La “nuova” Lega di Maroni va già a braccetto con Berlusconi

Dopo la segreteria politica con Bossi, Maroni bacchetta Matteo Salvini sul «no» a un'alleanza futura con Silvio Berlusconi. «Non si stratta di una questione di cui si occupa il segretario della Lega Lombarda». Poi detta la linea sulla legge elettorale e sembra quasi venire incontro a quella del P...

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17 Luglio Lug 2012 0637 17 luglio 2012 17 Luglio 2012 - 06:37
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La Lega Nord di Roberto Maroni non chiude le porte a una candidatura di Silvio Berlusconi a premier nel 2013. È questo il risultato dell’ultima segreteria politica del Carroccio nella sede di via Bellerio a Milano. Si tratta di un brusco cambio di passo rispetto a nemmeno due giorni fa, quando sabato, durante la festa di Alzano Lombardo nella bergamasca, Bobo aveva commentato la discesa in campo del Cavaliere con il solito «chissenefrega», ormai un marchio di fabbrica simile al «dito medio» dell’ex leader Umberto Bossi. 

Lunedì 16 luglio, invece, dopo aver discusso per un’ora abbondante proprio con il Senatùr, il neo segretario federale ha deciso di cambiare idea. E a precisa domanda sulle dichiarazioni di Matteo Salvini di domenica («La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio Berlusconi»), Bobo ha deciso di dare la linea del movimento, contraddicendo il «Pierino padano»: «Non si stratta di una questione di cui si occupa il segretario della Lega Lombarda». 

Cosa è successo nelle ultime 48 ore? Bossi ha convinto Maroni sull’opportunità di ricreare l’asse del Nord? Oppure è una semplice strategia politica in vista della modifica della legge elettorale, su cui i leghisti sanno di giocarsi la decisione di candidarsi o meno a Roma? Gli spifferi dei palazzi romani suggeriscono che Berlusconi e Maroni potrebbero essersi parlati negli ultimi giorni. Anche grazie alla portavoce del segretario federale Isabella Votino, che è pure responsabile delle comunicazioni istituzionali del Milan, squadra di calcio di proprietà della famiglia dell'ex presidente del consiglio. 

Che i due si siano rassicurati sia sull'approvazione del semipresidenzialismo - dove Pdl e Lega vanno a braccetto - sia sulla riforma della legge elettorale? Non si sono certezze. In ogni caso, se si dovesse trovare l'accordo con il Pd sul proporzionale e passasse lo sbarramento al 5% alla Camera, i pidiellini sarebbero pronti a trovare un escamotage per «salvare» la Lega Nord. Lasciando entrare in Parlamento anche le forze che - pur non avendo superato la soglia di sbarramento a livello nazionale - hanno raggiunto una percentuale significativa in due o tre regioni, come Veneto o Lombardia. Il probabile caso del Carroccio.

Che anche Bossi abbia detto qualcosa in merito? Se sabato Bobo aveva sbarrato la strada a Berlusconi appunto con un «chissenefrega» - e cinque giorni fa alle prime indiscrezioni sulla discesa in campo del Cavaliere ci aveva pure scherzato sopra («Dove a San Siro?») - nel fine settimana era stato proprio il Senatùr ad aprire a una candidatura del Cavaliere. «È positivo se fa cadere Monti», aveva commentato lo statista di Gemonio. Certo, parlare adesso di alleanze «è difficile», aveva continuato. E come ha detto Maroni attraverso un comunicato alla fine della segreteria, «le alleanze, Berlusconi o meno, sono in fondo alla mia agenda delle cose da fare. Ora ci sono gli Stati Generali del Nord». 

Rimane che in questi giorni in cui si fa un gran parlare del ritorno del Cav, lo storico alleato prinicipale, la Lega Nord, gli sembra venire incontro. O almeno si dimostra più disponibile rispetto a un Pierluigi Bersani, segretario del Pd, che ora di fatto appoggia insieme al Popolo della Libertà il governo di Mario Monti. Anzi, se secondo un retroscena di Repubblica Maroni si era dimostrato dispiaciuto per la fine fatta «dal segretario Angelino Alfano», Bobo dopo la segreteria politica ha pure fatto questo commento sulle cessioni milaniste di Thiago Silva e Ibrahimovich. «Investire sui giovani è sempre possibile. La Lega lo ha fatto - ha aggiunto - 'largo ai giovani e meritò con questi due punti andremo molto lontano, sarebbe bene che Berlusconi lo facesse anche per il Milan». 

Sono parole di distensione che hanno creato un certo stupore tra gli stessi leghisti, in particolare rispetto al rimprovero delle parole di Salvini. «Non gli sono piaciute. Punto», spiega un fedelissimo del segretario federale. La questione principale, come detto, ruota intorno alla legge elettorale. Maroni è stato secco: «Noi vogliamo portare con la legge elettorale chiarezza e semplicità facendo perno sul principio che le maggioranze si scelgono prima e non dopo, l'elettorato deciderà quindi il premier e la maggioranza». E poi: «Noi proponiamo la preferenza, e il premio di maggioranza che noi chiamiamo premio di governabilità al 45%. Inoltre, noi proponiamo lo sbarramento: nella legge elettorale, al 4% nazionale alla Camera e del 6% al Senato. Questo vale per tutte le forze politiche, anche quelle che si presentano in coalizione». Insomma, rispetto a quanto detto dal Pdl c'è sintonia, forse qualcosa da limare, ma si dialoga.

Infine rispetto alla questioni interne. È stato stabilito che gli Stati Generali del Nord si svolgeranno a Torino il 28 e 29 settembre. In quei giorni Mario Borghezio e un manipolo di indipendentisti, insieme probabilmente con Bossi, andranno a Pian del Re per il tradizionale rito dell'Ampolla. Non sarà una manifestazione organizzata dalla Lega Nord quest'ultima, ma il Carroccio si rifarà domenica 30 a Venezia, per la festa dei Popoli Padani. Bossi non ci sarà più sul simbolo leghista, ma la Lega di Maroni sembra orientata a ricalcare alcuni passi del Senatùr. Anzi, più che passi, falcate...

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