Scandali, scommesse, potere: il calcio asiatico peggio di quello italiano

A dieci anni dalla Coppa del Mondo in Corea e Giappone, il calcio asiatico naviga a vista. L’aver importato Marcello Lippi, Alberto Zaccheroni e Nicolas Anelka, i team dell’area sono tra gli ultimi posti della classifica Fifa. L’unica cosa che non manca sono i soldi, e gli scandali: lo scorso feb...

Holly Benji Attore Veri
17 Luglio Lug 2012 1630 17 luglio 2012 17 Luglio 2012 - 16:30
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A dieci anni dalla Coppa del Mondo in Corea e Giappone, la prima a svolgersi in Asia, che ne è del calcio asiatico? All’apparenza tutto va benissimo, altrimenti non si sarebbe spiegato il clamoroso trasferimento di Didier Drogba al manto erboso del Hongkou Football Stadium, casa del Shanghai Shenhua, che sarebbe diventato il suo futuro club se l’ivoraiano non avesse cambiato idea in direzione Barcellona. Poco male, nella Super Lega cinese ha da poco debuttato Marcello Lippi, sulla panchina del Guangzhou Evergrande.

La scintilla che ha attratto Drogba e Lippi in Cina, come del resto Nicolas Anelka nel 2011, non può essere stata il livello del calcio in Asia e tantomeno in Cina. Più probabile siano stati i soldi. Guardando al ranking FIFA delle nazionali, Sol Levante (allenata da Alberto Zaccheroni) e Mattino Calmo, al trentesimo e trentunesimo posto, stanno per il rotto della cuffia nel novero delle 32 migliori, un minimo progresso rispetto a dieci anni fa (quando erano rispettivamente trentaduesima e quarantesima) ma ben al di sotto delle migliori posizioni (13° il Giappone nel luglio 2005, 19a la Corea nel marzo 2003).

Per la Cina poi è Notte Fonda: 50a era 10 anni fa, 66a è oggi – ma perlomeno ha recuperato un po’ della dignità calcistica perduta quando si ritrovò 108a ad agosto 2009. Secondo l’International Federation of Football History & Statistics, il cui ranking è peraltro assai discutibile, miglior club della Super Lega cinese occupa la 273a posizione a livello mondiale; va decisamente meglio la K-League in cui evolvono CB Jeonbuk Hyundai Motors (63o) e Suwon Samsung Blue-Wings FC (72o).

In Asia del Nordest, ma anche del Sudest (dove il livello delle squadre e delle competizioni è ancora più basso) il calcio è molto popolare e le magliette – vere o taroccate – dei campioni sudamericani ed europei vanno a ruba. La K-League è passata da 10 squadre nel 2002 a 16, e anche la J-League ha aumentato il numero di partecipanti. Alla Champions League asiatica 2009 – in cui club coreani hanno raggiunto la finale negli ultimo tre anni, anche se nel 2012 i sauditi dell’Al-Sadd hanno battuto ai rigori l’Jeonbuk Hyundai Motors – partecipano 32 squadre.

Di soldi come visto ce ne sono. Le Antilopi di Kashima, la squadra più forte della J-League dall’alto dei sette scudetti conquistati dal 1993, appartengono alla Sumitomo, anche se sono sponsorizzati da LIXIL – fabbricante di vasche da bagno tanto lussose da essere esposte pure al Salone del Mobile di Milano. In più i famigerati chaebol sono onnipresenti pure nel calcio – per esempio i Suwon Samsung Bluewings e la Jeonbuk Hyundai Motors, mentre la siderurgica POSCO controlla i Pohang Steelers e i Chunnam Dragons a Jeonnam.

Dal 2003 gli LG Cheetahs di Anyang, periferia di Seoul, giocano nello stadio principale della capitale: la proprietà dei rossoneri del FC Seoul è nella mani di GS Holdings, un’emanazione del gruppo LG. Del resto il presidente di Samsung, Lee Kun-hee, è uno dei 115 membri dell’International Olympic Committee (IOC), mentre il genero Kim Jae-yeol, vice-presidente del comitato olimpico coreano, vorrebbe entrare anche lui all’IOC. La concorrenza è però intensa: l’altro vice-presidente, che è a sua volta Chairman del gruppo Hanjin, e il Chairman del gruppo SK, che cerca di diventare presidente della Federazione Mondiale di Pallamano. Invece il presidente di Samsung Electronics, Lee Jae-yong (fresco consigliere indipendente di Exor) preferisce il baseball e in particolare i … Samsung Lions!!

In Corea il numero medio di spettatori per partita è però quasi dimezzato dal 2002 – da 15 a 8mila – quando invece l’obiettivo della Korea Baseball Organization per la stagione 2012 è di attrarne 7 milioni. Va un po’ meglio nella Super Lega cinese (quasi 18mila), anche se i tre club di Shanghai, la metropoli più sofisticata e in cui il potere d’acquisto degli spettatori potenziali è maggiore, ne attraggono a malapena 11 mila.

Come Tito Boeri sostiene nell’esaminare il caso italiano, anche in Asia il problema è la governance del calcio e in particolare la difficoltà di lottare contro il flagello delle scommesse. A febbraio l’ex vice-presidente della Chinese Football Association è stato condannato a 10 anni e mezzo di prigione per aver ricevuto illegalmente circa 150mila euro per influenzare l’esito di 40 partite. Per un altro dirigente la sentenza è stata di 12 anni per essersi fatto corrompere dai Shanghai Shenhua nel 2003, quando il club vinse lo scudetto. In Corea, il centrocampista Chung Jung-kwan del Jeonbuk Hyundaie il portiere dell’Incheon United Yoon Ki-won si sono tolti la vita nel 2011 dopo essere stati coinvolti in una calcio poli. Secondo la stampa, le scommesse arrivavano a 800 mila euro per partita.

A fine maggio la Corea ha festeggiato il decennale del suo mondiale – in cui si classificò alle semifinali, prima squadra al di fuori di Europa e Sudamerica, offrendosi lo scalpo (calcistico) della Spagna – con una sonora sconfitta a Berna contro le Furie Rosse. Se arrivò a giocare quel quarto di finale dopo aver eliminato gli azzurri lo dovette in primis al celebre arbitro ecuadoregno Moreno – ma dato che noi italiani di tanto possiamo essere accusati, ma non di essere rancorosi e di mancare d’umorismo, il commissario italiano per l’Expo 2012 che si sta svolgendo in Corea del Sud si chiama … Moreno!

 

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