Artoni: “Squinzi è un innovatore, mi suonano strane le sue parole”

«Squinzi è un fuoriclasse assoluto dell’impresa, per questo mi ha lasciato perplessa la sua uscita anche perché il taglio della spesa pubblica è tra i punti principali del programma del neopresidente». Anna Maria Artoni, per 12 anni ai piani alti di Confindustria, commenta così l’uscita del numer...

Squinzi
9 Luglio Lug 2012 1249 09 luglio 2012 9 Luglio 2012 - 12:49
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Messe Frankfurt

«L’uscita di Squinzi mi lascia perplessa, non solo per la sua storia personale di imprenditore, ma anche perché il taglio della spesa pubblica è tra i punti principali del programma del neopresidente». Anna Maria Artoni (uno dei circa 80 soci de Linkiesta, ndr), AD Artoni, membro di giunta Confindustria e già presidente di Confindustria Giovani e di Confindustria Emilia Romagna, commenta così l’uscita del numero uno di viale dell’Astronomia sul palco di Serravalle. Errore dialettico o crisi all’interno di viale dell’Astronomia? «Solo lui può spiegare, ma in questa fase è importante restare uniti», osserva ancora Artoni, che conclude: «Spero che Monti continui davvero a scontentare tutti come dice sempre», conclude Artoni, «perché il Paese deve procedere velocemente verso la modernizzazione».

Il presidente Squinzi è un imprenditore vero e la storia della Mapei lo dimostra. Perché si è messo sulla stessa lunghezza d’onda della Cgil, che difende il pubblico impiego?

Squinzi è un fuoriclasse, ha creato un’impresa che ci fa essere orgogliosi nel mondo, che innova davvero. Il suo impegno è indubbio, sta girando tutte le sedi territoriali d’Italia, raccogliendo grandissima preoccupazione per quello che gli imprenditori stanno vivendo, e quindi si trova a dover fronteggiare una situazione complessa. La sua uscita tuttavia mi lascia perplessa. Il taglio della spesa pubblica, infatti, è tra i titoli del programma del neopresidente, anche per quello mi suona strano che non condivida la spending review. Squinzi in questo primo periodo ha fatto sue le posizioni classiche del sistema confindustriale: da quanto tempo diciamo che c'è troppa interferenza, che la politica deve mettere il sistema economico in grado di competere? Credo che nessuno del mondo economico possa dire cose diverse. Per ottenere questo risultato ci sono ovviamente varie strade e qui la discussione è aperta ed è giusto che il presidente se ne faccia carico.Tuttavia, dopo decenni, per la prima volta questo governo cerca di ridurre il perimetro dello Stato e il suo peso nelle tasche di imprese e lavoratori, non con i soliti tagli lineari ma cercando davvero dove sono sprechi e inefficienze. Non dimentichiamoci dov’era l’Italia quando è arrivato Monti. 

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Si tratta quindi soltanto di un errore dialettico? Tutti hanno preso le distanze, facendo appello alla necessità di “camminare tutti insieme”, come dice oggi Meomartini di Assolombarda sulla Stampa.

Soltanto lui lo potrà spiegare. In questa fase, è importante essere compatti e propositivi per spingere nella giusta direzione senza rotture. È presto per dare un voto alla spending review, figuriamoci all’operato del presidente di Confindustria.

La replica di Monti è stata durissima, pur con la pacatezza che lo contraddistingue. Ed è stata una risposta politica.

Ormai sappiamo bene che mercati finanziari sono sensibili, e che la speculazione sfrutta le opportunità date dalle debolezze. Proprio per questo l’Italia intera - imprenditori e chi governa in primis - non deve prestare il fianco a nessuno. Noi imprenditori dobbiamo essere critici ma propositivi, allo stesso tempo è necessario accettare le critiche che vadano nella direzione del cambiamento e dello sviluppo. Penso che in un Paese come l’Italia che è fortemente manifatturiero, sia necessario abbassare la tassazione per tutti e a maggior ragione per lavoratori e imprese, e che tagliare la spesa per alleggerire il peso fiscale vada in questa direzione. Non possiamo pensare di essere competitivi con una tassazione così esagerata e poco equa, e anche se ultimamente sono stati portati degli aggiustamenti, rimane molto sbilanciata sul reddito e meno su altri ambiti. Poi ovviamente c’è il tema dell’evasione spaventosa: dobbiamo diventare tutti più virtuosi. Peraltro, sta crescendo la coscienza delle difficoltà e arretratezze del nostro sistema e questa è una buona base per lavorare tutti compatti. 

Qual è il provvedimento che, da imprenditore, vorrebbe vedere attuato con più urgenza dal governo Monti?

È davvero il momento di lavorare per avere più Europa, e anche i paesi forti come la Germania devono sapere che la loro tripla A è anche un po’ nostra. Dal punto di vista europeo spero quindi che Monti continui a spingere l’acceleratore sull’unione politica, perché soltanto uniti si vince la sfida con Stati Uniti e Cina. E poi bisogna davvero fare spending review, cercando di introdurre seri principi di meritocrazia. Spero poi che Monti davvero continui, come dice da tempo, a scontentare tutti senza differenze, perché il Paese deve procedere rapidamente verso una modernizzazione. Quando c’era la lira spesso in Italia anche chi non innovava stava a galla grazie ai bassi costi. Negli anni scorsi, con l’euro, l’Italia ha saputo in molti casi avere successo anche con una valuta più forte. Penso che il sistema industriale debba fare un balzo in avanti verso una maggiore apertura al mercato.

Quindi gli imprenditori non devono chiedere più sussidi.

Esatto, salvo ovviamente in casi eccezionali come il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna. Invece, sono favorevole al massimo alle detrazioni fiscali per investimenti perchè premiano chi investe e cerca la strada della crescita. Ciò che stimola la produttività è l’innovazione e la ricerca, il rapporto con l’Università, ad esempio. Un tasto sul quale il presidente Squinzi ha battuto molto da subito.

 

 

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