“Fallire in due ore: ecco il ritorno alla lira”

Silvio Berlusconi è stato chiaro: non è blasfemo parlare di un ritorno alla lira

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28 Giugno Giu 2012 1802 28 giugno 2012 28 Giugno 2012 - 18:02
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Messe Frankfurt

L’Europa vive ore cruciali per il suo destino: è in gioco davvero la tenuta della moneta unica. Silvio Berlusconi è stato chiaro: non è più un tabù l’indissolubilità dell’euro e non è blasfemo parlare di un ritorno alla lira. Se l’Europa si dimostra incapace di reggere l’onda d’urto della crisi greca e dei debiti sovrani l’esplosione dell’euro è cosa concreta. E la questione lira-euro potrebbe diventare anche il cavallo di battaglia del centrodestra alle prossime politiche. Massimo Guidolin, economista dell’università Bocconi, con esperienze alla Federal Reserve Bank di St. Louis e alla Manchester Business School, vuole rimanere sul piano ipotetico per discutere anche solo dell’eventualità del crash dell’euro. Perché avverte: «L’uscita dell’Italia dalla moneta unica sarebbe un fatto drammatico. I costi superano di grand lunga i benefici».

Dal punto di vista finanziario cosa succederebbe il giorno dopo l’annuncio dell’uscita dell’Italia dall’euro?
Mi preoccuperebbe quello che potrebbe succedere nei giorni precedenti. Una decisione del genere non si può tenere nascosta: si scatenerebbero corse agli sportelli bancari, panico nei mercati finanziari, fughe di capitali all’estero. Enormi flussi di capitali denominati euro si sposterebbero nei Paesi forti dell’Europa. 

Terremoto a Piazza Affari, assalto ai bancomat, capitali che svaniscono all’estero. È uno scenario da incubo.
A quel punto la finanza viene meno, perché entra in gioco il legislatore e la politica. Che dovrebbe gestire politicamente e istituzionalmente il cambio della valuta, gli aspetti legali e i problemi economici legati alla svalutazione della nuova moneta.

Ipoteticamente come e quando si cambia valuta? Quali sono i passaggi cruciali?
Prendiamo ad esempio la Grecia, perché per l’Italia è uno scenario che mi è difficile immaginare. Si era ipotizzato di stampigliare un simbolo sulle banconote in euro e di creare i presupposti tecnici per la conversione della valuta, come la chiusura delle frontiere. Esistono zecche private e si è parlato anche di società con l’incarico di prepararsi a un eventuale conio della dracma. Ripeto: sono comunque operazioni impossibili da tener nascoste.

Avverrebbe in un fine settimana?
Sì, tuttavia si assisterebbe lo stesso a scene di panico. I bancomat non funzionerebbero per alcune ore, si bloccherebbero anche fisicamente i flussi di capitali verso l’estero con la sospensione dell’accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Per qualche giorno ci sarebbe uno scenario da brividi, con l’intervento delle forze dell’ordine per arginare le proteste dei cittadini. 

Che impatto avrebbe sul nostro sistema bancario?
Le banche più deboli ossia quelle con importanti obbligazioni in euro, i cui creditori si aspettano di essere ripagati in euro, potrebbero avvicinarsi paurosamente all’insolvenza e ci sarebbe necessità dell’intervento dello Stato.

La prima reazione dei mercati finanziari internazionali al ritorno della lira?
Appena riammessa alle quotazioni è pensabile una svalutazione dell’ordine del 15-20 per cento. Una soluzione brutale che potrebbe essere adottata prevede anche il rimborso in lire dei titoli di stato denominati in euro. Altrimenti potrebbero rinegoziare le condizioni di rimborso dei titoli emessi in euro. Le future obbligazioni collocate in lire ovviamente sconterebbero tassi di interesse molto elevati, perché il rischio di ulteriori svalutazioni della valuta sarebbe elevato.

Con l’Italia o la Spagna fuori dall’euro si frantumerebbe il processo di integrazione europea?
Meglio ritornare a fare il caso della Grecia: un Paese potrebbe allontanarsi dall’euro mantenendo però un opzione di rientro. In ogni caso sarebbe una battuta d’arresto storica per l’Europa e l’intera architettura economica e politica andrebbe ridisegnata.

Chi siede nelle sale trading in grado di cambiare il destino della moneta unica europea?
Lo dicono in molti: sono i fondi sovrani. Veicoli d’investimento creati e gestiti dai governi che in alcuni casi possono avere finalità politiche. Ma non riesco a inquadrare i benefici della possibile dissoluzione dell’eurozona. La stabilità dell’euro ha portato vantaggi a molti, non capisco la logica dello “smontare” tutto.

Poniamo il caso che sia la Grecia ad uscire dall’euro e che nel frattempo l’Europa riesca a trovare un nuovo patto comune per proseguire nell’integrazione politica ed economica.
Potrebbe non essere un fatto del tutto negativo a lungo termine. Costringerebbe sicuramente l’Europa a correggere alcune anomalie nel suo funzionamento e gli stati nazionali a proseguire nel risanamento dei conti pubblici.

 

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