“Abbiamo sbagliato”: lo scrivevano in privato i capi delle agenzie di rating

Il giorno in cui Standard & Poor's ha declassato l'Italia, il 13 gennaio 2012, esprimendo giudizi negativi anche sulle banche, il responsabile per le banche di S&P, Renato Panichi, ha inviato una email agli autori del report contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sul siste...

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13 Luglio Lug 2012 1542 13 luglio 2012 13 Luglio 2012 - 15:42
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Ricordate quando Standard & Poor’s ha declassato l’Italia dalla A alla tripla B+? Quella stessa sera, era il 13 gennaio, il responsabile per le banche della agenzia di rating, Renato Panichini, ha inviato una email (in inglese) agli autori del report, contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sul sistema bancario italiano. «Non è giusto», dice Panichini, «scrivere che c’è un elevato livello di vulnerabilità ai rischi di finanziamenti esterni. Attualmente è proprio il contrario, uno dei punti di forza delle banche italiane è stato proprio il limitato ricorso/appello ai finanziamenti esterni o all’ingrosso». E conclude: «Per favore rimuovi il riferimento alle banche!».

Quella email - ora sequestrata dalla procura di Trani e dalla Guardia di finanza di Bari nell'ambito dell'indagine per manipolazione del mercato su Standard & Poor's - il 27 giugno è stata depositata con i nuovi atti di indagine dal pubblico ministero di Trani Michele Ruggiero, che a fine maggio a fatto notificare ai vertici della agenzia di rating un avviso di conclusione delle indagini preliminari. L’accusa è di concorso in manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata. L'email sequestrata, secondo gli inquirenti, confermerebbe l'inattendibilità dei giudizi di rating espressi da S&P sull'Italia. Secondo la procura di Trani, i dirigenti di S&P avrebbero messo in atto «una serie di artifici concretamente idonei» a creare «una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari».

Gli indagati, in tutto cinque, sono l’ex presidente di Standard & Poor’s Financial Services, l’indiano Deven Sharma, il managing director head on insurance rating di Londra, Yann Le Pallec, e gli analisti senior del debito sovrano che firmarono i report sull’Italia, Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. La mail di Panichini è rivolta a due dei tre analisti indagati, Zhang e Kraemer: «Ciao Eileen e Moritz. Ho provato a chiamarvi entrambi. Ho il RU dell'Italia e vedo una frase proprio all'inizio dove menzionate la vulnerabilità crescente dell'Italia ai rischi di finanziamenti esterni, considerato l'elevato livello di presenza esterna nel settore finanziario e in quello del debito pubblico. Eileen, non mi hai detto questa frase ieri, e non è giusto che tu dica che c'è un elevato livello di vulnerabilità ai rischi di finanziamenti esterni».

La mossa successiva del pm Ruggiero dovrebbe essere la firma della richiesta di rinvio a giudizio per i cinque indagati. Alla società il magistrato contesta violazioni della legge sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. E oggi, poi, è arrivata la chiusura delle indagini anche per Moody’s sulle altre due agenzie di rating: Fitch e Moody’s.

La vicenda nasce da una denuncia da parte di due associazioni di consumatori, Adusbef (Associazione difesa consumatori e utenti bancari, finanziari e assicurativi) e Federconsumatori, in particolare per il report del 6 maggio 2010 di Moody's che definiva l'Italia come un «Paese a rischio». A questa si è aggiunta poi la denuncia per Standard & Poor's, alla quale è stata contestata l'attendibilità dei report diffusi tra maggio e dicembre 2011, più il declassamento dell'Italia del 13 gennaio 2012. Le due  associazioni accusano gli analisti della agenzia di rating americana di non essersi mossi «autonomamente», ma di aver risposto «a un disegno, oggettivamente perseguito, di ‘golpe bianco’ del gruppo dirigente centrale dell’agenzia, un disegno preordinato di affidare ad analisti ‘inesperti’ il mandato di produrre analisi, un disegno non casuale quello di scegliere una certa tempistica nel diffondere report in modo tale da influenzare l’evoluzione politica italiana».

 

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