Ecco perché su Schwazer c’è ancora molto da chiarire

Ci sono alcune cose ancora da chiarire sul caso Schwazer, che non si chiude con la confessione del giocatore di aver agito da solo, per propria iniziativa, per cambiare vita. Ci sono dubbi e questioni da risolvere: perché la Guardia di Finanza si è rivolta alla Wada per le analisi e non al Coni? ...

Schwazer
11 Agosto Ago 2012 1635 11 agosto 2012 11 Agosto 2012 - 16:35
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Abbiamo bisogno di risposte, ma giorno dopo giorno, le domande sul caso Schwazer continuano ad aumentare.

Sembra incredibile, infatti, come Coni e Fidal si siano “dimenticate” del fatto che il marciatore era inserito nella lista dell’Rtp del Coni-Fidal. Si tratta del Gruppo Registrato per i controlli antidoping, contiene centinaia e centinaia di nomi e Schwazer ne fa parte perché risponde a due criteri:

Criterio: 1.b = Atleti italiani inseriti nell’Rtp della rispettiva Federazione Internazionale competente, a far data dal loro inserimento e fino alla loro cancellazione;
Criterio: 1.d = Atleti partecipanti all’ultimo Campionato Mondiale e/o Europeo in Rappresentative Nazionali Assolute, a far data dalla loro convocazione e fino a revoca decisa dal CCA.

Per fare le analisi a sorpresa è dovuta arrivare la Wada su indicazione della Guardia di Finanza: curioso, ma perché le nostre Fiamme Gialle si sono rivolte ad un organismo internazionale e non al Coni stesso?

Stranamente, poi, sembra anche che la Fidal lo ritenesse difficilmente raggiungibile, inquadrabile e definibile, se si va a considerare l’ultima triste frase del comunicato stampa del presidente Fidal, Arese, riportato sul sito stesso della Federazione atletica leggera: “...Credo che nell’atletica ci sia chi fa attività pulita, ma allo stesso modo immagino che ci sia anche chi bara. E in ogni caso, quella contro il doping è una battaglia giusta, che va fatta. La posizione dell’atletica italiana su questo tema è chiarissima. Schwazer viveva la sua atletica isolato, lontano da tutti, senza contatti. Forse anche questo può averlo condizionato”.

E ancora più strano è che accettassero tutto ciò il medico responsabile del settore marcia, fondo e mezzofondo ed il medico federale visto che sono tra i nove migliori esperti al mondo dell’utilizzo dei valori ematici per definire se un atleta è a rischio oppure no.

Le domande crescono e, per qualcuno, si fanno sempre più pesanti.

* direttore di tuttoBICI e tuttobiciweb.it

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