Tosi: «Basta con la demagogia di Bossi, ai comizi parla solo Maroni»

«Ci sarà solo la candidatura di Maroni». Flavio Tosi, sindaco di Verona, ha spiegato a Linkiesta la nuova Lega 2.0 che uscirà dal congresso che si è aperto oggi. Un movimento che dovrà fare «meno demagogia» e che dovrà rilanciare «il federalismo fiscale» con più contenuti. «Siamo stati alleati pe...

Flavio Tosi 400
30 Giugno Giu 2012 1145 30 giugno 2012 30 Giugno 2012 - 11:45

«La Lega senza Bossi non è morta, anzi è più viva di prima. Adesso però serve meno demagogia e più contenuti da offrire al nostro elettorato: ai prossimi comizi mi aspetto che parli solo il nuovo segretario». Flavio Tosi, sindaco di Verona, segretario nazionale (regionale ndr) della Lega Nord in Veneto, si appresta a un congresso federale che sancirà per sempre il passaggio del vecchio Carroccio del fondatore Umberto Bossi a quella nuova Lega 2.0 di Roberto Maroni. («Non ci saranno sorprese in questi due giorni, Maroni diventerà segretario e si ripartirà» spiega). Tosi è uno che negli ultimi anni si è preso insulti da ogni parte all’interno del movimento. Il Senatùr lo definì uno «stronzo». Rosi Mauro, leghista espulsa e leader del Sinpa (sindacato padano), gli impedì persino di parlare a un comizio a Piacenza, quando la Lega emiliana era commissariata. Ma il primo cittadino scaligero è sempre andato avanti per la sua strada, in questi anni di guerra tra il cerchio magico e i fedeli di Bobo, poi ribattezzati barbari sognanti. Tosi, a suo modo, è stato un rottamatore della vecchia Lega. Tutt’ora è temuto. A volte odiato. C’è persino chi non lo ritiene un leghista. Chi un tempo non salutava neppure durante i comizi del Carroccio, ora spesso lo cerca. «Ma io non sono un tipo rancoroso, non covo vendette. Non mi importa, almeno non sono tra coloro che in questi ultimi mesi hanno cambiato idea rispetto al passato: in tanti si sono riposizionati».

Si sente un rottamatore della vecchia Lega?
Non direi proprio, sono una persona coerente, che va avanti per la sua strada. Non ho rancori. Ho sempre detto quello che penso, lo dicevo un anno fa, lo dico adesso.

A ottobre dello scorso anno volevano espellerla, ora è uno dei protagonisti della nuova Lega di Maroni.
Ma non era vero. Lo stesso Bossi poi smentì. Certo qualcuno ci ha provato...

C’è chi dice che la Lega sia morta senza il Senatùr...
Ma Bossi rimane il fondatore, il presidente onorario. Resta nella Lega, quindi il problema non si pone neppure.

Ma tra i fedelissimi dell’ex leader circolano voci di scissione.
Mi dispiace che se qualcuno voglia andare via dalla Lega.

Bossi ha anche detto che vorrebbe riportare nel movimento alcuni espulsi. 
Nel nuovo statuto è scritto nero su bianco che ci sarà un organo del consiglio a stabilirlo. Sarà fatto di concerto con il nuovo segretario federale, Roberto Maroni.

Tra oggi e domani c’è chi teme un blitz, con la candidatura all’ultimo di Bossi.
È impossibile. Tutto è stato scritto nero su bianco. Il prossimo candidato sarà Maroni, punto e a capo.

Come ripartite dopo gli scandali? I sondaggi sono in picchiata.
Il nostro elettorato ha bisogno di risposte, ce le chiede, soprattutto in questo momento di crisi economica. E’ il momento di tornare a parlare di contenuti, di spesa pubblica, di tasse, di trovare nuove soluzioni per affrontare i problemi dell’Italia. Meno demagogia, più contenuti.

Cosa serve?
Il federalismo fiscale, perché sennò il paese salta.

Ma lo ripetete da sempre. Siete stati al governo per quasi dieci anni...
Se c’è da fare un autocritica, credo la si debba fare sulle alleanze che ci siamo scelti, anche perché Roberto Calderoli ha svolto un ottimo lavoro finchè ha potuto sul federalismo.

Quindi di chi è la colpa?
Quando abbiamo scelto nel 2008 di correre con il Pdl non abbiamo sbagliato. Ma dopo, quando Berlusconi ha messo da parte il federalismo, lì avremmo dovuto rompere immediatamente: abbiamo perso troppo tempo.

E adesso quale linea politica avrete?
Sarà decisa in questi due giorni al congresso. I problemi del Paese sono rimasti e se non saranno varate delle riforme economiche e fiscali, salteremo in aria. Ma c’è qualcosa di ancora più importante su cui dovremo ragionare.

Ovvero?
La riforma della legge elettorale. Al momento non possiamo sapere in che modo ci presenteremo alle prossime elezioni.

Quindi vi candidate a Roma? Maroni ha ventilato l’idea di rimanere nelle regioni del nord.
Credo sia un’opportunità politica importante, ma credo sia più opportuno avere una nostra delegazione a Roma. Poi, se vedremo che le cose non vanno, allora ce ne andremo, abbandonando stipendi, vitalizi e anche la camera.

Dialogo con il Pdl, con il Pd...
Sono decisioni che saranno fatte durante il congresso e poi nei consigli nazionali.

In Lombardia si discute del caso del presidente Roberto Formigoni e sugli scandali nella sanità? Siete ancora alleati.
Al momento credo faccia bene Formigoni a non dimettersi. Ci sono dei viaggi e degli omaggi forse inopportuni, ma il collegamento sui benefici di cui avrebbero giovato i protagonisti di questa vicenda non c’è.

Circolano però voci di dimissioni del governatore e che nel 2013 Maroni sarà candidato alla presidenza con l’appoggio del Pdl.
Di sicuro, al momento, c’è che il prossimo candidato e nuovo governatore sarà uno della Lega. Poi sarà il consiglio nazionale, come stabilisce lo statuto, a decidere con chi allearsi.

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