Aveva ragione la Gazzetta: dieci mesi a Conte, assolti Pepe e Bonucci

Dieci mesi a Conte, assoluzione per Bonucci e Pepe. Aveva ragione la Gazzetta che ha anticipato la sentenza di 48 ore. Con buona pace di chi ancora crede nella giustizia, sia pure sportiva. Tanto di cappello al quotidiano, autore dello scoop. Ma è la degna fine di un processo che avrebbe dovuto c...

Gazzetta Sport
8 Agosto Ago 2012 1119 08 agosto 2012 8 Agosto 2012 - 11:19

Sul legame tra stampa e magistratura si è scritto tanto, probabilmente troppo. Che in Italia la giustizia, pardon le procure, proceda in tandem coi media è un dato incontrovertibile. Si apre un’inchiesta, magari si arresta qualcuno, si apre il processo pubblico e di fatto l’imputato è già bello e condannato. Che poi, anni dopo, venga assolto da qualche tribunale è un aspetto irrilevante della vicenda.

Questa mattina, però, c’è stato un salto di qualità negli intrecci tra giustizia (sia pure sportiva) e stampa. La Gazzetta dello sport oggi anticipa in bella evidenza (vedremo domani con quale grado di attendibilità) la sentenza sui primi filoni del calcio scommesse, segnatamente quelli relativi alla Juventus. “Bonucci e Pepe assolti. Conte: dieci mesi”. Persino con un commento tecnico che spiega il verdetto e il diverso peso che la Commissione disciplinare attribuisce a due calciatori: l’uno, Masiello, ritenuto non credibile; l’altro, Carobbio, quello che tira in ballo Conte, viceversa ritenuto attendibile.

Sia chiaro, tanto di cappello alla Gazzetta dello Sport, lo scoop c’è tutto (a patto che il verdetto venga confermato, altrimenti questa prima pagina resterà nella storia del giornalismo come une delle più grandi panzane di tutti i tempi). Ma per chi segue il calcio e per coloro i quali continuano a credere nella giustizia, l’anticipo del verdetto non fa che aumentare il senso di spaesamento e di sfiducia nei confronti del mondo della legge, sia pure quella sportiva. Dando l’ultimo, definitivo, tocco di ridicolo a un processo che avrebbe dovuto contribuire a fare pulizia nel calcio e invece toglie ogni speranza a chi ancora si ostina a guardare il calcio con quell’animo da bambino speranzoso (e invece sa di essere solo un povero idiota).  

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