Scandalo Tfa, dopo gli errori il ministero corre ai ripari

Domande assurde, molte sbagliate, risposte suggerite surreali. Questo il panorama che si sono trovati di fronte gli aspiranti docenti nei test per il Tfa, il Tirocinio Formativo Attivo. Un nozionismo cieco e anche sbagliato, che ha gambizzato la selezione per le Università, che ora rischiano di n...

Test Tfa
13 Agosto Ago 2012 0740 13 agosto 2012 13 Agosto 2012 - 07:40

Quattrocento domande a crocette formulate dal Ministero dell’Istruzione sbagliate. Una media di 11 (su 60 totali) in ogni singolo test per accedere ai Tfa (tirocini formativi attivi), i corsi che abilitano all’insegnamento alle Medie e alle Superiori. Le risposte, date o lasciate in bianco, sono sempre considerate corrette. I più sfortunati sono gli esaminati di fisica, il Ministero ha riconosciuto di aver sbagliato a formulare appena 4 quesiti. Sono invece considerate sempre giuste le risposte – anche se lasciate in bianco – alle domande 5, 7, 8, 12, 26, 27, 30, 32, 33, 35, 36, 37, 38, 39, 41, 42, 43, 44, 48, 51, 52, 53 ,54 ,55 e 59 del test di elettrotecnica: venticinque quesiti su sessanta, sbagliati. Idem per scienze naturali. Sono 22 per elettronica, 16 per informatica, 13 per storia e filosofia, 10 per matematica e via dicendo.

Fin dalla pubblicazione dei primi risultati era chiaro che qualcosa fosse andato storto. In più classi di concorso la selezione era stata nei fatti un massacro. Per psicologia e scienza dell’educazione – un caso su tutti – in moltissime università nessuno, tra centinaia di partecipanti, era stato ammesso. Diversi pressori universitari si erano immediatamente dissociati da come il Ministero aveva gestito la creazione dei test: troppo nozionismo, domande inutilmente specifiche e soprattutto molti, moltissimi errori. Una gestione sbagliata, tanto più grave dopo quattro anni di attesa per questi corsi. Dal 2008, quando vennero chiuse le Ssis (scuole di specializzazione all’insegnamento secondario), nessun laureato che volesse insegnare è stato abilitato. La pressione di studenti e università ha costretto il Ministero a intervenire almeno sugli errori.

La toppa non riesce comunque a coprire il buco. Tante domande, anche se corrette, chiedevano dettagli spesso sconosciuti anche ai cultori della materia. In molti tfa, anche scontando gli errori nei quesiti, gli ammessi sono troppo pochi e svariate università non sono in grado di attivare il corso. Per queste si porrà un problema di smistamenti ed accorpamenti. Per quelle che sono riuscite a malapena a coprire tutti i posti disponibili c’è quasi un obbligo, di fatto, a promuovere tutti alle prossime prove – uno scritto e un orale – per accedere ai tfa. Non viene poi sventato il rischio di ricorsi. I numerosi errori ammessi dal Ministero potrebbero giustificare chi, non ammesso, lamentasse di aver perso tempo dietro a quesiti senza risposta corretta.

Monta anche la protesta di chi aveva passato il test prima dell'ammissione degli errori da parte del ministero, e ora magari si vede superato o affiancato da centinaia di concorrenti. Specie nelle classi di concorso dove le proporzioni tra ammessi e respinti erano perfettamente normali. Per scienze naturali a Milano, ad esempio, erano passati circa 150 candidati su 400, coprendo ampiamente i posti a disposizione (20). Ora, considerate sempre valide le risposte a ben 25 domande, solo 44 non sono stati ammessi.

Nozionismo esasperato e errori madornali. Commessi, oltretutto, dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Se la situazione non fosse tragica, ci sarebbe da ridere. Si può quasi immaginare questi burocrati ministeriali intenti a cercare le domande più astruse – a cui loro mai saprebbero rispondere – e poi sbagliare a copiarle. Una pignoleria assurda, considerato che dopo il test a crocette erano previste altre due prove proprio per consentire una scrematura progressiva. Invece coi risultati attuali, difficilmente qualcuno dei superstiti sarà bocciato.

Il sospetto nel mondo universitario è che i tecnici del Ministero abbiano voluto sgambettare le università, preparando test talmente difficili da, di fatto, arrogarsi l’intero processo selettivo. Non essendo capaci – è sempre la voce maligna che gira tra i professori – hanno fatto la figura che han fatto. Luciano Canfora, tra i più importanti classicisti d’Italia, li ha bollati come «onnipotenti analfabeti». E c’è da sperare che i futuri professori che stanno sostenendo il tfa, non imparino da costoro a preparare i test a crocette. 

Potrebbe interessarti anche