Appalti, politici, escort e imprenditori: tutti insieme, questa volta in Sicilia

È un altro scandalo che stavolta accomuna Sicilia e Lombardia, così lontane ma anche così vicine, e che ha fatto emergere il bubbone di una classe politica malata e ammaliata da un'imprenditoria rampante. Strette di mano, escort e appalti in quella che già è definita la nuova «mignottopoli».

Palermo 2
11 Luglio Lug 2012 0706 11 luglio 2012 11 Luglio 2012 - 07:06
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Lombardia e Sicilia, così lontane ma anche così vicine. È un altro scandalo che stavolta accomuna le due regioni e che ha fatto emergere il bubbone di una classe politica malata e ammaliata da un'imprenditoria rampante. Stavolta lo scandalo è tutto di matrice isolana, anche se le assonanze con la Lombardia e con il «metodo Daccò» sono molto evidenti: infatti la sempiterna mafia non è parte in causa delle indagini della procura palermitana, coordinate dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Gaetano Paci e Maurizio Agnello.

A finire sotto la lente d'ingrandimento della Procura palermitana e degli uomini del nucleo di tutela della spesa pubblica della Guardia di Finanza è l'assegnazione di appalti per svariati milioni di euro, solo nel 2010 si parla di 25 milioni, per la gestione della comunicazione dei grandi eventi in Sicilia. Un cartello di imprese si aggiudicava sistematicamente le gare e tra quelle sospette ci sono la visita del Papa a Palermo, il Cous Cous fest, i mondiali di scherma a Catania e Sicilian Ladies Open Golf. Tutti eventi organizzati e banditi dall'assessorato regionale al Turismo.

I finanzieri hanno perquisito le sedi di oltre dieci società, prelevando diversi faldoni di documenti che hanno permesso alla procura di ipotizzare i reati di corruzione e turbativa d'asta per otto persone tra le quali un funzionario dell'assessorato al Turismo, Antonio Belcuore, e altri imprenditori che si erano spartiti la ricca torta degli appalti milionari. Tra questi la “mente” è indubbiamente Faustino Giacchetto, il quale sarebbe il vero e proprio deus-ex-machina del “sistema”. Grazie alle sue conoscenze, a cospicue mazzette e ad appartamenti nel cuore di Palermo offerti ad alcuni deputati regionali, con tanto di escort, avrebbe ammorbidito tutti i passaggi burocratici a suo favore, ottenendo sistematicamente la vittoria in qualsiasi bando, che gli veniva confezionato su misura.

Ma chi è in realtà Faustino Giacchetto? Nasce a Canicattì 49 anni fa, si sposa con la figlia di una nota famiglia del paesino in provincia Agrigento con ottime entrature nell’upper-class agrigentina. Ma la coppia Giacchetto presto si trasferirà a Palermo, dove inizierà a tessere una rete di conoscenze nel mondo della politica regionale, e a frequentare la cosiddetta “Palermo-bene”. Giacchetto costruisce la sua fortuna come rappresentante della Parmalat e come pubblicitario. Vicino all’attuale presidente dell’Ars Francesco Cascio, con il quale ha «un rapporto di disinteressata amicizia personale e familiare di antica data, e che pertanto innumerevoli sono stati gli incontri e le conversazioni telefoniche», fa sapere lo stesso Cascio. Ma, assicurano a Linkiesta, che «il personaggio in questione è trasversale. Non escluderei che nelle prossime ore possa uscire anche il nome di uno o più del Partito democratico». «Inizia ad entrare nell’orbita regionale curando la comunicazione del Ciapi e dell’Agenzia per l’impiego». Ma è negli anni in cui Totò Cuffaro è presidente della Regione siciliana che gli vengono affidati diversi contratti. La sua società, Progetta Media, si aggiudica la comunicazione dei grandi eventi dal 2005 al 2008. E, come segnala l’edizione palermitana di Repubblica, «in questi anni vince anche gare per 5.6 milioni di euro anche per curare la campagna sul rispetto del turismo». Con l’exploit di Raffaele Lombardo alle regionale del 2008, «il nome di Giacchetto continua sempre a circolare nei vari assessorati», nonostante con l’attuale governatore i rapporti non siano «idilliaci». Giacchetto si aggiudica ugualmente diversi appalti o «comunque riesce ad entrare in cordate che ottengono gare importanti». Un deputato regionale, che preferisce restare anonimo, confida a Linkiesta: «Ne avevo sentito parlare, me ne parlavano in tanti, ma io non l’ho mai visto di presenza. Ho scoperto il suo viso stamane sul giornale. Le posso dire che alcuni lo definivano il “Giampaolo Tarantini di Sicilia”. E lei capirà il perché. Non mi faccia più parlare: presto salterà il tappo!».

