Se in 11mila firmano per Giannino è un segno di risveglio

Undicimila firme in pochi giorni non sono da nulla. Sembra un miracolo: ma come è possibile che il manifesto di Giannino abbia avuto così tanto successo? Forse la chiave sta proprio nel sottrarsi al dibattito politico degli ultimi trent’anni, fatto di categorie logore come destra e sinistra e che...

Giannino
3 Agosto Ago 2012 0753 03 agosto 2012 3 Agosto 2012 - 07:53
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Più di 11.000 persone hanno firmato il manifesto di Oscar Giannino. Il numero enorme di adesioni a fermareildeclino, ottenute in pochi giorni, è già un primo notevole successo per i promotori dell’iniziativa. Conseguito nonostante la cappa di caldo che ci sta stremando. Nonostante il pessimismo dilagante. Nonostante l’apatia che genera un tremebondo e sempre più asfittico dibattito politico. Nonostante l’allergia, per utilizzare un eufemismo, che i nostri concittadini manifestano da tempo verso l’impegno politico. Nonostante si tratti di un progetto che non nasce dal basso. Nonostante nel manifesto non si parli di destra, né di sinistra, né di centro.

E forse è proprio questa una delle chiavi di lettura della valanga di adesioni al manifesto. Perché destra, sinistra, centro sono categorie che non significano più nulla. E che, anzi, evocano, un certo disgusto. Soprattutto nella mia generazione. Cioè in quella nata negli anni ’70, in un contesto storico caratterizzato da una contrapposizione ideologica fortissima. Che si è trascinata fino ai giorni nostri. E che ha fatto le fortune di chi l’ha meglio e più violentemente incarnata. Ma che ha portato alla rovina un paese ed alla disperazione quella generazione. Costituita da quarantenni, che sono la spina dorsale, la classe dirigente, il motore in altri paesi più civili del nostro! Quei paesi in cui da tanto tempo la dialettica politica non è sulle categorie, ma sulle soluzioni per dare futuro al paese. Per coniugare crescita e solidarietà, merito e giustizia sociale, flessibilità e tutele, concorrenza e regole.

Noi, invece, abbiamo perso venti lunghissimi anni per farci le seghe mentali a farci spiegare ed a capire chi è più coerentemente di destra e chi più di altri può legittimamente definirsi di sinistra. Senza considerare le discussioni sul centro, che hanno addirittura consentito di costruire nuovi partiti. Che avrebbero voluto essere ago della bilancia di un disastrato quadro politico e non hanno concluso nulla.

Il dibattito di questi giorni, fatto sulla falsariga di queste logore ed incomprensibili piattaforme, ruota attorno al quesito “unioni gay sì o no”. E dimostra, una volta di più l’inadeguatezza di questa classe dirigente stracciona.

Le 11 mila firme sono un ottimo segnale. Di risveglio civico, innanzitutto. Come lo è stata la recente stagione dei referendum. Da punti di osservazione differenti, la battaglia di Giannino e quella per far rimanere l’acqua pubblica, sono soprattutto il segno che in un paese, apparentemente ostaggio di 10 amici che al bar hanno deciso gli amici e gli amici degli amici a cui far occupare circa 1000 posti al sole, c’è ancora chi ha voglia di reagire. E non vuole accettare nuove derive populistiche o pastrocchi politici, mettendosi in cammino per almeno tentare di fermare il declino del Paese più bello del mondo. 

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