Ecco chi ha inventato le risate finte in televisione

Accompagnano gli spettacoli e i telefilm, e le hanno sentite tutti. Sono le risate finte. Nascono negli anni cinquanta per accompagnare gli show americani, e hanno una storia sconosciuta e straordinaria. La racconta un articolo sul numero 10 di agosto/settembre di Rivista Studio, che ripubblichia...

Monna Lisa Smile
26 Ottobre Ott 2012 1131 26 ottobre 2012 26 Ottobre 2012 - 11:31
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Monna Lisa

Charles Rolland Douglass faceva ridere tutti. Sul serio. Non che fosse una persona particolarmente spassosa – se ne sa poco e quel poco non è esilarante – ma è a lui che dobbiamo molte delle risate che abbiamo fatto o sentito fare. Douglass, infatti, è l’inventore della Laff Box, lo strumento con cui per decenni i network televisivi hanno aggiunto risate e applausi registrati ai loro show. La tecnologia aveva l’obiettivo di risolvere un problema vecchio come il concetto di spettacolo: il rapporto tra palco e platea. Già ai tempi di Shakespeare le mancate risa e applausi del pubblico venivano sofferti da autori e produttori. Alcuni teatri londinesi utilizzavano degli “scaldapubblico” per guidare il pubblico tra i momenti divertenti come delle strane prefiche al contrario.

Durante il Novecento, i nuovi mass media resero tutto più complicato poiché il palco divenne lo studio radiotelevisivo e la platea si fece impalpabile e personale (uno schermo, un pubblico), diffusa su tutto il Paese e poi il mondo intero. Hai voglia a disseminare scaldapubblico in ogni tinello della nazione. Serviva qualcos’altro, un’idea nuova. Il problema si poneva con intensità inedita nel caso della televisione, nuovo giocattolo mondiale che stava cambiando usi e costumi delle famiglie. Qui i programmi comici cominciarono a conoscere i famigerati “tempi televisivi” e a cozzare con il formato live. Il pubblico, infatti, spesso rideva troppo o troppo poco, scompostamente, costringendo gli attori a modificare il ritmo delle battute, ad assecondare il riso con qualche secondo di silenzio, allungando gli show e rovinando il ritmo narrativo. E poi gli errori: ogni nuova prova prevedeva la ripetizione delle stesse battute, che dopo qualche take consumavano la loro carica comica, strappando risate sempre più a denti stretti. Un dramma, quest’ultimo, soprattutto per gli autori che vedevano la battuta più forte dell’intera stagione “bruciata” da una risatina strappata con le tenaglie, e solo perché gli attori l’avevano dovuto provare molte volte.

È in questo momento di panico e scontro tra tradizione e nuovi media che entra in scena Charles Douglass, giovane ingegnere che aveva trascorso la Seconda guerra mondiale a progettare radar per la Marina militare Usa, prima di essere assunto come tecnico del suono dal network Cbs. Da smanettone tuttofare, inventò e divenne maestro di una nuova tecnica detta sweetening (addolcimento), con cui riuscì a regolare le reazioni dal pubblico. Cominciò con registrazioni live, che aveva appunto il compito di addolcire, sistemando il volume o sfumandone il chiasso. Solo in seguito arrivò a “creare” risate dal nulla con la sua Laff Box. Fu l’inizio di una piccola rivoluzione e di un business che l’ingegnere statunitense dominò per decenni, creando un vero e proprio monopolio della laugh track.

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