Addio agli “spicciafaccende”, Palermo dichiara guerra ai maghi delle code agli sportelli

Gestiscono le file agli sportelli, velocizzano le pratiche burocratiche e si occupano di lunghe trafile amministrative che farebbero perdere la pazienza a molti. Si chiamano spicciafaccende. E a Palermo, questa sembra essere una delle occupazioni più diffuse in città. Ma ieri, per la prima volta,...

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21 Agosto Ago 2012 1352 21 agosto 2012 21 Agosto 2012 - 13:52
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Gestiscono le file agli sportelli, velocizzano le pratiche burocratiche e si occupano di lunghe trafile amministrative che farebbero perdere la pazienza a molti. Si chiamano spicciafaccende. E come si può capire dal nome, la loro missione è quella di risolvere (spicciare) le faccende altrui: una specie di intermediari tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Un “mestiere” antico mai tramontato, soprattutto a Palermo, dove quella dello spicciafaccende sembra essere una delle occupazioni più diffuse in città.

Ma spesso lo spicciafaccende è un abusivo. Uno che si fa pagare in nero, traendo vantaggio dalle lungaggini degli uffici pubblici. Eppure il mestiere è sempre stato tollerato. Fino a ieri. Quando, come racconta l’edizione palermitana di Repubblica, la polizia del capoluogo siciliano ha multato due giovani che “dirigevano” i turni agli sportelli della banca nazionale del lavoro, in questi giorni impegnata nella distribuzione delle indennità per gli scrutatori e dei buoni libro per gli studenti con bassi redditi. 

I due spicciafaccende, entrambi disoccupati, dovranno pagare ora una multa di 308 euro a testa perché facevano «intermediazione abusiva», hanno scritto gli agenti. Secondo i poliziotti, avrebbero gestito in modo del tutto arbitrario una lunghissima fila, facendo passare avanti amici e parenti. E poi, chiedevano qualche euro per il servizio. 

I due sono stati notati da un agente in borghese, che ha chiesto subito loro di allontanarsi. Ma la folla in attesa ha cominciato a protestare. E non contro i due intermediari abusivi, ma contro il poliziotto, accusato di rallentare lo scorrimento della fila e quindi i pagamenti. Quando sono arrivanti anche gli altri agenti, i due spicciafaccende sono stati portati al commissariato. Dove, sopresi dal fermo, avrebbero rivendicato la loro lunga anzianità di servizio in diversi uffici pubblici del capoluogo siciliano. E uno dei due avrebbe addirittura spiegato di essere un figlio d’arte. 

Ora la questura promette che in tutti gli uffici pubblici palermitani verranno effettuati controlli per mettere fine all’antico malcostume. E gli spicciafaccende non sembrano avere scampo. Ma sarà proprio così?
 

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