Ma per risolvere la crisi dell’euro basta inventarsi monete locali?

A Parma è ancora un progetto, a Bristol funziona già, con tanto di banconote e cambio 1 a 1 con la sterlina nazionale. Il fenomeno delle monete locali è sempre più diffuso: in Italia c’è il Sardex, per la Sardegna, ma è solo digitale, e lo Scec, che è nato a Napoli ma sta conoscendo un successo c...

Bristol Pound
10 Ottobre Ott 2012 1450 10 ottobre 2012 10 Ottobre 2012 - 14:50
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Moneta locale sì, moneta locale no. E poi, quale moneta? È il dilemma di Parma, la sfida di un possibile «nuovo fiorino» lanciata, poi rimangiata, dal sindaco Pizzarotti in campagna elettorale a maggio scorso (ricordate? un articolo de Linkiesta scatenò il polverone) e di cui si è tornato a parlare in questi giorni dopo l'annuncio, dato dallo staff del «Pizza», della creazione di un albo comunale di esercizi pubblici aderenti a un ipotetico circuito monetario (ancora tutto da creare). Nel frattempo, altrove si sono dati più da fare. E i risultati sono lì da vedere.

Stiamo parlando di Bristol, città inglese di 550mila abitanti capoluogo dell'omonima contea, nel sud ovest dell'Inghilterra. Qui è stato lanciato, venerdì scorso, il Bristol Pound, primo attesissimo esperimento di «moneta locale su larga scala» (sembra un ossimoro, ma ossimoro non è). Un progetto ideato nel 2011 dalla Bristol Pound CIC (Community Interest Company) una start up a scopo sociale, il cui «lancio» previsto per maggio 2013 è stato anticipato di 8 mesi a seguito di un boom di adesioni da parte di cittadini e forze politiche locali.

Le «sterline di Bristol» sono banconote colorate stile Monopoli (il design è stato creato con un concorso aperto alla cittadinanza, conclusosi a febbraio scorso) con tagli da 1, 2, 5, 10 e 20 unità, ancorate alla sterlina con cambio 1 a 1. Per il momento è possibile utilizzarle in un circuito di 300 negozi, ma gli organizzatori si prefiggono di raggiungere quota un migliaio in 12 mesi. Ecco come il creatore di bristolpound.org racconta il progetto:

 

 

 

Oltre a essere, come recita il sito, «la prima valuta locale su larga scala realizzata in Inghilterra», il Bristol Pound è anche la prima valuta «ad avere account elettronici gestiti da un'istituzione finanziaria (la Bristol Credit Union, ndr.)» e, in Inghilterra, la prima che può essere utilizzata per pagare alcune tasse locali. Le nuove sterline possono essere spese in qualsiasi negozio associato in forma cartacea, oppure tramite un semplice sms da telefono cellulare. Il compratore non deve fare altro che aprire un conto presso la Bristol Credit Union, attraverso un modulo online (costo zero), fare un primo versamento (sconto del 5% sul tasso di cambio) e ritirare i propri BP negli appositi Access Points. Che poi sarebbero la sede della Credit Union, gli uffici della compagnia nautica locale, un hotel, un centro benessere e un paio di bar del centro. In questi punti è possibile cambiare sterline e Bristol pounds ad un exchange rate di 1 a1, e convertire le banconote in denaro elettronico (ma solo per i negozianti, o «accettatori», non per i semplici fruitori).

La mappa dei punti dove è possibile spendere i Bristol Pounds (l'immagine qua sotto) è qualcosa di impressionante per chiunque si sia interessato alla diffusione di “fenomeni” analoghi in altre città-pilota.

Bristol Pound 

E in Italia come siamo messi, invece, a valute alternative? L'esperimento più famoso su scala (macro) locale è il Sardex – qui il link al sito – un circuito creato da un gruppo di informatici che riunisce oltre 600 attività commerciali sparse per la Sardegna. Anche se di moneta vera e propria non si può parlare, perché non è mai stata stampata: i Sardex sono crediti acquistabili online e utilizzabili per scambiare con gli altri membri della rete beni e servizi. Dai 350mila crediti scambiati nel 2010 si è passati a 1,2 milioni nel 2011. Alla faccia della crisi.

E proprio la crisi è l'origine del successo tutto italiano di un'altra moneta (questa, sì, di carta vera e propria), lo Scec, acronimo per «solidarietà che cammina». Nato a Napoli nel 2008, è il primo esperimento di moneta complementare su scala nazionale realizzato nel Belpaese, l'arma segreta che, nel programma elettorale di Pizzarotti, pag. 15, «permetterà di promuovere un nuovo tipo di economia, basata su buoni sconto negli scambi commerciali tra azienda-azienda (quindi aziende agricole ma non solo) e aziende-cittadini». Lo scopo: «trattenere la ricchezza sul territorio e favorire la filiera locale».

Anche lo Scec, come la sterlina di Bristol, è una banconota stile Monopoli, con tagli che vanno da 0,50 a 50: la differenza è che funziona come un buono sconto ancorato all'euro (con un cambio di 1:1) non convertibile. «Non è una vera e propria moneta, ma uno strumento per creare rete tra i consumatori e le aziende locali, e trattenere sul territorio la ricchezza evitando il drenaggio finanziario della grande distribuzione», spiega Pierluigi Paoletti, presidente di Arcipelago Scec, l’associazione che si occupa dell'emissione dei buoni e che conta ormai 16.500 iscritti in tutt'Italia (un vero e proprio boom, complice la crisi e l'interessamento dei grillini).

A Parma, Paoletti è stato contattato dallo staff di Pizzarotti a ridosso del ballottaggio come possibile consulente (a titolo gratuito) alla pianificazione delle attività produttive. In città esiste già un Punto Scec, dove è possibile iscriversi all'associazione come fruitori (gratuitamente, tramite il sito www.scecservice.org) e ritirare i primi 100 buoni cartacei. «Parma è un laboratorio dei più interessanti, non certo l'unico», spiega Paoletti: in Italia circolano, a oggi, 1,5 milioni in Scec, a cui sono agganciati (con una percentuale media del 20%) circa 5 milioni di euro. «E sono già oltre 2500 le aziende che sono entrate a far parte del circuito».

Da Nord a Sud, la moneta complementare interessa i soggetti più diversi (dalle Asl alle mense scolastiche, dai servizi sociali al diritto allo studio; a Crotone un'azienda eolica ha effettuato ad aprile scorso il primo aumento di capitale in Scec nella storia della moneta; a Roma una compagnia elettrica starebbe progettando di scontare in Scec le bollette della luce nel IV municipio). In giro si vedono già le prime imitazioni, più o meno credibili. A Busto Arsizio (VA) l'amministrazione comunale ha lanciato di recente l'idea di un «Bustex» sul modello sardo. A Varese un consigliere comunale ha proposto di introdurre in città il «Bosino». E come dimenticare l'assessore di Regione Lombardia Andrea Gibelli, con la sua battaglia (ormai dura da mesi) per una «moneta locale lombarda a sostegno della piccola e media impresa». Insomma qualche cavolata, tanti bei progetti, qualche idea concreta davvero originale. Il problema poi, dalle nostre parti, è sempre lo stesso. Quagliare.  

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