«Se il Pd dice sì alle preferenze, la legge elettorale si fa subito»

Il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini è convinto che l’accordo per superare il Porcellum sia possibile: «Il Pdl non cede sulle preferenze. Se il Pd accetta, la riforma si fa in due giorni». È lui a gestire la trattativa in Parlamento. «Di una cosa sono cer...

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25 Luglio Lug 2012 1721 25 luglio 2012 25 Luglio 2012 - 17:21

«La riforma della legge elettorale? L’unico ostacolo sono le preferenze. Il Pdl non cede, ma se il Partito democratico accetta di sacrificare i collegi uninominali la legge si fa in due giorni». Ne è convinto Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato. In questi giorni è lui a gestire il confronto in Parlamento sulla riforma del Porcellum. Si discute anche del premio di maggioranza. Va attribuito al primo partito o alla coalizione? Tra tante ipotesi, una certezza. Una parte dei seggi continueranno ad essere assegnati con liste bloccate. «In un modo o nell’altro i partiti troveranno il modo di salvaguardare i propri gruppi dirigenti. Di questo sono certo».

Presidente, qualche ora fa si è conclusa l’ultima riunione del comitato ristretto. Come procedono i lavori?
Non ci sono grandi novità. Ci siamo riaggiornati alla prossima settimana, i relatori stanno lavorando a un’ipotesi di testo da sottoporre all’esame del comitato. Nel frattempo i partiti hanno ricominciato a incontrarsi, si discute.

Da una parte il comitato ristretto, dall’altra gli sherpa di Pd e Pdl. Ma alla fine c’è qualcuno che si prende la responsabilità di decidere?
Non c’è alcun dualismo. I gruppi parlamentari e i partiti sono sempre connessi tra di loro. Hanno entrambi titolo a concorrere al processo di formazione delle leggi.

Intanto il tempo passa.
Però c’è da registrare una grande intesa di fondo: nessuno vuole votare con l’attuale legge elettorale. E questo mi sembra già un passo in avanti. Oggi tutti i partiti sono d’accordo che tornare alle elezioni con il Porcellum rappresenterebbe un suicidio collettivo.

Basterà un’intesa di fondo per approvare una nuova legge?
Guardi, io sono fiducioso. L’attuale legge è stata approvata nel dicembre 2005, a pochi mesi dal voto. La riforma elettorale si fa sempre a fine legislatura. E se per modificare il Porcellum ci fosse la necessità di lavorare ad agosto non avrei alcun problema. 

Il rischio di andare di nuovo al voto con il Porcellum c’è ancora?
Questo rischio non lo vedo. Salvo un accordo scellerato tra tutti i partiti, impegnati per far vincere Beppe Grillo. Insomma, se non si facesse una nuova legge elettorale l’indignazione popolare diventerebbe enorme. E in Parlamento questa consapevolezza c’è.

Eppure un paio di settimane fa il presidente Schifani aveva assicurato che la prima bozza sarebbe stata presentata in dieci giorni. Quel termine è scaduto venerdì scorso.
Il presidente Schifani ha risposto a un appello del Capo dello Stato. Il termine è scaduto? Io non credo che i tempi siano troppo lunghi.

Quali sono ancora i nodi da sciogliere?
La vera questione è legata alle preferenze. Anche nella riunione di oggi il Pdl ha insistito molto su questo aspetto, ma il Pd continua a opporsi. Se si supera questo ostacolo l’accordo si trova. Se il Partito democratico accetta le preferenze la legge si fa in pochi giorni.

Un’ipotesi che la convince?
Basta invitare in audizione il procuratore antimafia e chiedergli cosa succederebbe in Sicilia, Calabria e Campania se venissero ripristinate le preferenze. Lo sa cosa risponderebbe? Che la criminalità organizzata potrà tornare a infiltrarsi facilmente nei partiti. Eppure una soluzione è possibile. Basta modificare l’articolo 416-ter del codice penale sul voto di scambio. Ora la legge italiana punisce solo il politico che dà soldi in cambio di una preferenza. Ma è ovvio che nessuno paga la mafia per avere voti. Piuttosto si assumono impegni, ci si mette a disposizione. La modifica dell’articolo è pronta, ma non credo che si riuscirà ad arrivare a un’approvazione in questa legislatura.

Dopo le preferenze c’è l’ostacolo del premio di maggioranza. Il Pd pensa alla coalizione più votata, il Pdl al primo partito.
Bisogna che sia un premio di governabilità. Ma credo che sia necessario mettere un’asticella piuttosto alta. Non è possibile che chi ottiene il 30 per cento dei voti possa ricevere oltre il 50 per cento dei seggi in Parlamento. È una questione di democrazia.

Il premio di maggioranza servirà anche per capire i prossimi equilibri in Parlamento. Premiare il singolo partito apre la strada delle larghe intese.
Le grandi coalizioni nascono in momenti difficili, ma per farle servono grandi statisti. Quando sono entrato in Parlamento per la prima volta avevo ventotto anni. Con me c’era gente come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer. Non a caso nacque il governo di Solidarietà nazionale. Un’altra epoca. Allora c’era fiducia nella politica, oggi tra cittadini e i partiti c’è molta più distanza.

E se in caso di stallo nelle trattative si tornasse al Mattarellum? Un anno fa più di un milione di cittadini ha firmato un referendum con questo obiettivo.
Anche io qualche tempo fa ho fatto questa proposta. Se l’unica cosa su cui i partiti riescono a mettersi d’accordo è la necessità di cambiare il Porcellum, tanto vale tornare al sistema precedente. Ma la mia era solo una provocazione, non mi sembra che oggi ci sia molta voglia di coalizioni.

Non c’è accordo sulle preferenze né sul premio di maggioranza. Nella trattativa tra Pd, Pdl e Udc almeno un punto di sintesi è stato trovato?
Una parte dei seggi saranno assegnati con liste bloccate. In un modo o nell’altro i partiti troveranno il modo di salvaguardare i propri gruppi dirigenti. Di questo sono certo. Intendiamoci, questo sistema esiste in tutta Europa. Con una differenza. In Europa i partiti sono sempre gli stessi. Chi cambia sono i gruppi dirigenti. In Italia invece negli ultimi vent’anni non c’è stato un partito che non abbia cambiato nome almeno due volte. Abbiamo visto fiori, piante, animali, arbusti. Al contrario da noi chi non cambia mai sono i gruppi dirigenti, sono sempre gli stessi.  

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