Il caso-Ligresti, ovvero “il manuale dei conflitti di interessi in finanza”

I curatori fallimentari di Imco e Sinergia si trovano di fronte a un dilemma: dover valorizzare i diritti dei creditori, cioè Unicredit. Tuttavia, Piazza Cordusio ha tutto l’interesse che gli aumenti di capitale di Fonsai e Unipol vadano in porto senza intoppi, essendo tra gli azionisti forti di ...

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17 Luglio Lug 2012 0830 17 luglio 2012 17 Luglio 2012 - 08:30
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Aggiornamento 17 luglio 2012 ore 15.00

Attraverso un comunicato stampa Premafin rende noto di aver convocato, su richiesta del curatore fallimentare Alessandro Della Chà, per il giorno 23 agosto in prima convocazione e per il 28 agosto in seconda convocazione un’assemblea straordinaria per deliberare l’eventuale revoca della delibera di aumento di capitale assunta dall’assemblea straordinaria di Premafin in data 12 giugno 2012. Premafin comunica anche di aver ricevuto oggi le dimissioni del consigliere Ernesto Vitiello, che si aggiungono a quelle di Carlo Amisano, Riccardo Flora, Filippo Garbagnati Lo Iacono, Gualtiero Giombini e Giuseppe Lazzaroni, condizionate alla mancata sottoscrizione da parte di Unipol dell’aumento di capitale entro il 20 luglio prossimo. 

Un cortocircuito tra Unicredit e Mediobanca. Piazza Cordusio e Piazzetta Cuccia, come è noto, sono entrambi creditori della filiera Fon-sai. L’uno a monte, l’altro a valle della catena di controllo. Se l’istituto guidato da Alberto Nagel vanta crediti per 1,1 miliardi di euro nei confronti della compagnia assicurativa, la banca amministrata da Federico Ghizzoni è invece esposta per quasi 400 milioni di euro verso le società immobiliari Imco e Sinergia, che insieme detengono il 20% di Premafin e che ora sono in mano ai curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Milano. A sua volta, Premafin controlla il 35% di Fon-sai. 

L’interesse di Mediobanca, artefice della fusione tra Fondiaria-Sai e Unipol, è quindi mettere sicurezza i prestiti subordinati che ha erogato negli anni a Fondiaria-Sai. L’interesse della Procura è preservare i diritti dei creditori, tra cui Unicredit. La strada che i curatori fallimentari hanno intrapreso per farlo è chiedere la riconvocazione dell’assemblea di Premafin che, lo scorso 12 giugno, ha dato il via libera all’aumento di capitale riservato a Unipol. E qui il percorso si complica: Unicredit, infatti, è anche azionista all’8,6% di Piazzetta Cuccia, e vuole evitare a tutti i costi che il suo investimento “di sistema” perda di valore. Un bel dilemma per il curatore fallimentare Alessandro Della Chà.

Come si evince dal prospetto informativo dell’aumento che ha preso il via stamattina, Unicredit ha un’esposizione di circa mezzo miliardo di euro verso tutta la filiera, di cui 204 milioni verso Sinergia Holding, e altri 163 milioni di euro verso Imco, sui quali è stato siglato un accordo di stand still fino al 2013. Sinergia Holding e Imco, che detengono, rispettivamente, una partecipazione pari al 10,229% e 9,776% ciascuna in Premafin, sono in mano al curatore fallimentare Alessandro Della Chà. Il quale, come si evince da una nota con la data di ieri ma diffusa stamattina dalla holding – che fa riferimento a tre lettere spedite a Premafin su richiesta Consob lo scorso 11 luglio – esprime «la più ampia riserva di esercizio» del diritto di recesso, limitato agli azionisti di riferimento di Premafin, essendo le società del tutto estranee a tali accordi. Tuttavia, spiegano fonti finanziarie a Linkiesta, per il momento Ghizzoni e Nagel sono sulla stessa lunghezza d’onda, e lo saranno fino a operazione conclusa.

Il 26 giugno scorso il custode giudiziale chiede ai vertici della Premafin di convocare urgentemente una nuova assemblea straordinaria per riesaminare, ed eventualmente revocare, la delibera del 12 giugno, che prevede l’aumento di capitale da 400 milioni riservato a Unipol. Secondo Repubblica, il cda di Premafin – che al momento non ha ancora ricevuto dalla Procura i documenti che certificano il possesso delle azioni di Imco, Sinergia e dei trust Heritage ed Evergreen – potrebbe convocare un’assemblea a fine agosto, nella quale potrebbe succedere di tutto. In particolare, l’assemblea potrebbe votare a favore della proposta di Sator e Palladio – ieri le società di Arpe e Meneguzzo hanno presentato appello al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio di non procedere nei confronti dell’Isvap contro l’ok all’operazione – causando un risarcimento promosso dal curatore fallimentare per valorizzare il 20% di Premafin. 

Teoricamente, i curatori fallimentari avrebbero un’altra strada da percorrere. Essendo cambiati i proprietari della maggioranza dei controllanti di Fondiaria-Sai, ma non le circostanze in base alle quali la Consob ha concesso l’esenzione dell’Opa, essenzialmente il «salvataggio di società in crisi» (combinato disposto combinato disposto di art. 106 comma 5 del Tuf e dell’art. 49 comma 1 lett. B) n 2 del Regolamento Emittenti), il provvedimento potrebbe essere impugnabile al Tar. Una mossa che non garantirebbe però l’annullamento automatico della decisione dell’authority guidata da Giuseppe Vegas. 

In Piazza Affari, intanto, ieri i titoli di Fonsai e Unipol sono schizzati alle stelle, al contrario dei diritti d’opzione. Fon-Sai non è riuscita a fare prezzo, segnando un rialzo teorico del 120 per cento, quindi superiore alla soglia del 50% sul prezzo di chiusura del giorno precedente fissata dal regolamento di Borsa Italiana. Unipol sale del 43% a 3,58 euro per azione, mentre le privilegiate della compagnia delle Coop guadagnano il 27% a 1,48 euro per azione, mentre il diritto sulle Fonsai ordinarie è sceso da 44,47 a 26,69 euro (-39,98%), quello sulle risparmio da 39,28 a 23,57 euro (-39,99%), quello sulle ordinarie Unipol da 10 a 4,74 euro (-52,6%) e quello sulle privilegio da 3,738 a 1,45 euro (-61,21%).

Secondo quanto riferisce un trader di un primario istituto di credito italiano, il motivo tecnico dietro alla salita repentina dei titoli sta nel cosiddetto short squeeze, cioè nella ricopertura delle posizioni allo scoperto, che costringono gli operatori ad acquistare al meglio sul mercato le azioni che avevano preso in prestito per scommettere al ribasso. Le opzioni e i future su Fonsai, osserva l’operatore sotto garanzia di anonimato, scadono venerdì, mentre le azioni derivanti dall’aumento di capitale saranno disponibili soltanto la prossima settimana. Le posizioni “corte” sono inoltre amplificate dal fattore di rettifica dell’aumento di capitale. Insomma, si preannuncia una settimana di fuoco. Anche per la Consob, che dovrà monitorare le posizioni allo scoperto in base al divieto di vendite nude, cioè senza l’effettiva disponibilità dei titoli sottostanti. 

 

 

 

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