Al di là del «ne avevo sentito parlare», tanti deputati regionali lo conoscevano, lo frequentavano, andavano a cena con lui, ma oggi fanno a gare a prendere le distanze. Il primo a tirarsi fuori è il deputato regionale del Pdl, “area Schifani”, Francesco Scoma: «Non ho mai preso parte ad incontri intimi grazie ai favori di Fausto Giacchetto». L’Udc Enzo Galioto conferma di conoscerlo ma nega “l’amicizia”: «Conosco Fausto Giacchetto ma con estrema fermezza l’esistenza di un rapporto di amicizia tra di noi che si possa essere tradotto in uno scambio di favori».

Recentemente è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di una fondazione culturale dell’Ars, Fondazione Federico II. E, stando ad alcune informazione raccolte da Linkiesta, Giacchetto sarebbe rimasto legato alla sua Canicattì, al punto da essere l’attuale Presidente del Kiwanis Club del paesino dell’agrigentino. Insomma un personaggio «scaltro», che girava nei corridoi della politica «che conta», o nei salotti del capoluogo, come se stesse passeggiando sul tappeto di casa sua.

Le indagini sono scaturite da una denuncia di un imprenditore che aveva subodorato delle irregolarità nell'assegnazione degli appalti in occasione della visita di Benedetto XVI e da quello spunto investigativo, sorto nell'autunno del 2010, é nata la vera e propria “mignottopoli” in salsa siciliana.

Le informative della Finanza e le svariate ore di intercettazioni telefoniche hanno tracciato un quadro desolante: Giacchetto avrebbe organizzato svariati incontri con escort nei suoi appartamenti palermitani per una decina di esponenti politici regionali e nazionali. I nomi che alcuni rumors giornalistici avrebbero fatto emergere, in particolare l’edizione palermitana di Repubblica, sono quelli del presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana Francesco Cascio, Pdl, il coordinatore pidiellino Francesco Scoma, il senatore Enzo Galioto, Udc, il senatore Giovanni Pistorio, Mpa, il deputato regionale Luigi Gentile, Fli, e Giuseppe Scalia del Pdl.

Ovviamente c’è da precisare che nessuno di loro é iscritto nel registro degli indagati in quanto le indagini non hanno portato a formulare nessun addebito: lo “scambio” tra gli appartamenti concessi e i vantaggi ottenuti dall'imprenditore non é stato dimostrato.

I due appartamenti di via Principe Belmonte e di via Sammartino erano il centro del “sistema”. Da lì transitavano i politici isolani e transitavano escort di lusso che rilasciavano anche regolare fattura: era questo il metodo che avrebbe usato il manager della comunicazione per accaparrarsi le simpatie della classe politica. Alcuni dei dialoghi intercettati rasentano la vergogna: un politico, ospite di casa Giacchetto, telefona imbufalito per chiedere un intervento immediato: «C'è la partita di calcio e il decoder non funziona!», avrebbe sottolineato nervoso un deputato.

Adesso il lavoro degli inquirenti è focalizzato sullo studio dell'enorme mole di documenti sequestrata e sui rapporti tra le varie società e sulla loro potenza in grado di costituire un cartello invincibile. Al vaglio della Finanza c’è l'hard disk del pc di Faustino Giacchetto, che avrebbe tentato di nascondere nel cesto della biancheria sporca, che potrebbe contenere le prove per le presunte illegalità nelle assegnazioni di appalti e servizi. Al momento l'unico indagato resta Giacchetto, ma gli sviluppi dell'inchiesta stanno già inquietando le notti di molti politici e imprenditori.

 

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