La logistica mafiosa a Milano: consorzi, cooperative e

Viaggio nel settore della logistica lombarda, tra logistica, movimento terra e interessi criminali

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5 Luglio Lug 2012 1624 05 luglio 2012 5 Luglio 2012 - 16:24
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Non solo «imprenditori spregiudicati» ma anche imprenditori mafiosi. Addentrandosi nella galassia del movimento terra e della logistica milanese si fanno anche questi incontri. E la voce corre veloce, anche più delle indagini, prima di tutto tra i dipendenti. È di qualche giorno fa il racconto raccolto da Linkiesta fuori dai cancelli della Gratico Srl di Basiano, stabilimento dove si appoggiano le cooperative che si occupano di logistica e distribuzione alimentare per le grandi catene di supermercati come Il Gigante, Esselunga e Coop (http://www.linkiesta.it/alma-group-sartori-mangano-lavoratori-egiziani). Qui a capo della struttura c'è l'Alma Group di Natale Sartori, amministratore unico di questa società consortile per azioni di Peschiera Borromeo, che si occupa tra le altre cose di logistica integrata, trasporti, produzione, stoccaggio, traslochi e movimentazione merce. Sartori è una vecchia conoscenza delle procure di Milano e Palermo.

Fu arrestato nel 1999, e in seguito prosciolto dalle accuse di mafia (anche se i grattacapi non sono finiti, vista l'ultima indagine della Guardia di Finanza proprio su Alma Group), in un processo dove compariva anche il senatore del Popolo della Libertà Marcello Dell’Utri: i due hanno avuto diversi incontri come dimostrano le intercettazioni. Il nome di Sartori, così come quello di Alma, compare nell'operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano "Redux-Caposaldo", in cui lo stesso non viene indagato, ma dove gli investigatori ne tracciano comunque un profilo. Stando alle indagini all'interno degli uffici dell'Alma group si sarebbe tenuto infatti un incontro tra Paolo Martino, ritenuto dagli investigatori un influente boss della 'ndrangheta, e Aldo Mascaro, prestanome di Giuseppe Romeo, punto di riferimento delle famiglie di Africo in Lombardia, a sua volta amministratore unico della ditta Al.Ma Autotrasporti.

Nomi che ricorrono nell'affare TNT (ex Traco), azienda leader nel trasporto merci, le quali filiali lombarde sono state commissariate nell'aprile 2011 per le infiltrazioni della criminalità organizzata e poi rimesse nella disponibilità della stessa dopo circa un anno. Il provvedimento arrivava in seguito alle indagini sulle famiglie di 'ndrangheta che attraverso diverse società come Cepi, Alma Autotrasporti, Edilscavi, Mfm Group, Società Regina e altre risultate riconducibili a esponenti della mafia calabrese, avrebbero messo un piede dentro TNT grazie a piccole società, padroncini e cooperative operanti nei subappalti.

Riguardo la vicenda il Giudice per le Indagini Preliminari Giuseppe Gennari, firmando l'ordinanza che riaccende i riflettori sul clan Flachi, scrive che la presenza del clan Flachi in TNT sarebbe <<storica, prima con gestione diretta e poi per interposta persona, il clan di Bruzzano ha sempre avuto un piede dentro l’azienda di spedizioni>>. Sei mesi dopo, la gestione delle sei filiali poste sotto sorveglianza dal tribunale di Milano (Milano Mega, Milano est, Milano Duomo, Lainate, Pero e Zibido San Giacomo), tornano a a Tnt, che nel frattempo ha sospeso i contratti più 'scomodi' e rivisto le modalità di selezione dei fornitori addetti alla movimentazione e alla distribuzione, «cioè - scrive il Tribunale – quell'area risultatta maggiormente esposta alle intrusioni di tipo mafioso».

