L’osteria del baratto, ribollita in cambio di pomodori

A Firenze è nata la prima osteria del baratto, "L'è maiala". Mangi tanto, solo cucina toscana, e se vuoi non paghi. O meglio, saldi il conto con generi alimentari o pezzi di artigianato. Un do ut des che fa comodo a chi in tempi di crisi «non vuole comunque rinunciare a qualche cena fuori».

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2 Ottobre Ott 2012 0943 02 ottobre 2012 2 Ottobre 2012 - 09:43
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FIRENZE – La trovi facile, appena esci dal centro storico. L’indirizzo è via Agnolo Poliziano, traversa dei viali che cingono la culla del Rinascimento. Proprio qui, in un locale di 80 metri quadrati colorati e ben assemblati per 40 coperti, è nata la prima osteria del baratto. Mangi tanto, solo cucina toscana, e se vuoi non paghi. Ma scambi. Saldi il conto con generi alimentari, ma anche pezzi di artigianato (dai quadri ai soprammobili). Do ut des. Il nome della trattoria – inaugurata lo scorso 20 settembre e aperta a pranzo e a cena – non lascia spazio all’immaginazione: L’è maiala. Un’espressione non proprio da Crusca che in riva all’Arno significa che sono tempi duri. «C’è un clima di austerity», per dirla con Monti. «C’è grossa crisi», secondo il Quelo-pensiero di guzzantiana memoria. A Firenze, invece, si dice «l’è maiala». «Come la crisi che tutti oggi stanno vivendo – spiega Donella Faggioli, 37 anni e tanta voglia di vedere come va a finire - e che noi, per venire incontro a chi, in tempi di ristrettezze non vuole comunque rinunciare a qualche cena fuori, combattiamo offrendo la possibilità di pagare in beni reali anziché con i soldi».

Niente di nuovo. Anzi, è la forma di scambio più antica del mondo, sa di caverna e di clava. Ma non poteva che riprendere quota nella città del commercio. Bando alle parole, sotto con il menù. Allora: la casa propone la ribollita? Bastano 5 chili di pomodoro e si sta pari. Meglio una fresca e veloce pappa al pomodoro? Qualche chilo di patate può andar bene. E il ragionamento si può estendere anche alla trippa alla fiorentina, al tonno del Chianti (che sarebbe maialino), ai crostini ai fegatelli e via gustando. Le prime reazioni sono state ottime, assicura Donella mente della start up insieme a Francesco Francini, Leonardo Petroncelli e ai ragazzi dell’agenzia di eventi Stranomondo. («Siamo un gruppone assortito che va dai 20 anni ai 50: ciascuno si occupa di qualcosa. Dalla cucina, al servizio ai tavoli fino al lavoro di ragioneria dietro le quinte»). 

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I più tradizionalisti o timidi al momento del conto possono sempre affidarsi al cash o alla carta di credito, assicurano dalla direzione. I prezzi sono comunque anti-crisi. Più bassi cioè dei locali che attirano le comitive urlanti di americani all’ombra del Campanile di Giotto (un primo si pappa, per rimane con lo slang locale, con circa 8 euro). Per il baratto, come detto, vanno bene prodotti della terra, ma anche manufatti d'antiquariato, modernariato. «Cose concrete insomma, e possibilmente legate alla tradizioni e ai costumi toscani: non vogliamo certo diventare un incrocio tra un'osteria e un robivecchi». Chi intenderà barattare, anziché saldare il conto in moneta, dovrà però farlo per telefono, al momento della prenotazione. «A quel punto - spiega ancora la titolare - si aprirà una trattativa di scambio da cui verrà fuori, in caso di accordo, il menù offerto a fronte di un paniere di cose che accetteremo in pagamento». L’esperimento va avanti a gonfie vele. Con gli endorsement più disparati: dallo scrittore Roberto Saviano (su Twitter con l’hashtag #COMELACRISICAMBIA) al poeta della bistecca Dario Cecchini. 

La trattoria sta diventano un piccolo cult tra i fiorentini. Soprattutto giovani. Anche alcuni notabili della città si sono «attovagliati» qui. Avvistati ai tavolini l’assessore di Palazzo Vecchio Massimo Mattei e il consigliere regionale Eugenio Giani. E il sindaco Matteo Renzi? «Ancora non è venuto, in questi periodi d’altronde ha da fare…». Ecco perché vuole vincere le primarie: per barattare la nomenklatura del Pd. Chiaro, no?

Foto Firenze
 

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