronti di quanti omettano le predette dichiarazioni telematiche, oppure le presentino con dati incompleti o non veritieri, nonchè nei confronti degli autori materiali della dissipazione di risorse pubbliche eventualmente risultante dalle dichiarazioni inviate. Ferma restando la garanzia ai sanzionati di poter ricorrere innanzi la Corte dei Conti, il provvedimento di condanna emesso nei loro riguardi sarà immediatamente esecutivo relativamente al pagamento di almeno il 30% dell'entità della sanzione pecuniaria irrogata. Una disposizione, quest’ultima, che ricalca quanto previsto in tema di accertamenti immediatamente esecutivi.

È infine da sottolineare che l'istituzione dell'Agenzia delle Uscite, come previsto dall'articolo 1 del disegno di legge, non comporterà maggiori oneri per la finanza pubblica, presupponendo la mera riorganizzazione delle risorse attualmente a disposizione della Corte dei conti e della Guardia di Finanza.

Ora, dunque, si tratta di creare le condizioni politiche in Parlamento e nei rapporto con il Governo perchè il disegno di legge possa vedere la luce e non rimanga puro esercizio di testimonianza. Fistarol è fiducioso ed è dell'avviso che «dopo che il Governo ha cominciato a muovere i primi passi, in un'ottica però ancora emergenziale, sulla spending review, pare essere maturato il clima per passare strutturalmente dalla parole ai fatto in tema di riduzione e controllo della spesa pubblica». «Naturalmente – conclude il senatore – la possibilità di una convergenza trasversale sul ddl non dipende solo da questo, ma soprattutto dalla durata della legislatura e quindi dal fatto se continueranno a persistere le condizioni di confronto civile tra i partiti e tra questi e il Governo o se invece, a breve, scivoleremo verso le elezioni politiche anticipate».

AgenziausciteDifferenza tra Agenzia delle Entrate e Corte dei Conti

[i] Bilancio 2010 dell’Agenzia delle Entrate

[ii] Bilancio di previsione 2012 della Corte dei Conti

[iii] Anno 2010.

[iv] Anno 2010.

 

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