Con l’autunno torna la cultura, gli appuntamenti di ottobre

Dalla stagione del Piccolo Teatro di Milano alla danza contemporanea a Torino fino ai quadri di Wassily Kandisky a Pisa. Dopo le vacanze estive, l’autunno è tempo di appuntamenti culturali. Imperdibili le mostre romane, da Guttuso a Vermeer. E in Sicilia, la quinta edizione del Festival palermita...

Teatro
7 Ottobre Ott 2012 0900 07 ottobre 2012 7 Ottobre 2012 - 09:00

L’espressione identificativa dell’autunno è la caducità involontaria o forzata che si attribuisce al dopo ferie. Si devono attendere i rientri definitivi e sembra che questo valga da sempre anche per i teatri. Nulla di effettivo accade finché le scuole non iniziano, nessuna stagione pronta prima di fine settembre o inizio ottobre, e così si associa altrettanto pigramente ai cartelloni un umore sonnacchioso da preludio invernale. L’estate resta esclusa, dedicata ai festival e a qualche reading in occasione di ricorrenze o cicli a tema. Il passatismo, del resto, alimenta la precarietà fisica e di valore dello spettacolo dal vivo, lo rende svago saltuario esente da una precisa gerarchia economico-finanziaria, tuttavia facile ai bersagli, ai tagli e alle etichette attribuite con disinvoltura a un popolo di sfaticati e zingari.

Perché devo acquistare un quadro, se non mi serve a nulla? Perché devo andare a teatro se poi mi addormento? E al cinema rinuncio, perché tanto riesco a scaricare tutti i film che voglio. Le mostre, poi, non ne parliamo, furti continui e fumisterie dei soliti allestitori pagati coi soldi pubblici. Sono solo alcune tra le più frequenti discussioni e opinioni da bar, di fatto ben radicate nell’austerità corrente se la coerenza storica di un teatro, compagnia o impresa non possiede la determinazione e l’innovazione comunicativa per contrastarle.

Altra dimensione è quella della storia acquisita, dell’eccellenza ereditata anche in termini di formazione: il Piccolo Teatro di Milano esiste dal 1947 con il primato di teatro stabile ed ente comunale di prosa accanto a pochi altri in Italia. Il motto dei fondatori Strehler e Grassi era “Teatro d’arte per tutti”, con azioni di decentramento dell’offerta adattata a fabbriche e lavoratori periferici. Oggi la stagione prosegue concedendosi l’agio di nomi che nessun altro potrebbe vantare nel proprio carnet, perché la distribuzione del Fus scarica a piramide e, in questi termini, non ci si domanda abbastanza perché quelli che un tempo erano giovani attori allevati in teatri marginali e mal finanziati possono accedere alle scuderie dei grandi solo dopo anni di anonimato e fiato in gola.

Nulla vieta in ogni caso di osservare e scegliere una prima scena per il mese di ottobre: In cerca d’autore. Studio sui “Sei personaggi” di Luigi Pirandello per la regia di Luca Ronconi. Un debutto milanese, al Piccolo Teatro Studio fino al 14 ottobre, dopo la presentazione estiva spoletina al Festival dei Due Mondi. Un coinvolgimento diretto di neodiplomati dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” con cui ogni anno al Centro Teatrale Santacristina, tra agosto e settembre, Luca Ronconi lavora per una settimana intensiva intorno a un testo. Una ricerca che prevede la scomposizione analitica del copione per un’occupazione precisa dello spazio e del rapporto tra pubblico e personaggio. Dunque, una sfida senza manierismi che va assolutamente provata da spettatori e fruitori della maxi offerta 2012 firmata Piccolo Teatro.

Rivolgendosi altrove e ad altra pratica di palcoscenico, spunta certamente in contemporanea Torinodanza, festival inaugurato il 12 settembre fino al 24 novembre con il motto caratterizzante di un’apertura rivolta allo spettatore curioso. Tre i focus: Miti, Sguardi distanti e Domani che intrecciano i linguaggi giovanili con le tradizioni. Per la prima volta è ospite la coreografa algerina Nacera Belaza che, dopo il debutto ad Avignone, l’11 ottobre presenterà Le cri, spettacolo a metà tra misticismo e dissoluzione con in più le voci di Maria Callas e Amy Winehouse.

Allargando ancora i confini e arrivando a Pisa, una mostra a Palazzo Blu racconta Wassily Kandinsky. Dalla Russia all’Europa a partire dal 13 ottobre fino al 3 febbraio 2013, mentre a Firenze prosegue a Palazzo Strozzi, fino al 27 gennaio 2013, l’esposizione Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo. La rappresentazione di un decennio italiano cruciale, a cura tra gli altri di Antonello Negri, e secondo un percorso interattivo che prevede per il visitatore anche attività di sperimentazione diretta nella Sala Radio, Sala Lettura e del Design. Un ideale pendant di modernità a confronto con la terza antologica milanese dedicata a Picasso, a Palazzo Reale fino al 6 gennaio 2013. 

La capitale passata alle cronache per i festini pasoliniani dei membri della giunta regionale, offre poi sia una retrospettiva interessante su Renato Guttuso presso il Vittoriano dal prossimo 9 ottobre al 3 febbraio 2013, sia una rassegna sul pittore olandese Johannes Vermeer alle Scuderie del Quirinale fino al 20 gennaio 2013. C’è anche chi a Roma calca le scene con Romaeuropa: un festival in programmazione fino al 25 novembre, con il coinvolgimento di cinque continenti in otto luoghi della città. I temi su cui fissare occhi e pensiero sono quelli della crisi, ma anche omaggi e rivisitazioni da Palahniuk per l’osannata compagnia Ricci/Forte, dai romanzi scomodi del sudafricano Coetzee e da Joyce.

Un ultimo sforzo va dritto in Sicilia, ancora per poco, fino al 7 ottobre, con la quinta edizione del Festival palermitano della legalità: l’uso mediatico dell’arcinota foto di Falcone e Borsellino fa a pugni con interventi mirati all’autodifesa pubblica. Se davvero si tratta di dibattiti, incontri, testimonianze e mostre incentrate sulla lotta alla criminalità organizzata, si rimane sconcertati di fronte all’apologia dei favoritismi nelle dichiarazioni dell’ex governatore Lombardo intervenuto all’inaugurazione: “Abbiamo speso oltre otto milioni in quattro anni, per un bilancio di 27 miliardi? Non è un numero altissimo. Spesso sono scelti tra le persone più vicine, piuttosto che tra i più bravi”. E poi ci chiediamo perché la cultura finisce sotto le suole degli amministratori.
 

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