Crocetta: «Dal Sud una lezione sull’omosessualità»

Riproponiamo una vecchia intervista a Rosario Crocetta, nuovo governatore della Sicilia. «Sa dove si rifugiò Oscar Wilde una volta lasciato il carcere in Inghilterra? A Palermo. Voglio essere l’architetto di una nuova società come Pasolini. Non solo diritti civili, ovviamente. Innanzitutto lotta ...

Rosario Crocetta
11 Agosto Ago 2012 1617 11 agosto 2012 11 Agosto 2012 - 16:17
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Ha già mischiato le carte, creato un fronte a sé e incassato l’appoggio di Udc e Api. Lui, però, corre per il Pd. È Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e candidato alle Regionali per la Sicilia, che si terranno il 28 ottobre. Uomo estroso con un curriculum particolare: sindaco-antimafia quando era sindaco (e ora si candida a diventare governatore-antimafia), cattolico fervente, ex comunista, omosessuale dichiarato in un Sud sempre considerato arretrato sui diritti civili. Eppure, se vincesse, con Nichi Vendola in Puglia sarebbero due i presidenti di Regione gay dichiarati. Una rivoluzione? «Forse una lezione al Nord?», ha detto lui a Linkiesta. Insieme al suo progetto per «salvare la Sicilia», anche una rivoluzione culturale in atto. «Ma senza strappi, con dialogo: io mi considero un ponte per la mia società». E racconta come è cominciato tutto.

E allora, dove nasce questa marcia alle Regionali?
Semplice. Io sono il candidato prescelto dalla società civile.

Cioè?
Cioè un giorno si è formato un gruppo su Internet per “Crocetta presidente”. Un gruppo che ha ricevuto tantissimi consensi in pochissimo tempo. Appena nato, ha avuto 1000 sottoscrizioni in un giorno. Il giorno dopo erano già 10.000, ora sono quasi 35.000. E ne sono nati tanti altri, tutti che chiedevano che mi candidassi per diventare presidente della Regione Sicilia.

E lei?
Io un mattino mi sono svegliato, ho visto questa cosa, l’ho colta con sorpresa e mi sono convinto. Erano in tanti a chiedermelo.

Insomma, è stato candidato a sua insaputa.
Eh già. Lo so che nessuno lo crederà, ma è così. Comunque, non è la prima volta che accade. Era già successo per la candidatura a europarlamentare. Anche questa volta sono risultato il candidato preferito e non me la sono sentita di voltare le spalle alla gente che crede in me.

La sua candidatura, intanto, ha già creato scompiglio, anche perché l’Udc ha scelto di appoggiarla.
E perché mai? Io sono nel Pd eppure sono cattolico, e mi pongo come dialogante,. L’Udc lo sa benissimo che sono cattolico, come sa benissimo che sono gay e ha comunque accettato di appoggiarmi, visti i numeri dei sondaggi.

Sel ha altre intenzioni.
Sel si è sfilacciata.

Sfilacciata o sfilata?
Come vuole, si è però distanziata da una idea di creare una coalizione per vincere le elezioni. Glielo dico con estrema sincerità: non si può sperare, qui in Sicilia, di vincere con una coalizione di sinistra pura. Non hanno mai vinto. Ci ha provato la Borsellino, e ha perso. Ci ha provato Orlando, e ha perso. Ci ha provato la Finocchiaro, e anche lei ha perso. In Sicilia non si vince se non si mettono insieme i democratici e i progressisti con i moderati, lo dice la storia. Io mi pongo come elemento di dialogo.

E che punti fermi ha trovato?
Noi combattiamo per la legalità. Ad esempio, ci sono già molte idee. Rivoluzionario è il patto per la legalità, che renderà impossibile la candidatura di personaggi indagati per mafia.

Questo però potrebbe essere strumentalizzato: le indagini potrebbero essere utilizzate per far fuori avversari politici.
Non credo, staremo attenti. È un patto d’onore, non un’operazione forcaiola, che mi troverebbe del tutto contrario. E, comunque, deve sapere che i politici sanno benissimo chi sono i mafiosi, più dei poliziotti e dei magistrati. Noi la mafia andremo a scovarla dove si annida, nelle concessioni, negli appalti. Anzi, nei subappalti, dove si svolge gran parte del malaffare. Negli appalti serve una verifica europea, nei subappalti basta il certificato antimafia che, come ha detto Brunetta, non serve a niente. Aiuteremo gli imprenditori che denunciano il pizzo, fissando una quota di appalti destinati solo a loro. Dobbiamo combattere l’isolamento che crea la denuncia della criminalità in Sicilia. E poi cercheremo di porre misure di rigore, per contrastare il collasso cui va incontro la Regione. E per questo serve stare tutti uniti, progressisti e moderati.

In molti considerano l’Udc un partito conservatore, anche troppo, sulla questione dei gay.
Non mi sembra proprio.

Ma come?
Trovo impertinente questa domanda. Hanno accettato di candidarmi, e questo dimostra, casomai ci fosse il dubbio, che l’Udc non è certo un partito omofobico. All’estero queste cose non succedono. Quando ha vinto Elio di Rupo, in Belgio, nessuno si è domandato come mai un omosessuale dichiarato venisse sostenuto da un partito cattolico. Qui, invece, io mi candido e tutti si chiedono perché l’Udc stia con me. Non dimostra forse che sono stato accettato? Non significa che il partito cattolico non consideri questo fatto un problema?

Sì, ma se si dovesse discutere di matrimoni gay, ci sarebbero dei problemi.
Io non sono mai stato marxista, sono stato semmai un comunista utopista, e questo mi rende vicino al cattolicesimo. Nelle battaglie, bisogna essere sempre un passo avanti rispetto al popolo, e io mi voglio porre come un ponte di dialogo. Più si dialoga, e meglio è. Nelle comunità gay sono contenti che io mi sia candidato, ritengono che con me viene riconosciuta loro dignità, e che nasca una rivoluzione perché le loro scelte sessuali vengano rispettate. Già questo, per me è rivoluzionario, o no? Sul matrimonio o meno, si tratta di riflessioni che devono camminare con il popolo: un passo avanti, appunto, ma come dico, con juicio. Pian piano, senza strappi.

Grandi intese, insomma, tra Pd e Udc.
Io sono un parroco. Del resto, da giovane volevo farmi prete.

Davvero?
Sì, certo. Ma ora vorrei essere architetto di una nuova società, come diceva Pasolini

E il Sud, se lei vincesse, avrebbe due governatori di regione omosessuali.
Una lezione per il Nord.

Questo smentisce la percezione di un Sud arretrato sui diritti civili?
Guardi, le dico solo che Oscar Wilde, lasciato il carcere in Inghilterra, si è rifugiato a Palermo. Su questo fronte, il Sud è ancora da scoprire. Certo, si deve utilizzare un linguaggio proprio, suo. Non si possono applicare al Meridione, come in Sicilia e a Bari, gli schemi mentali che si usano a San Francisco. Sono posti diversi, e in tutti i posti la battaglia è diversa, e non si limita solo a queste cose. Obama ha vinto parlando solo dei neri? No. Ha scelto la via del dialogo. E anche io voglio fare così per salvare questa Sicilia. Dialogando.

E lo schema, invece, dell’alleanza tra Pd e Udc cosa significa? Sono prove tecniche per un governo nazionale?
No, sono molto, molto di più. Sono prove tecniche di liberazione, dal malaffare e dall’ingiustizia. Sono prove tecniche di dignità. 

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