Roma brucia, ma la metà dei mezzi è in officina

Negli Stati Uniti i vigili del fuoco sono eroi; da noi sono trascurati dalle istituzioni. A Roma

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9 Agosto Ago 2012 1706 09 agosto 2012 9 Agosto 2012 - 17:06
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Sono circa millecinquecento, ma dovrebbero essere almeno duemila. Alla fine del mese ricevono uno stipendio che difficilmente supera i 1.300 euro. I vigili del fuoco di Roma operano su pochi mezzi: la maggior parte delle autopompe in dotazione risale agli anni Ottanta. E quando qualche macchina si ferma, spesso resta in officina. Perché mancano i fondi per acquistare i pezzi di ricambio. Eppure continuano a salvare la città dalle fiamme. Complici il caldo e il vento, in questi giorni ogni giorno nella Capitale ci sono stati decine di nuovi incendi. Un record: secondo i dati della Protezione civile negli ultimi due mesi si sono registrati oltre duecento roghi. Il 120 per cento in più rispetto allo scorso anno.

I primi a lanciare l’allarme sono i sindacalisti della Cgil romana. «I dati sono impietosi - spiega Natale Di Cola, segretario FP Cgil - Ad oggi su 58 autopompe destinate al comando dei Vigili del Fuoco di Roma, oltre 28 sono fuori servizio per riparazione». Discorso simile per le autoscale. «Le ultime due si sono fermate ieri sera. Ora su dodici mezzi, la metà è fuori servizio. D’altronde buona parte di questi veicoli sono stati immatricolati negli anni Ottanta. Hanno più di 25 anni di servizio».

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Franco è un vigile del fuoco in un piccolo centro a Sud della Capitale. Approfittando di un giorno di riposo - il suo ultimo turno di lavoro è finito questa mattina - racconta al telefono la situazione. «Ormai in tutta la provincia sono rimaste trenta autopompe a disposizione dei trenta distaccamenti. Ci stiamo precisi…» sorride dopo un attimo di esitazione. «Ma se si rompe un’altra macchina rimaniamo senza riserve». E poi ci sono le autoscale. «Mezzi fondamentali in città - racconta Franco - Non solo per spegnere gli incendi. Servono per soccorrere le persone. Con questo caldo succede che qualche anziano venga colto da un malore dentro casa». Gli ultimi modelli arrivano fino a trenta metri di altezza. Eppure fino a qualche tempo fa a Roma c’era anche un’autoscala da cinquanta metri. «In linea teorica - racconta ancora Franco - quel mezzo serviva non solo la città, ma l’intero centro Italia». Assegnato al comando nei primi anni Ottanta, ormai è fermo da tempo. «Un mezzo di soccorso particolare, certo. Ma sarebbe fondamentale per le emergenze nei palazzi più alti, ad esempio alcuni di quelli che hanno costruito all’Eur».

«Mezzi vecchi?» sorridono alcuni vigili del fuoco al distaccamento di Roma Prati. «Vecchissimi». La saracinesca della caserma si alza, le due autopompe accendono le sirene. Su Monte Mario, a poca distanza, da questa mattina si è sviluppato un incendio nell’area vicino a Villa Madama. Le fiamme stanno per raggiungere la statua della Madonna che domina lo Stadio Olimpico. Il gruppo sale a bordo del mezzo più moderno. «Questo avrà circa 12 anni», racconta uno di loro. La seconda autopompa che esce sgommando dalla caserma, invece, è in servizio dalla fine degli anni Ottanta.

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L’officina meccanica dei Vigili del Fuoco di Roma si trova a via delle Capannelle, nella periferia sud della Capitale. Qui ogni giorno vengono consegnati i mezzi che hanno bisogno di qualche riparazione. La maggior parte delle vetture presentano avarie direttamente riconducibili all’età. Qualcuna si è fermata in seguito a un incidente stradale («D’altronde noi le usiamo per le emergenze…»). E poi ci sono quei guasti cui non si può proprio porre rimedio. Quelli derivanti dal servizio. I più comuni riguardano il naspo, l’idrante che durante lo spegnimento degli incendi boschivi spesso si deforma per il caldo. Un danno banale, che però tiene il mezzo fermo per almeno un giorno. Nel grande garage si lavora a ritmi serrati per rimettere in funzione quanti più mezzi è possibile. Spesso è una corsa contro il tempo. «Ma il vero problema sono i pezzi di ricambio - spiega Franco - Il bilancio per le riparazioni è in rosso dall’inizio dell’anno. Molti mezzi così rimangono fermi perché non possono essere riparati». Eppure nessuno si lamenta: «Le autoscale guaste? Una delle due che sono entrate ieri sera, domani sarà già in strada».

A Roma i vigili del fuoco sono quasi tutti assunti. «Anche se il contratto è bloccato da oltre tre anni» spiegano alla Cgil Funzione Pubblica della Capitale. Circa il dieci per cento, invece, è “discontinuo”. Li chiamano così: sono gli operatori con contratti a termine. «Contratti di venti, quaranta giorni al massimo» racconta Franco. Eppure le responsabilità e i rischi sono gli stessi dei colleghi: «Fanno esattamente il nostro stesso lavoro. Servono per integrare le carenze strutturali». Ma non bastano. Secondo i dati presentati dal sindacato, i vigili del fuoco che operano a Roma e provincia sono 1.400. Per Natale Di Cola - e tanti diretti interessati - dovrebbero essere almeno 2.000 (in tutta Italia tra vigili, capi squadra e capi reparto si arriva a 26mila unità). Numeri che stonano, se confrontati al ruolo fondamentale del Corpo. Solo a Roma il centralino riceve una media di 4.000 telefonate al giorno. «Nel Lazio - continua Di Cola - si arriva fino a 70mila interventi l’anno».

La paga? Bassa. Un vigile del fuoco guadagna circa 1.300 euro al mese. «Contro i 2.500 euro dei colleghi a Londra e Berlino» spiegano ancora dalla Cgil. Un capo squadra con venti anni di anzianità arriva a prendere 1.500 euro. «A dirla tutta da questo punto di vista non ci sono grandi novità: il nostro è sempre stato uno stipendio basso. Questo è un lavoro che si fa per passione, non per arricchirsi» spiegano due vigili del fuoco che aspettano fuori dall’ingresso principale del comando provinciale. È un palazzone a via Genova, nel centro di Roma. A metà strada tra il Quirinale e il ministero dell’Interno. Il più anziano avrà una cinquantina d’anni, è nel Corpo da venti. Per arruolarsi ha lasciato un posto sicuro in un’azienda municipalizzata romana. «Ma era questo il lavoro che volevo fare» spiega. Al suo fianco il collega, quindici anni di servizio, annuisce convinto.

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