Follini: «L’Italia del futuro non può fare a meno di Monti»

Intervista al senatore del Pd: «Questo è un paese che ha un enorme problema di classe dirigente. Non sono molte le persone di talento in grado di guidare l’Italia. Ecco perché ritengo che non si possa rinunciare ad una figura del peso, del prestigio, ma anche del valore civile di Monti. Che io ve...

Follini
3 Luglio Lug 2012 1527 03 luglio 2012 3 Luglio 2012 - 15:27
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«Mi dispiace per Monti, ma io lo vedo già dentro la politica di Palazzo». Il senatore Pd Marco Follini è uno dei principali sponsor del Professore. E non da oggi. Finita la parentesi del governo tecnico, Follini è convinto che la missione del presidente del Consiglio debba proseguire. A palazzo Chigi o al Quirinale? È ancora presto per pensare a un incarico. «Adesso non è corretto indicare ruoli - spiega il senatore democrat - ma dovrà far parte del progetto. Non sono molte le persone di talento in grado di guidare l’Italia. Non possiamo rinunciare a una figura del peso e del prestigio di Monti». Chiaro anche il perimetro delle alleanze politiche. Nel nuovo centrosinistra c’è spazio per Pd e Udc. Ma anche per Nichi Vendola, «più vicino ad una logica di governo che alle posizioni barricadere di Beppe Grillo». Porte chiuse per l’Idv: «L’alleanza con Di Pietro è sbagliata per una forza riformista come il Pd. Il nostro errore è stato quello di aprire un rapporto già nel 2008».

Senatore, negli ultimi giorni in molti hanno avanzato l’ipotesi di un Monti protagonista della scena politica anche dopo la parentesi del governo tecnico. Lei è d’accordo?
Sono convinto che quella di Mario Monti non sia una figura effimera nel panorama politico italiano. Gli darò un dispiacere, ma voglio infrangere la sua icona di tecnico lontano dal Palazzo. Per me Monti è già dentro la politica di Palazzo. Mi auguro che possa continuare a farne parte, a pieno titolo.

Sarà in base al sostegno, o meno, a questo governo che il Pd sceglierà i prossimi alleati?
Le alleanze della prossima legislatura dovranno tenere conto di quello che si è fatto in questi ultimi mesi. Gli elettori ci chiedono di costruire coalizioni con armonia e omogeneità. Certo per noi è impossibile guardare a chi oggi è contro questo governo.

Quindi fuori Idv e Sel.
Per quanto riguarda l’Italia dei Valori lo sostengo già da qualche anno. Il partito di Di Pietro non è l’alleato giusto per una forza riformista come il Partito democratico. Abbiamo sbagliato ad allearci con loro nel 2008. E gli avvenimenti più recenti lo dimostrano, a partire dagli ultimi attacchi al Capo dello Stato.

Anche Sel è contro il governo. Vendola ha più volte chiesto elezioni anticipate.
Sel è una forza politica nuova, che non siede in Parlamento. Non voglio esprimere un giudizio prima di averli ascoltati.

Non è facile immaginare un’alleanza di governo con Casini e Vendola.
Oggi l’Udc è senz’altro più vicina al Partito democratico che a Berlusconi. Sel tutto sommato è più vicina ad una logica di governo con il Pd che alle posizioni barricadere di Beppe Grillo.

Quindi lei immagina un’unica coalizione di centrosinistra?
Fuori da quest’area di responsabilità c’è chi è contro la moneta unica, contro l’impegno a risanare i conti, contro il nostro obbligo a ripagare il debito. Ma non sta a me interpretare le posizioni politiche altrui. Io parlo per il Pd. Si costruisca una proposta di governo che tenga conto di questi aspetti.

Negli ultimi due giorni diversi esponenti del Pd hanno auspicato una conferma di Monti in politica. D’Alema, Letta, ora lei. Merito dei risultati ottenuti al Consiglio europeo della scorsa settimana?
È indubbio che il vertice di Bruxelles abbia tonificato il governo e il suo capo. Ma la questione è più profonda. Questo è un paese che ha un enorme problema di classe dirigente. Che negli ultimi anni ha visto offuscarsi il meccanismo di ricambio della leadership. Non sono molte le persone di talento in grado di guidare l’Italia. Ecco perché ritengo che non si possa rinunciare ad una figura del peso, del prestigio, ma anche del valore civile di Mario Monti.

Lo vede bene alla guida del prossimo governo?
Concordo con Pier Luigi Bersani quando dice che non siamo noi a dover arruolare Monti. Ma è auspicabile che il suo impegno per il bene pubblico prosegua.

Un incarico dovrà averlo.
Mi fermo qui. Oggi non credo sia corretto indicare ruoli. Di sicuro Monti dovrà far parte di un progetto di risanamento che superi il 2013.

Qualcuno lo ha già proposto per il Quirinale.
Non rispondo.

Avvicinare Monti all’area di centrosinistra non rappresenta un rischio per il governo? Dopotutto in Parlamento l’esecutivo tecnico è sostenuto anche dal Popolo della libertà.
Monti mi sembra bene attento a non prestarsi a giochi di parte. Ma cambierei la prospettiva della domanda. È la politica che deve riuscire a costruire una relazione di ragionevole continuità con questo governo. Un nuovo schema, certo. Ma non in contrasto con la politica di risanamento attuata fino a questo momento.

Per aiutare la transizione è ipotizzabile la permanenza di qualche ministro anche nel prossimo governo?
Non lo escludo, ma preferisco non fare nomi. Sono contrario al totoministri.

In Parlamento inizia il confronto sulla spending review. Bersani ha già messo le mani avanti: non accetterà tagli al Welfare. L’intesa tra Pd e Monti resta solida?
Certo non ci aspetta una passeggiata su un letto di rose. È necessario tagliare. A volte tagliare, non dico impietosamente, ma con qualche dolore. Questo è un passaggio ineludibile. La spending review fa parte di quella politica virtuosa che dobbiamo intraprendere. Ci saranno sacrifici, è sicuro. Ma siamo noi partiti a doverci fare carico di quella quota di impopolarità che ne deriverà. 

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