Bernanke: “economisti chiedetevi anche perché non solo cosa”

Cari economisti è ora di non di chiedersi solo il "cosa" dell'economia ma anche il “perché”. L'invito arriva da Ben Bernanke nel corso della conferenza che ha tenuto all' International Association for Research in Income and Wealth. E aggiunge: «l’attenzione esclusiva ai numeri aggregati dipinge p...

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9 Agosto Ago 2012 1420 09 agosto 2012 9 Agosto 2012 - 14:20
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Messe Frankfurt

Apprezzo l’opportunità di poter parlare ad una conferenza sul tema fondamentale delle misurazioni economiche. In molti ambiti dell’attività umana, dalla scienza agli affari, all’istruzione, alla politica economica, buone decisioni dipendono da buone stime. In modo più sottile, quello che decidiamo di misurare, o che possiamo misurare, ha importanti effetti sulle scelte che facciamo, ed è del tutto normale concentrarsi su quegli obiettivi per i quali possiamo stimare e documentare al meglio gli effetti delle nostre decisioni. Un grande pioniere in questa materia, naturalmente, è Simon Kuznet, che è stato premiato con il Nobel nel 1971 per il suo lavoro sulle misure economiche, tra cui il metodo di stima del reddito nazionale. Nel corso degli anni molti economisti hanno approfondito il suo lavoro per migliorare la nostra abilità nel quantificare aspetti dell’attività umana, migliorare le politiche economiche e la nostra comprensione sul funzionamento dell’economia. L’ampiezza e l’ambizione eccezionale del programma di ricerca di questa conferenza e l’impressionante competenza che è stata messa insieme mostra la continua vitalità del settore. Le tecnologie in continuo miglioramento permettono agli economisti di raccogliere nuovi generi di dati e di manipolarne milioni e sono appena un fattore in mezzo a molti che probabilmente trasformeranno la materia negli anni a venire.

Pensando a nuove direzioni delle misurazioni economiche, potremmo iniziare ricordandoci della finalità della scienza economica. I libri di testo descrivono la scienza economica come lo studio dell’allocazione delle risorse scarse. Questa definizione potrebbe effettivamente essere il “cosa”, ma sicuramente non il “perché”. Il fine ultimo della scienza economica è, naturalmente, capire e promuovere l’aumento del benessere. La misura economica deve, di conseguenza, comprendere misure di benessere e le sue determinanti.

Nella tradizione dell’accounting del reddito nazionale, i legislatori economici si sono solitamente concentrati sulle variabili come reddito, ricchezza e consumo. La Federal Reserve ha un mandato statutario per cui deve favorire la massima occupazione e la stabilità dei prezzi, che spinge i nostri ampi sforzi a controllare e prevedere i dati di occupazione e inflazione. La considerevole ricerca e le infrastrutture di raccolta dati hanno, nel corso degli anni, aumentato notevolmente la nostra abilità di ricevere tempestive e accurate misurazioni di queste variabili. Le stime aggregate, come il Prodotto Interno Lordo e la spesa per i consumi personali, sono utili per monitorare l’abilità delle persone nel soddisfare i propri bisogni materiali di base e per scovare i cambiamenti ciclici e secolari nell’economia nella sua interezza. Effettivamente, l’esperienza della recente crisi finanziaria e della conseguente recessione ha ben riflettuto quasi tutti questi numeri aggregati, indicando un forte stress economico avvertito da milioni di persone e centinaia di comunità in tutto il paese.

Ma, come molti di voi metteranno in discussione questa settimana, le statistiche aggregate possono, a volte, mascherare importanti informazioni. Per esempio, anche se alcune fondamentali misure - compresi la spesa dei consumatori, il reddito disponibile, la ricchezza netta delle famiglie, e i pagamenti dei servizi di debito - si sono mosse nella direzione della ripresa, è chiaro che molti soggetti e famiglie continueranno a scontrarsi con difficili condizioni economiche e finanziarie. L’attenzione esclusiva ai numeri aggregati dipinge probabilmente un quadro incompleto di quello che molti individui stanno sperimentando. Un’implicazione è che dovremmo aumentare l’attenzione ai dati microeconomici, che riescono a catturare meglio le diversità delle esperienze tra le famiglie e le imprese. Un’altra implicazione, comunque, è che dovremmo cercare misure di benessere economico migliori e più dirette, l’ultimo obiettivo delle nostre decisioni di policy.

