Giovanni Favia, chi è il “ribelle” del Movimento 5 stelle

Il fuori onda del consigliere regionale Giovanni Favia, spacca il Movimento 5 stelle. Ma chi è Favia? Avvicinatosi alla politica proprio grazie a Grillo, diventa in pochi anni un caposaldo del Movimento, prima come consigliere comunale a Bologna ma soprattutto grazie al successo delle regionali d...

Giovanni Favia Movimento 5 Stelle Rovigo
10 Settembre Set 2012 1812 10 settembre 2012 10 Settembre 2012 - 18:12

«Nel Movimento 5 Stelle non c’è democrazia». A dirlo non sono i soliti anti-Grillo ma bensì Giovanni Favia, consigliere regionale dell’Emilia Romagna, in un fuori onda registrato dal giornalista di Piazzapulita su La7, che lo stava intervistando. Favia non si accorge di essere registrato e si scaglia contro Grillo, e Casaleggio accusandolo di essere il padrone del M5s. Inevitabile la spaccatura dei grillini.

Sembra passata un eternità da quando Giovanni Favia veniva definito sul corrieredibologna: “L'enfant prodige nato ai V-Day”. Erano altri tempi, era il Marzo del 2010 e Favia con la Lista Civica Beppegrillo.it era riuscito a infilarsi in consiglio regionale grazie al 7% delle preferenze e i due seggi guadagnati per il Movimento Cinque Stelle.

E pensare che tutto era nato per caso, perché «Beppe mi piaceva tanto come comico», aveva raccontato Favia a Linkiesta «da bambino guardavo tutti i suoi spettacoli e la prima volta sono andato a una riunione solo perché mi interessava una ragazza».

Nato a Bologna il 20 febbraio 1981, ha frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale indirizzo Giuridico Economico Aziendale, e poi liberamente le Facoltà di Storia Contemporanea, DAMS arte, Scienze della Formazione. Nel 2003 segue un corso professionale di tecnico di produzione audiovisive e nel frattempo fa di tutto dal magazziniere al cameriere, al manovale edile, e l’apprendista elettricista. Quando nel 2009 viene eletto consigliere comunale per il Comune di Bologna, è un libero professionista che si occupa di produzioni audiovisive.

L’amore per l’attivismo nasce già nel 1998, quando a 17 anni «fu coordinatore di una protesta studentesca apolitica contro una legge regionale sulla parità scolastica che toglieva risorse alla scuola pubblica» racconta a Linkiesta. «A 18 anni poi ho iniziato a interessarmi da libero cittadino ai temi della globalizzazione, senza aderire ad alcuna associazione e partecipando alle manifestazioni di Praga, Nizza e poi anche a quella del G8 di Genova, sempre in maniera pacifica e propositiva». Nel 2001 partecipa al G8 di Genova.

Lo rivediamo solo nel 2009, quando diventa “famoso” e finisce sui giornali per aver portato un cartello con su scritto “Napolitano dorme, il popolo insorge”, durante una manifestazione dell’Idv. Lo stesso anno si allontana da Di Pietro e si schiera con Beppe Grillo.

«La politica all’inizio per i Grillini “era il male”, per com’è fatta oggi in italia» raccontare a Diciamolatutta.tv nel 2009, quando viene scelto come candidato sindaco per la Lista Civica Beppegrillo.it di Bologna «e ci abbiamo messo un po’ a dar vita alla Lista Civica. È stato un processo lungo, abbiamo organizzato un’assemblea pubblica aperta a tutti, chi voleva poteva partecipare al dibattito e alla fine le persone mi hanno dato fiducia». Forse perché all’interno della lista civica era uno dei più attivi.

Le Amministrative di Bologna 2009, vanno più che bene e con 7.428 preferenze, contro ogni pronostico, riesce ad entrare in Consiglio Comunale. Dove rimane fino al Febbraio 2010. Un mese dopo il Movimento lo candida Presidente della Regione Emilia-Romagna.

In un’intervista del Marzo 2010 alla televisione locale di Bologna ETV il giovane grillino racconta che prima di “incontrare” Grillo «non aveva mai fatto politica e anzi era sempre stato alla larga dai partiti». È grazie a Beppe, infatti, e al suo linguaggio che inizia a occuparsene, così come per molti altri giovani e persone con famiglie,e lavoratori. Favia sul ruolo che i giovani devono avere in politica ha le idee molto chiare: «Non è giusto incaricare altri, a livello generazionale, per la gestione delle cose pubbliche» racconta «la nostra generazione non ha fatto che delegare la politica, un po’ per disillusione un po’ perché non c’è più la cultura di fare politica, e aveva altro di cui occuparsi, e questo non va bene».

Favia è uno dei pochi che non fa il doppio lavoro, una volte entrato in consiglio comunale, lascia momentaneamente il suo lavoro per dedicarsi alla politica a tempo pieno. «Perché per farla bene bisogna dedicarci tempo, dodici tredici ore al giorno, non un paio». I politici per lui sono i dipendenti dei cittadini: «io rappresento un gruppo di persone che ha delle idee, non ho due o tre lauree, né ho lavorato per dieci anni a testa bassa in azienda per meritarmi uno stipendi di 10-12 mila euro lordi». Racconta sempre a ETV nel 2010, «perciò mi spetta uno stipendio minimo di 1300 euro al mese, il tanto per vivere. Visto che non esco più neanche nel week end, perché son sempre occupato con la politica. Il resto lo destinerò al movimento, per i volantinaggi, iniziative» aveva detto. «Comunque noi non siamo dei mestieranti della politica: dopo dieci anni, al massimo, ce ne andiamo a casa».

Insomma Favia è uno che nel M5S ci milita da sempre, e nonostante sia considerato uno dei capisaldi del MoVimento, anche grazie al successo delle Regionali del 2010, da un po’ di tempo si porta dietro il nome di “consigliere ribelle”. Più volte infatti soprattutto nell’ultimo anno, era entrato in contrasto con Grillo. Prima per aver affermato in difesa di Valentino Tavolazzi, espulso da Ferrara che «Grillo non può espellere nessuno perché non siamo un partito» fino a ricevere “un ultimatum” dal comico genovese.

La polemica più recente poi, appena lo scorso agosto, quando Giovanni Favia aveva dichiarato che il Movimento Cinque Stelle, usava i soldi pubblici per andare in Tv: «Che acquistiamo spazi televisivi l'abbiamo sempre dichiarato sul nostro sito. Noi non paghiamo nessun giornalista nè abbiamo quotidiani amici. Abbiamo acquistato degli spazi autogestiti per fare un'ora di informazione in diretta con telefonate aperte alle domande dei cittadini. La terzietà era garantita dal fatto che tutte le forze politiche vi partecipavano in regime di par condicio». Aggiungendo che: «Continuerà a farlo, perché l'informazione non è libera».

Le cose però si erano sempre aggiustate, con smentite, scuse o tornando sui suoi passi. Fino a qualche giorno fa. E il resto è noto.

 

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