Londra trema per il Watergate della finanza

Il Libor-gate fa tremare la City londinese. Dopo le dimissioni del presidente di Barclays, sono arrivate anche quelle dell’amministratore delegato e del direttore delle operazioni. Tutto verte intorno alla manipolazione del tasso d’interesse Libor, quello al quale le banche si prestano denaro. Da...

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3 Luglio Lug 2012 1732 03 luglio 2012 3 Luglio 2012 - 17:32
Messe Frankfurt

Prima il presidente. Poi l’amministratore delegato. E infine il direttore delle operazioni. Ma è solo l’inizio. Il Libor-gate, come è già stato ribattezzato, sta travolgendo la banca britannica Barclays e rischia di diventare il più grande scandalo finanziario del Regno Unito. Tutto verte intorno al London interbank offered rate (Libor), cioè il tasso d’interesse a cui si prestano i soldi gli istituti bancari britannici, manipolato da Barclays fra l’agosto 2005 e il maggio 2008 (qui il grafico del Guardian, ndr). Dopo anni di indagini, i regolatori finanziari americani e inglesi hanno comminato a Barclays una sanzione da 290 milioni di sterline, frutto del patteggiamento della banca. Ed è scoppiata la tempesta. Un sistema completamente corrotto. È questo ciò che emerge dalle parole di Bob Diamond, l’uomo d’oro di Barclays, diventato amministratore delegato della banca dopo il crac di Lehman Brothers.

Il presidente Marcus Agius, dimessosi ieri, lo aveva lasciato intendere. E così è stato. Il vaso di Pandora è ora aperto. Con le dimissioni dell’amministratore delegato Bob Diamond sono arrivati anche i maggiori dettagli delle manipolazioni effettuate intorno all’indice Libor da Barclays e dagli altri operatori del mercato finanziario britannico. Sono almeno 13 le mail dirette che i dirigenti di Barclays hanno scambiato con le autorità monetarie nel periodo incriminato in merito al Libor. Securities and exchange commission (Sec), Financial services authority (Fsa), Bank of England e Federal Reserve: Barclays ha parlato con tutte le maggiori istituzioni, sia monetarie sia di vigilanza finanziaria, prima di operare. Come spiega una nota sulla vicenda di ICAP, principale interdealer broker mondiale, «questo non basta a rendere tutti colpevoli, ma il sospetto esiste». E infatti ora a tremare sono due persone in particolare.

Sir Mervyn King e Lord Adair Turner rischiano di essere trascinati nelle sabbie mobili del Libor-gate. Il governatore della Bank of England e il numero uno della Fsa, ovvero l’authority di vigilanza finanziaria britannica, potrebbero essere venuti a conoscenza di cosa stava succedendo nel mercato del Libor. O almeno questo è quello che dovrà scoprire la commissione d’inchiesta straordinaria che il governo britannico sta organizzando. «Sarà la pura ricerca della verità», ha detto il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne.

Il numero uno di Barclays, nel frattempo, si è difeso con un memorandum. In questo ci sono anche parti delle missive fra lui e l’attuale vice governatore della Bank of England, Paul Tucker. Quest’ultimo non solo ha lasciato intendere di essere a conoscenza delle violazioni effettuate da Barclays, ma ha anche spiegato a Diamond che dalla stessa Bank of England sono arrivate raccomandazioni ad abbassare il tasso d’interesse, considerato anche da Tucker troppo elevato. Secondo il banchiere centrale sono stati diversi i membri dell’istituzione di Threadneedle Street che hanno osservato l’andamento del tasso Libor, lasciandosi andare a esternazioni del tutto fuori luogo per il ruolo ricoperto. O almeno questo è ciò che i carteggi fra Diamond e i diversi membri della Bank of England, già in possesso delle autorità, lasciano intendere.

Il Libor-gate è destinato a espandersi velocemente. Come ha ricordato un paper del 4 agosto 2008, a cura di Rosa Abrantes-Metz, Michael Kraten, Albert Metz e Gim Seow, i movimenti del Libor erano «sospetti». In pratica, anche loro ravvisavano la possibilità dell’esistenza di un cartello per decidere i tassi d’interesse in base a un vantaggio economico condiviso. E quello non è stato l’unico esempio di studio. Anzi, le macchinazioni erano note da tempo. Il premier britannico David Cameron ha comunicato che nascerà una commissione d’inchiesta. Questa «raccoglierà testimonianze sotto giuramento» e avrà carta bianca su tutte le carte che fanno parte della vicenda. E la durezza di Cameron, sospinto anche dal suo governo, non si è fatta attendere: «I banchieri che hanno agito in modo inappropriato dovranno essere puniti».

La prossima banca a entrare nel pieno della tempesta potrebbe essere Royal Bank of Scotland. Diversi membri della Fsa hanno infatti ravvisato che ci potrebbero essere gli estremi per muoversi contro l’istituto di credito guidato da Stephen Hester. Ma le implicazioni potrebbero colpire anche i Lloyd’s, HSBC e le banche d’investimento operanti nel mercato del Libor. Ieri, commentando lo scandalo a Linkiesta, un trader di Credit Suisse ha spiegato che «il Libor-gate potrebbe essere per il Regno Unito a ciò che è stato Tangentopoli per l’Italia». Un affaire, quello nato da Barclays, che rischia di essere verticale.

Nella City londinese non si parla di altro e le poltrone che scottano sono più d’una. Da un lato i regolatori, dall’altra i politici. Infatti c’è già chi, come il Telegraph, che ipotizza che in breve tempo possano spuntare le ramificazioni politiche di quella che è una vicenda solo all’inizio. Nel mondo dove la finanza regna sovrana, cioè il Miglio quadrato, l’inganno e i sotterfugi hanno preso il sopravvento sull’etica, molto particolare, fra banchieri. «Siamo in un’epoca in cui non esiste più etica, più rispetto, nemmeno fra di noi. Questo non è più un mondo per banchieri vecchio stampo come me», disse cinque anni fa Sir Edward George, governatore della Bank of England prima di King. Alla luce dei fatti di oggi, aveva ragione.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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