Nonostante il campo sia ancora recente, ci sono stati interessanti sviluppi nella misurazione di benessere economico. Due anni fa, in un discorso d’inaugurazione intitolato L’Economia della felicità, ho parlato del concetto di felicità e soddisfazione nella vita dalla prospettiva della ricerca della scienza economica e delle altre scienze sociali. Riprendendo la crescente letteratura, ho definito “felicità” come uno stato di breve periodo di coscienza che dipende dalle percezioni di una persona della propria realtà immediata, così come di circostanze ed esiti esterni improvvisi. Con “soddisfazione di vita” voglio intendere uno stato di lungo termine che risulta dalle esperienze di una persona nel corso del tempo. Indagini e studi sperimentali hanno fatto progressi nell’identificare le determinanti della felicità e della soddisfazione di vita. Stranamente, il reddito e la ricchezza contribuiscono alla felicità che un individuo riporta, ma la relazione è più complessa e dipendente dal contesto di quanto la teoria standard dell’utilità potrebbe suggerire. Altri importanti contributi alla soddisfazione della vita degli individui sono un forte senso di supporto dalla famiglia di origine o dal gruppo di riferimento e dalla comunità allargata, un senso di controllo verso la propria vita, un senso di confidenza e ottimismo sul futuro, e un’abilità di adattamento alle circostanze in mutamento. Infatti, un risultato interessante negli studi è che la stragrande maggioranza delle persone negli Stati Uniti, e in molti altri paesi, riportano un alto o medio livello di felicità su base giornaliera – un risultato che i ricercatori legano alle abilità intrinseche delle persone di adattarsi e trovare soddisfazione nella vita anche in circostanze difficili.

Questo percorso di ricerca ha creato misure alternative di benessere che hanno, frequentemente, una base d’indagine ed una comprensione di elementi come il benessere psicologico, il livello d’istruzione, il benessere e la sicurezza fisica, la vitalità della comunità, la forza della famiglia e dei legami sociali, e la quantità di tempo libero trascorso. Queste misure hanno cominciato a influenzare le statistiche ufficiali e a essere inserite nei dibattiti. Un caso unico e interessante è il Regno del Bhutan, che ha abbandonato la misurazione del Prodotto Interno Lordo nel 1972 per un indice di Felicità Interna Lorda, basato su ricerche che usano questo tipo di indicatori. Utilizzando le stime di benessere su scala internazionale, l’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (Ocse), come parte dell’Iniziativa per una Vita Migliore, ha creato un “indice di vita migliore” che permette una comparazione allineata dei paesi secondo diversi indicatori della qualità di vita e che, almeno in principio, potrebbe essere col tempo utilizzato. Altri indicatori economici, in qualche modo più convenzionali, che si occupano della qualità di vita, e che, di conseguenza, possono essere sviluppati e approfonditi in maggiore dettaglio, includono cambiamenti della distribuzione di reddito, ricchezza, o consumo, il grado di mobilità ascendente in misure di benessere materiale, le indicazioni sulla sicurezza del lavoro e la confidenza sulle prospettive di futura occupazione, il tesoretto di liquidità delle famiglie o altre misure sulla loro abilità di assorbire shock finanziari. Tutti questi indicatori possono essere utili nel misurare il progresso o il recesso economico così come spiegare il processo di decisione economica o proiettare i futuri risultati economici.

Il lavoro continuo sulla misurazione del benessere economico porterà, probabilmente, a un riconoscimento maggiore da parte degli economisti dei contributi della psicologia – un’area che è stata misurata da pionieri come il premio Nobel 2002 Daniel Kahneman. Una materia alla frontiera delle scienze economiche e psicologiche sono i fondamenti neurologici delle decisioni umane, che includono le decisioni fatte in presenza di rischio o incertezza, scelta intertemporale e scelte sociali. I ricercatori stanno investigando le tendenze dei comportamenti in una varietà di circostanze – ad esempio, esaminando le risposte umane alla perceazione di ineguaglianza, perdite, rischi e incertezze, alla necessità di autonomia, e all’importanza del benessere della comunità e dei legami sociali. Per esempio, le ricerche sulle immagini prodotte dal cervello hanno mostrato differenze nelle regioni del cervello che si illuminano in risposta alle perdite e ai guadagni – una chiara manifestazione fisica dell’”avversione alle perdite” provata nei recenti studi comportamentali in economia e psicologia. Psicologici evoluzionistici suggeriscono che gli uomini hanno avuto benefici evolutivi grazie agli sviluppi cerebrali che hanno incluso l’avversione al rischio e alle perdite, e l’istinto di cooperazione che hanno aiutato a rinforzare le comunità.

Le misure del benessere sono una strada importante, ma solo una delle tante di misurazione economica generalmente esplorate nel campo, e in questa conferenza in particolare. Sono felice di vedere studenti e professionisti continuare a spingere la frontiera delle stime economiche con larghe prospettive e menti aperte. Come l’immortale personaggio di Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes, affermò: «E’ un errore capitale teorizzare prima di avere i dati». Come ho detto all’inizio, la buona analisi economica e il buon legiferare dipendono da buone stime, e il lavoro che state facendo produrrà, di conseguenza, benefici significativi. Vi ringrazio per l’opportunità di portare queste brevi riflessioni, e vi auguro il meglio per una conferenza produttiva e stimolante.
 

Per la versione originale del discorso di Bernanke clicca qua

(Traduzione a cura di Alessio Mazzucco)

 

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