“Montismo sì, Monti no”, la parola d’ordine di Bersani

Prima Casini, poi D’Alema, quindi Enrico Letta, ora i retroscena sui quotidiani. Insomma, il pressing  per un nuovo governo Monti sale. Ma il segretario del Pd non ci sta. E sabato all’assemblea nazionale del partito presenterà la sua idea di’Italia, una carta d’intenti attorno a cui costruire un...

Bersani 6
9 Luglio Lug 2012 1659 09 luglio 2012 9 Luglio 2012 - 16:59
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Altro che Monti bis, Pierluigi Bersani è pronto per Palazzo Chigi. Le ultime indiscrezioni che arrivano dalla Francia - dove il presidente del Consiglio è intervenuto al summit degli economisti - devono aver ulteriormente preoccupato il segretario del Pd. E così Bersani ha deciso di passare alle vie di fatto: sabato, durante l’assemblea nazionale democrat, presenterà il suo progetto per la prossima legislatura (appuntamento già in agenda). Un progetto politico, sia chiaro. «Perché il tempo dei governo tecnici è finito» raccontano in molti al Nazareno. Necessario per aprire un’intesa nel centrosinistra, dialogare con i moderati. Ma anche per esorcizzare lo spettro del Professore.

Intanto le indiscrezioni che arrivano dalla Provenza si diffondono. A Roma si parla di Mario Monti che non smentisce l’ipotesi di rimanere a Palazzo Chigi anche dopo il 2013. Oggi il retroscena era lì, ben piazzato, sui quotidiani che contano. A raccontare del Professore che sta «valutando» il da farsi, in attesa del momento giusto per annunciare al Paese «la propria disponibilità». Torna d’attualità la grande coalizione (anche Silvio Berlusconi avrebbe dato il suo assenso a riproporre l’attuale schema politico dopo le prossime elezioni). C’è persino chi immagina un nuovo governo di centrosinistra, guidato proprio dal presidente del Consiglio. Scenario difficile, certo. Eppure tutti quei complimenti al Professore da parte di D’Alema, Enrico Letta e Follini hanno messo qualcuno allarme. Per non parlare di Pier Ferdinando Casini, che della sua idea di confermare Monti al governo non ha mai fatto mistero.

Monti ancora a Palazzo Chigi? Pierluigi Bersani è convinto del contrario. Nel 2013 dovrà tornare a guidare il Paese un governo politico. Magari un esecutivo frutto del dialogo tra le forze progressiste raccolte attorno al Partito democratico e le realtà moderate che hanno sostenuto il Professore. La linea del segretario del Pd è chiara. Basta con Monti, non con il montismo. Il candidato alla premiership è lui, non l’attuale presidente del Consiglio («I governi tecnici sono finiti. Se Monti vuole restare a Palazzo Chigi stavolta si deve presentare alle elezioni» si scherza tra i bersaniani). Eppure il prossimo governo dovrà nascere in continuità con quello attuale. Ci saranno differenze programmatiche, ma la forza riformatrice dovrà essere la stessa. Come ha già spiegato il segretario Pd: «Monti è una risorsa, ma non voglio arruolarlo».

Intanto sabato Bersani metterà a tacere le voci di un impegno diretto di Monti nel prossimo esecutivo. In apertura dell’assemblea nazionale, il segretario presenterà la sua carta d’intenti. Le idee del Partito democratico per il Paese. Di fatto, un documento programmatico per la prossima legislatura «attorno a cui dovrà essere discusso l’accordo con altri soggetti interessati al nostro percorso». Certo, il segretario parlerà anche di primarie. Uno degli argomenti più attesi dell’assemblea, curiosamente dimenticato dal presidente Rosy Bindi nella stesura dell’agenda. Nessun imbarazzo. Del resto Bersani ha già assicurato che le primarie si faranno e ha annunciato la sua candidatura. «Ma prima di stabilire le regole generali dobbiamo capire quali saranno i soggetti interessati», spiegano dal Nazareno.

E allora via al programma. Una proposta che Bersani avanzerà ai partiti di centrosinistra, ma anche ad associazioni, movimenti, personalità vicine al progetto. Ci sarà probabilmente l’idea di dar vita a una legislatura costituente, per scrivere insieme le nuove regole del gioco. Ma anche le sfide per il Paese: un percorso riformista in continuità con l’esperienza di Monti. «Una carta d’intenti che suoni come la risposta all’antipolitica dal lato di una buona politica» spiegava il segretario durante la direzione di un mese fa. Un documento con indicazioni precise, a cui Bersani sta lavorando da tempo.

L’impegno del segretario servirà anche per tenere unito il partito. Avvicinando alla sua linea tutti quelli che hanno subìto il fascino del Professore. A partire dai veltroniani. «Se il profilo programmatico resta quello già delineato dal segretario con il superamento della foto di Vasto - racconta un deputato vicino a Walter Veltroni - non avremo alcun bisogno di Monti». Bersani cerca di giocare con intelligenza la partita interna. I riferimenti al Lingotto durante il suo ultimo intervento in direzione hanno convinto. «La sua linea per ora ci trova d’accordo - continua il deputato - Anche quando ha smentito Fassina sull’ipotesi di voto anticipato, Bersani ha dato un segnale importante. Ora ci aspettiamo che riempia di contenuti la sua candidatura».

E proprio di contenuti Bersani vuole parlare. Questa mattina, intervenuto a un incontro su Sanità e Servizi sociali, il segretario democrat si è rifiutato di intervenire nel dibattito Monti-Squinzi. «Noi stiamo al concreto» ha detto all’arrivo. «Mentre sui giornali prevale la chiacchiera - le sue parole più tardi - un partito di governo come il nostro è impegnato su un problema basico per gli italiani». Mentre Monti sta «valutando» il suo futuro, Bersani ha già puntato Palazzo Chigi. 

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