“Senza obiettivi certi, la spending review ucciderà la ricerca italiana”

La sbandierata riforma degli enti di ricerca rischia di essere vanificata dal loro accorpamento, compreso nelle azioni derivanti dalla cosiddetta spending review del governo Monti. Tuttavia, l’assenza di progettualità e di preparazione preoccupa la comunità scientifica italiana, già abbastanza bi...

Ricerca
6 Luglio Lug 2012 0842 06 luglio 2012 6 Luglio 2012 - 08:42
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Carissimo Presidente,

Scrivo perché penso che la situazione sia veramente preoccupante.

Sono un ricercatore che rientra in Italia dopo otto anni di lavoro presso l’Università di Barcellona, dove mi ha assunto un ente di ricerca virtuale che drena ricercatori con il criterio dell’eccellenza da tutto il mondo per contribuire alla crescita della comunità scientifica Catalana: ICREA.

Per andare a Barcellona, otto anni fa, sono stato obbligato a rassegnare le dimissioni dall’ente di Ricerca per cui lavoravo con contratto a tempo determinato: l’istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste (OGS). Mi sono sentito definire spesso, erroneamente a mio parere, un cervello in fuga. I cervelli devono muoversi e non vedo nulla di strano che un ricercatore cerchi un’esperienza di lavoro in una comunità scientifica estera. Quello che deve preoccupare, invece, e non se ne parla molto, è perché pochissimi ricercatori esteri sentono il bisogno di cercare un’esperienza lavorativa in Italia.

L’anno scorso ho ritenuto opportuno rientrare a lavorare nello stesso istituto che avevo lasciato. Si parlava di una riforma degli Enti di Ricerca, in cui ho creduto. Sono stati riformulati gli statuti deli Enti, nominati i loro presidenti con criteri aperti e condivisibili. Si sta introducendo, tardivamente, è vero, il sistema di valutazione della ricerca con criteri obiettivi (ANVUR). Sono sati inaugurati da poco i sistemi di finanziamento detti Progetti Bandiera e Premiali, anch’essi basati su principi condivisibili di promozione dell’originalità e della creatività della ricerca. Ho visto tanto lavoro per mettere in atto la riforma.

Ho partecipato al concorso per Direttori di una delle Sezioni di Ricerca di OGS e sono stato nominato. Ho trovato una grande apertura, voglia di cambiamento, una classe dirigente nuova e ringiovanita con cui collaborare. Ho chiesto il congedo in Spagna e il 1 luglio scorso ho preso servizio, con un contratto a tempo determinato di 4 anni. Abbiamo traslocato con tutta la famiglia, e non so se Lei si immagina quanto complicato sia, tuttora, mettere in pratica la mobilità, anche all’interno della Comunità Europea.

La notizia degli accorpamenti degli Enti di ricerca, compresa nelle azioni derivanti dalla cosiddetta Spending Review del governo Monti, non può che cogliere di sorpresa. Come si può abortire un processo di riforma avviato da tempo, per avviarne rapidamente un altro di portata apparentemente ben superiore, senza un processo di preparazione, una progettualità, un consenso? Si dice che si vuole migliorare e razionalizzare il sistema della ricerca, ma questo lo si è sentito dire ormai troppe volte, iniziando ognuna delle tante riforme mai terminate.

Il cambiamento che si prospetta sicuramente avrà conseguenze negative sull’attività di ricerca, ben al di là dei previsti risparmi risultanti da tabelle redatte a tavolino. Avendo introdotto un tale elemento di incertezza sul futuro del settore, sarà più difficile ottenere contratti di ricerca, si dovrà correre ai ripari per assicurare il lavoro del personale a tempo determinato, si spenderanno migliaia di ore cercando di adattare le strutture amministrative degli enti che si accorperanno. Si perderanno di vista gli obiettivi per esplicare pratiche amministrative, già asfissianti nella vita quotidiana dei nostri Enti.

Mi permetto di trasmetterLe un consiglio: la vera rivoluzione nel settore della ricerca è consentire alla struttura esistente di funzionare. Abbiamo bisogno di certezza nella continuità dei bandi di ricerca; regole chiare per l’esecuzione e la rendicontazione della ricerca che ci viene commissionata dal sistema nazionale, strumenti per mettere in pratica la mobilità, piani a lungo termine che permettano la programmazione. E chiari criteri di valutazione. Lo dica, per favore, ai ministri del Governo.

Un cordiale saluto,

Angelo Camerlenghi
Neo-direttore, Sezione di Geofisica
Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale
Trieste

 

 

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