Ancora oro per lo scherma: storia del Dream Team di Jesi

La più grande nazionale di tutti i tempi, di tutti gli sport, è l’Italia dello scherma. Oro anche a squadre, una prestazione fantastica. Ma da dove viene? Da lontano, ecco la storia della nazionale dello scherma italiano, l’Italia che vince, che stravince, viene da Jesi.

Fioretto A Squadre
2 Agosto Ago 2012 1608 02 agosto 2012 2 Agosto 2012 - 16:08

A scorrere gli annuari del fioretto femminile, si scopre che il dream team l’Italia in realtà l’ha sempre avuto. Dal 1952 ad oggi si fa prima a dire quali sono le edizioni delle Olimpiadi in cui le azzurre non sono salite sul podio (Melbourne ’56, Città del Messico ’68, Mosca ’80) che quelle in cui non ha portato a casa medaglie. La Vezzali di oggi nel 1952 si chiamava Irene Camber.

 Triestina, figlia del poeta-soldato Giulio Camber è tra le 10 atlete italiane di ogni epoca capace di aggiudicarsi sia la medaglia d'oro ai Giochi olimpici che ai campionati mondiali. Nel 1953 fu la prima a compiere quest'impresa e 56 anni dopo, nel 2009, la decima è stata Federica Pellegrini nel nuoto. Vinse anche il bronzo a Roma ’60. A squadre ha trascinato l’Italia al successo di otto medaglie mondiali passando poi lo scettro di fiorettista d’Italia ad Antonella Ragno che di medaglie ne ha vinte tre olimpiche individuali (oro a Monaco ’72) e quattro mondiali a squadre. Ma il dream team come oggi lo conosciamo affonda le sue radici ai mondiali di Clermont Ferrand 1981 con i primi successi di Dorina Vaccaroni una veneziana che ha infilzato il mondo con un oro, un argento, un bronzo olimpico e quattro Coppe del mondo.

Una che ha vinto tutto, con carattere, prepotenza, vitalità. Ma sempre a modo suo. Bella, viziata, capricciosa. Era l'unica nelle trasferte ad avere una camera singola. Non avrebbe mai accettato di dormire nella stessa stanza come hanno fatto Di Francisca ed Errigo a Londra, Vezzali e Trillini ad Atene. Ma come: ti devo combattere e mi tocca prendere sonno con te? Dividere un'intimità? Mai. A bere insieme, dopo, sì. Nessun problema, ma dopo.

A Los Angeles nell'84 andò da Mario Pescante a dirgli che se ne tornava a casa se non gli davano una singola. È il punto d’incontro tra il fioretto di ieri, dei successi, e quello di oggi, dei trionfi. La scuola jesina ancora non ha fatto capolino. I primi assaggi di gloria olimpica per la palestra di Ezio Triccoli, nata nel 1948 in uno scantinato arrivarono nel 1976 a Montreal. Tre jesine (Susanna Batazzi, Doriana Pigliapoco e Annarita Sparacini) inserite nella squadra italiana del fioretto. Il cambio del testimone nell’88 a Seoul. Cerioni regala al club le prime medaglie olimpiche, con il bronzo individuale e l'oro a squadre a Los Angeles 1984. E nel 1988 si laurea campione olimpico di fioretto.

Dietro di lui crescono le campionesse marchigiane e nei primi anni novanta, si apre il regno di Giovanna Trillini che a Barcellona '92 conquista un doppio oro. In Catalogna oro nel fioretto individuale e a squadre, ad Atlanta 1996, oro nel fioretto a squadre e bronzo individuale. A Sydney 2000: oro nel fioretto a squadre e bronzo individuale. Ad Atene 2004: argento nel fioretto individuale. A Pechino 2008: bronzo nel fioretto a squadre.

La Trillini trascina con sé un intero movimento fatto di atlete come la milanese Diana Bianchedi, due ori olimpici e dieci medaglie mondiali, la triestina Margherita Grambassi, due bronzi olimpici e cinque medaglie iridate con un presente da giornalista, e soprattutto la sua Jesi. Se la Trillini è principessa la regina deve ancora arrivare. Si chiama Valentina Vezzali, sei ori, un argento e tre bronzi olimpici. Un regno cui non tramonta mai il sole quello del fioretto femminile italiano. Se la finale Vezzali-Trillini ad Atene 2004 sancì il passaggio di testimone in favore della prima, quella Di Francisca-Errigo è servita a raggiungere il punto più alto della squadra dei sogni del fioretto femminile.

Non solo un altro passaggio di testimone con la Vezzali che vede nascere dietro di sé altre campionesse ma anche una tripletta tutta italiana (verificatasi già tre volte ma ai Mondiali) e la medaglia a squadre. L’apoteosi è qui, Londra 2012, oro, argento e bronzo individuale, prestazione super Oro squadre per una scuola che in realtà ha sempre fatto sognare gli italiani. Sin dalla prima medaglia iridata di Silvia Strukel e della nazionale italiana ai mondiali di Lisbona 1947.

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