Sull’aumento di capitale Unipol pesano i derivati

Dopo quello di Fonsai, Linkiesta ha letto il prospetto informativo di Unipol, che evidenzia alcune criticità come i rilievi Isvap sulle riserve tecniche Rca e natanti, carenti per 210 milioni di euro, e soprattutto i titoli strutturati nel portafoglio della compagnia assicurativa, pari a 5 miliar...

Unipol
14 Luglio Lug 2012 1035 14 luglio 2012 14 Luglio 2012 - 10:35
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Messe Frankfurt

Così come per Fonsai, anche il prospetto informativo dell’aumento di capitale di Unipol rappresenta una lastra ai raggi X dello stato di salute della compagnia assicurativa delle Coop. Dai titoli strutturati alle riserve tecniche, dalla sottoscrizione delle nuove azioni di risparmio Fonsai eventualmente inoptate, ecco i principali punti di cui i piccoli azionisti devono tenere conto da lunedì in avanti per decidere cum grano sali se diluirsi, vendere o acquistare i diritti d’opzione che saranno negoziabili.

Aumento di capitale Fonsai. 

Unipol dovrà sottoscrivere non soltanto l’aumento di capitale riservato di Premafin – holding che controlla la compagnia assicurativa dei Ligresti – per 400 milioni di euro, ma anche a «sottoscrivere integralmente le nuove azioni di risparmio di categoria B rivenienti dall’Aumento di Capitale Fonsai eventualmente rimaste inoptate all’esito dell’offerta in borsa per un controvalore massimo pari a circa Euro 182 milioni». Se il mercato non ci crede, in altre parole, sulle spalle del gruppo guidato da Carlo Cimbri potrebbero gravare altri 180 milioni. «Tale circostanza – si legge nel prospetto – avrebbe un effetto ne- gativo sui requisiti di solvibilità corretta, in applicazione dell’attuale normativa di riferimen- to (Solvency I), pari a circa 4 punti percentuali». Le spese dell’aumento, comprensive del consorzio di garanzia, sono 63 milioni di euro. 

Riserve tecniche. 

Lo scorso 3 luglio, recita il prospetto, l’Isvap ha comunicato al gruppo bolognese di aver «sottoposto a verifica attuariale» le riserve sinistri dei rami Rca e natanti così come emergono dal bilancio 2011, evidenziando carenze pari a 210 milioni di euro sia nei sinistri di importo atteso inferiore a 100mila euro che di importo superiore. L’authority guidata da Giannini nota che moltissimi di questi ultimi sono stati «posti a riserva per un importo inferiore alla soglia in precedenza richiamata», per poi essere «successivamente pagati per importi superiori alla stessa», limitandosi a sottolinearne il profilo di criticità ma senza quantificare gli importi necessari alla copertura dei rischi. Traducendo, significa che Unipol accantonava risorse inferiori al dovuto per far fronte agli esborsi dei propri assicurati, nel momento del bisogno. L’impatto stimato dalla compagnia di un eventuale «rafforzamento della riservazione» per il ramo Rca per i sinistri di importo inferiore a 100mila euro sarebbe pari a 138 milioni di euro, con un impatto di 6 punti percentuali sul margine di solvibilità.

Titoli strutturati. 

È questa la vera e propria nota dolente del gruppo di via Stalingrado, sulla quale, recita il prospetto, la Consob sta conducendo accertamenti. Al 31 marzo scorso, i titoli strutturati in pancia a Unipol – 5,6 miliardi di euro, pari al 23,7% degli investimenti finanziari – presentano minusvalenze non ancora conteggiate per 625 milioni di euro, che se dovessero venire iscritte a conto economico comporterebbero «un decremento del margine di solvibilità quantificabile, al netto dell’effetto fiscale, in Euro 410 milioni, determinando conseguenze negative sulla situazione economica e patrimoniale del Gruppo Unipol». Non è finita: le potenziali minusvalenze negli investimenti iscritti a bilancio sotto la voce “attivo circolante” ammontano a 1,4 miliardi di euro. E ancora: «Si segnala che, in considerazione delle caratteristiche e dei possibili profili di illiquidità che caratterizzano la predetta tipologia di titoli, l’Emittente non può escludere che possa non essere individuata una controparte ovvero che in sede di eventuale alienazione dei richiamati titoli strutturati possano essere realizzate minusvalenze di ammontare anche significativamente superiore a quanto sopra riportato». In altri termini, la compagnia di Cimbri ammette che su quei cinque miliardi potrebbero non esserci compratori. 

Quest’ultimo punto è tutt’altro che secondario. Nell’ultima trimestrale del gruppo felsineo il patrimonio netto è di 3,5 miliardi di euro. Stando al Progetto Plinio, cioè la due diligence effettuata da Ernst & Young, al netto delle eventuali minusvalenze il patrimonio netto sarebbe negativo per 809 milioni di euro, che si ridurrebbero a 209 milioni per effetto dell’aumento di capitale da 600 milioni di euro. Come se non bastasse, la holding Finsoe – che detiene il 50,746% del capitale ordinario e lo 0,002% del capitale privilegiato – ha iscritto a bilancio i titoli Unipol al prezzo unitario di 1,69 euro, mentre oggi hanno chiuso a 12,5 euro. Bisogna però tenere conto dell’effetto raggruppamento, quindi il valore teorico delle azioni Unipol sarebbe di 12,5 centesimi. Che si traduce in un valore di mercato di appena 130 milioni di euro.

 

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