Ma le mani della mafia su logistica e movimento terra non si fermano qui e arrivano anche sulle grandi opere lombarde. A mostrarlo è la sentenza di secondo grado del maggio scorso riguardante il clan Paparo, operante sui cantieri dell'alta velocità ferroviaria tra Pioltello e Pozzuolo Martesana e della quarta corsia dell'autostrada A4. L'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso cadde in primo grado, e Marcello Paparo, imprenditore 46enne, originario di Crotone, ma residente a Brugherio, si prese una condanna per possesso di armi e per le intimidazioni e pestaggi agli stessi dipendenti. In secondo grado i giudici della corte d'appello di Milano, a differenza di quelli monzesi, bollano invece quella dei Paparo come «mafia imprenditrice».

La ditta P&P, di cui Marcello Paparo è titolare, nel corso dei lavori sui cantieri è entrata nei subappalti della Locatelli di Grumello Monte, provincia di Bergamo, anch'essa nel mirino degli investigatori nell'inchiesta sul vice presidente del consiglio regionale della Lombardia Franco Nicoli Cristiani (http://www.linkiesta.it/Locatelli-lombardia-Nicoli-regione).

Durante i lavori dell'Alta Velocità nel 2009 vengono infatti pizzicati i contatti tra la P&P e un manager della Locatelli Spa, il quale spiegava ai fratelli Marcello e Romualdo Paparo come levarsi d'impiccio dalla normativa antimafia che impediva di subappaltare oltre il 2% dell'appalto. «sui camion schiaffaci due adesivi della Locatelli, così le ferrovie non dicono niente».

Ma i Paparo, tramite la giovane figlia di Marcello, Luana, classe 1988, gestivano anche il consorzio Ytaka. Dopo le inchieste il consorzio fallisce, lasciando a casa 110 lavoratori, tutti immigrati regolari. Ytaka aveva ottenuto la commessa della logistica della Sma, principale catena di supermarket della Lombadia con magazzino centrale in quel di Segrate. Commesse ottenute anche a suon di minacce, aggressioni e ferimenti nei confronti dei legali rappresentanti delle cooperative concorrenti. Al centro degli appetiti della cosca, maggiormente operativa nella zona tra il 2004 e il 2009, ci erano finiti anche gli appalti della logistica di Esselunga. Ma i tentativi di entrare tra i consorzi della catena di Pioltello fallì.

Per i giudici d'Appello le accuse del Pubblico Ministero Mario Venditti erano fondate e in secondo grado infatti le pene sono state aumentate, visto il riconoscimento a Marcello Paparo e Carmelo La Porta del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Tra gli assolti è figurato invece il presunto «contabile» della cosca Mirko Sala, se condannato sarebbe stato a tutti gli effetti un «lumbard», affiliato alla 'ndrina dei Paparo di Isola Capo Rizzuto in trasferta al nord.

Un panorama, quello delle cooperative e dei consorzi a cui vengono appaltati i servizi di logistica e smistamento, soggetto alle infiltrazioni della criminalità organizzata e alla violenza intimidatoria, dove i proiettili delle calibro 7,65 viaggiano senza grandi problemi. A testimoniarlo sono, le videocamere a circuito chiuso della cooperativa Safra, che riprendono il ferimento di Onorio Longo, presidente del consorzio, gambizzato nel 2007 perché titolare di un appalto di facchinaggio che faceva gola proprio ai Paparo in quel di Pioltello.

Ma c’è anche un’altra storia nel settore della logistica finita male, dove ricompaiono altri bossoli calibro 7,65. Nell’estate del 2010 fu freddato con due colpi d’arma da fuoco Pasquale Maglione, avvocato 55enne originario di Benevento. I killer lo aspettarono fuori dalla porta di casa sua a Rodano, nel milanese. Chi era Maglione? Lavorava per la Dhl, in particolare per la divisione Dhl Suplly, che si occupa sempre di logistica, selezione dei lavoratori, cooperative, magazzinaggio e trasporto di strada. Era «uomo di sistema», cerniera tra «il caporalato delle aziende e i lavoratori», dissero i Cobas. Sapeva troppo Maglione. Già all'epoca la magistratura aveva capito che in questo settore era altissimo il rischio di infiltrazioni mafiose: il rischio di riciclaggio di denaro tra le buste paga dei lavoratori è molto alto.

(Ultimo aggiornamento 19 novembre 2014)

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