A volte Emilio Fede ritorna, e fonda un partito pro-Silvio e anti-Grillo

“Vogliamo vivere”, così si chiama il movimento d’opinione, destinato a diventare un partito e fondato nientemeno che da Emilio Fede. Berlusconi non sa nulla, precisa, e ci mancherebbe. Ma la vitalità dell’ex direttore del Tg4 sopravvive agli scandali e lo spinge a diventare un portavoce della “so...

Emilio Fido
30 Agosto Ago 2012 1905 30 agosto 2012 30 Agosto 2012 - 19:05
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Con un ultimo botto, Emilio Fede torna alla ribalta. E che fa? Si butta in politica. Lo avevamo lasciato alla fine della sua conduzione del Tg4, quando con un commosso saluto – registrato – ai suoi telespettatori aveva dato l’addio alle scene. E ora lo troviamo a capo di “Vogliamo Vivere”, un partito tutto suo. «No, stiamo calmi, non è un partito, ma un movimento d’opinione», spiega a Linkiesta mettendo avanti le mani. «Altrimenti mettiamo in allarme i partiti», scherza. L’allarme, del resto, non è grande. Se diventerà un partito, aggiunge, «dipenderà dai sondaggi. Se andranno bene sarà una lista di appoggio al centrodestra», a sostegno di Berlusconi, il quale, però, «non ne sa nulla». E forse preferiva non saperlo nemmeno, avendo già i suoi guai.

L’idea e il nome sono nati, spiega Fede, «dalla gente che incontro, che mi ferma per strada, che mi parla, che non riesce ad andare avanti: “Signor Fede, non se ne può più”, con tutti questi controlli mi dicono». Tutta colpa dei tecnici, «che non ci lasciano vivere». E allora il sentimento che sgorga, la sofferenza, il dolore che scaturiscono, diventano un grido strozzato: “Vogliamo Vivere”, appunto. Emilio Fede lo ha subito fatto suo, registrandolo a luglio e mettendoci pure un logo. «Non capisco come quelli dell’Espresso, che hanno diffuso la notizia, lo abbiano scoperto», si chiede.

Ma a smuovere Fede e farlo «scendere in campo» non è stato solo il furor di popolo, ma anche «la vergogna». Non si può vivere, argomenta, «in un paese dove un comico si mette a fare il leader, e se la prende, lui, con i leader veri come Berlusconi e D’Alema, e li attacca». Ma non c’è solo Grillo: «Anche la Santanchè, e tutti quelli che si mettono in una posizione che non si meritano, che non spetta a loro. Non si può accettare». Un’obiezione saggia, che però qualcuno potrebbe muovere anche a lui. «Ma che c’entra? Io sono una persona semplice. Raccolgo quello che dice la gente, ascolto la sofferenza. E voglio vivere. E poi sono un gran giornalista: nella mia carriera, che è lunghissima, ho raccontato la vita». Nulla da dire, ma che c’entra la politica?

Insomma, “Vogliamo vivere” sembra un (velleitario) tentativo di erodere voti a Grillo, disturbare i nemici del centrodestra, creare un’opinione. Emilio Fede ci mette la faccia. Ma chi glielo ha fatto fare, alla sua età? «E che vuole dire? La gente. Io ho la mia età, ma sto benissimo. Sono cresciuto spingendo i muli, ho fatto una carriera. E adesso? Adesso si devono uccidere gli ottantenni?» Certo che no. Lui si arrabbia. «Se vuole le dico che dopo questa conversazione ho cambiato idea e rinuncio al movimento, è contento?». Magari. La sua avventura è solo all’inizio, ma quanto durerà?

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